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Dalle bolle ai ponti

LONDRA – Quando si apre la stagione delle assemblee annuali per le società ad azionariato diffuso si riscontra sempre lo stesso problema: la mancanza di un vero dialogo tra i dirigenti aziendali e il pubblico in generale. Al posto di un vivace dibattito tra investitori, dirigenti, forza lavoro e comunità in senso largo, la conversazione sembra aver luogo in sedi diverse, con un gruppo che si riunisce nella sala del consiglio di amministrazione e un altro attorno al tavolo della cucina.

Vista dall’esterno, la sala di un consiglio di amministrazione è troppo spesso considerata come una specie di bolla dove persone senza volto prendono grandi decisioni che influenzano migliaia di vite. Queste stanze sono percepite come luoghi in cui vengono distribuiti grandi bonus agli alti dirigenti e dove gli scambi di favori e il clientelismo si rivelano più importanti del merito e del duro lavoro. Dal momento che la gente fuori dalla sala del cda chiede a gran voce a chi è all’interno di rendere conto del proprio operato, è importante per il successo a lungo termine di un’azienda aprire canali di comunicazione.

Questo cambiamento avverrà quando gli alti dirigenti capiranno che non possono più permettersi di ignorare le critiche con un atteggiamento di difesa del tipo “voi non potete capire”. Quando Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan Chase, disse che non pensava che la senatrice democratica Elizabeth Warren “potesse comprendere appieno il sistema bancario globale”, fece infuriare molte persone per l’arrogante condiscendenza dimostrata. Le sue parole hanno alimentato l’idea che gli amministratori delegati sono fuori portata e irraggiungibili, o incapaci di rispondere alle domande pressanti con sincerità. Anche Warren Buffett, uno degli investitori più rispettati d’America, ha sbagliato quando ha detto che la Warren “farebbe meglio se fosse meno arrabbiata e demonizzasse meno”.

In assenza di un vero dialogo su questioni come le differenze salariali, la responsabilità sociale delle imprese, la riservatezza dei dati e con una cultura dei bonus che non sembra offrire i giusti incentivi per il duro lavoro o penalizzare in modo adeguato i fallimenti, le preoccupazioni e la sfiducia non faranno che aumentare. La mancanza di trasparenza, l’assenza di chiarezza e la scarsità di risposte alimentano la percezione che le società sono troppo spesse impegnate in accordi sottobanco e non si può dare loro fiducia. La cosa peggiore è che questa incomunicabilità non dà a chi siede nel cda e a chi siede in cucina l’opportunità di comprendere che stanno parlando di problemi simili e che condividono lo stesso desiderio di trovare una soluzione ai problemi.