151

Il fallimento democratico della Gran Bretagna

CAMBRIDGE – La reale follia del voto del Regno Unito per uscire dall’Unione europea non è stata il fatto che i leader britannici abbiano osato chiedere al proprio popolo di soppesare i vantaggi dell’adesione all’Ue rispetto alle pressioni sull’immigrazione che essa comporta, quanto piuttosto  l’assurda facilità con cui è stato possibile scegliere, ossia solo con una maggioranza semplice. Considerata l’affluenza alle urne del 70%, ciò ha significato che la campagna del Leave ha vinto con il sostegno di appena il 36% degli aventi diritto al voto.

Questa non è democrazia, è una roulette russa per la repubblica. È stata presa una decisione dalle conseguenze enormi – che vanno ben oltre il fatto di modificare la costituzione del paese (ovviamente, il Regno Unito non dispone di una costituzione scritta) – senza valutare i dovuti pro e contro.

Il voto dovrà essere ripetuto dopo un anno per essere certo? No. La maggioranza nel Parlamento deve sostenere la Brexit? Apparentemente no. La popolazione del Regno Unito sapeva davvero cosa stava votando? Assolutamente no. Di fatto, nessuno ha idea di quali siano le conseguenze, né per il Regno Unito nel sistema commerciale globale, né sulla stabilità politica domestica. Temo non si prospetti una bella situazione.

Badate bene, i cittadini dell’Occidente sono fortunati a vivere in un’epoca di pace: le circostanze e le priorità possono essere modificate con i processi democratici invece che con le guerre civili e i conflitti con altri paesi. Ma cos’è esattamente un processo democratico equo per prendere decisioni irreversibili che definiscono una nazione? È davvero sufficiente ottenere il 52% dei voti per divorziare dall’Ue in un giorno di pioggia?