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Disciplinare la Sharing Economy

SINGAPORE – La capacità sempre maggiore delle persone di scambiarsi direttamente beni, servizi e lavoro, tramite piattaforme online, sta trasformando le modalità di funzionamento delle economie moderne. Ma al fine di garantire che l’incremento della “economia della condivisione” possa funzionare in modo efficiente e migliorare le condizioni di tutte le parti coinvolte, è necessaria una certa regolamentazione.

Oggi, le persone possono aggirare le molte imprese di servizi tradizionali. Possono condividere i trasporti, utilizzando Uber, Lyft, o RelayRides; fornire un alloggio tramite Airbnb; offrire faccende domestiche via TaskRabbit, Fiverr, o Mechanical Turk; e organizzare le proprie consegne di generi alimentari con Favor e Instacart. Allo stesso modo, piattaforme di raccolta fondi, come Kickstarter e Lending Club, consentono alle start-up di raccogliere sovvenzioni, prestiti o investimenti tra la popolazione in generale, piuttosto che affidarsi a un intermediario finanziario.

Tagliando fuori l’intermediario, queste piattaforme online responsabilizzano gli individui, riducono i costi di transazione, e creano un’economia più inclusiva. Ma la loro evoluzione è tutt’altro che semplice, e molti servizi di questo tipo richiederanno un’attenta regolamentazione per essere in grado di espandersi - come dimostrano in Europa le proteste e le sentenze dei tribunali contro Uber.

Una ragione per cui Uber e altri pionieri della sharing economy sono così dirompenti è che essi rappresentano una forma altamente efficiente di capitalismo peer-to-peer. Acquirenti e venditori possono concordare direttamente il prezzo di ogni transazione, e la reputazione dell’impresa dipende dai commenti trasparenti dei clienti, che generano una pressione continua verso il miglioramento delle prestazioni.