Thos Robinson/Getty Images for Weill Cornell Medicine

L’etica della lotta alla farmacoresistenza

GÖTEBORG – Nel 2014, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha denunciato che la farmacoresistenza – soprattutto quella agli antibiotici – rappresenta una minaccia sempre più temibile per la salute umana, la sicurezza alimentare e i “progressi della medicina moderna”. Lungi dall’essere una “fantasia apocalittica”, ha dichiarato l’Oms, un’era post antibiotici “è, al contrario, un’eventualità molto concreta per il ventunesimo secolo”.   

La farmacoresistenza mette a rischio l’efficacia del trattamento di un elenco sempre più lungo di patologie trasmissibili – dalle infezioni batteriche alle malattie virali e fungine. Quando le persone utilizzano irresponsabilmente gli antibiotici per combattere un comune raffreddore, o gli allevatori ricorrono agli antibiotici per migliorare la produttività del bestiame, o ancora gli stabilimenti farmaceutici rilasciano antibiotici nell’ambiente per tagliare i costi di produzione, i batteri che i farmaci dovrebbero uccidere diventano immuni. Più antibiotici vengono consumati e rilasciati, più rapidamente si sviluppa una resistenza che dà luogo a “superbatteri”, i quali mettono a repentaglio la salute umana, sia aumentando il rischio di vaste epidemie mortali sia compromettendo alcune terapie mediche, come quelle chirurgiche e oncologiche, che dipendono da antibiotici efficaci.      

Questa preoccupante realtà genera frustrazione tra gli operatori sanitari. Certamente, esistono delle soluzioni al problema della farmacoresistenza, tre delle quali sono limitare il consumo dei farmaci, migliorare la capacità di diagnosi e la sorveglianza delle malattie, e potenziare lo sviluppo clinico di nuovi farmaci. Inoltre, è stato dato l’avvio ad alcuni interventi coordinati nell’ambito del piano d’azione globale dell’Oms. Ma ogni soluzione ha una componente etica, e a distanza di quattro anni dall’analisi condotta dall’organizzazione, il piano d’azione etico per affrontare questa emergenza medica continua a essere pericolosamente vago.     

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