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Le virtù dell’austerità, ieri e oggi

PRINCETON – Le politiche britanniche di consolidamento fiscale recentemente annunciate dal Ministro delle Finanze, George Osborne, hanno scosso il pianeta. Osborne ha sostenuto che la Gran Bretagna era sull’orlo dell’abisso e che non c’era alcuna alternativa possibile alle sue politiche per salvare il paese da una grave crisi di fiducia.

Mentre paesi come la Grecia hanno avuto bisogno di essere colpiti in pieno da una crisi per intraprendere simili misure di aggiustamento, la Gran Bretagna si è mostrata prudente e attenta al proprio futuro. Se la Gran Bretagna, con un livello relativamente basso di debito pubblico rispetto al PIL (64,6%) è preoccupata, l’implicazione è che altri paesi dovrebbero essere molto più in ansia.

Tuttavia, ogni tentativo di intraprendere un drastico consolidamento fiscale riporta immediatamente alla memoria ricordi della Grande Depressione. Andrew Mellon, il Segretario del Tesoro statunitense di allora, proponeva di liquidare lavoratori, agricoltori, azioni e proprietà immobiliare in modo tale da “purgare il sistema dal marcio”. In Gran Bretagna, al tempo, Philip Snowden, un piccolo uomo dal volto stretto e smunto che aveva bisogno di un bastone per camminare, sembrava voler ridisegnare l’economia britannica a sua immagine e somiglianza.

Date queste analogie storiche, numerosi commentatori Keynesiani di peso hanno lanciato l’allarme, facendo notare che il mondo si sta preparando a ripetere tutti i disastri causati dalle politiche fiscali deleterie degli anni ‘30. Ma questa interpretazione della Grande Depressione, per quanto comune, è imprecisa.