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Il peculiare conservatorismo fiscale americano

WASHINGTON, DC – Nella maggior parte dei paesi del mondo essere "conservatori fiscali" significa avere molto a cuore i temi del disavanzo e del debito, e metterli sempre in cima all'agenda politica. Oggi, in molti paesi dell'Eurozona, i "conservatori fiscali" rappresentano un gruppo potente che spinge per incrementare le entrate statali, mantenendo la spesa sotto controllo. Persino in Gran Bretagna i leader conservatori si sono recentemente detti pronti ad aumentare le tasse e a cercare di contenere la spesa futura.

Gli Stati Uniti seguono una linea diversa al riguardo. I leader politici americani che scelgono di definirsi "conservatori fiscali", come Paul Ryan, candidato alla vicepresidenza a fianco di Mitt Romney, in corsa per la presidenza alle prossime elezioni, pensano più a ridurre le tasse, a prescindere dagli effetti che ciò potrebbe avere sul disavanzo federale e sul totale del debito insoluto. Perché i conservatori fiscali americani si preoccupano così poco del debito pubblico rispetto ai loro colleghi di altri Paesi?

Le cose non sono sempre andate così. Nel 1960, ad esempio, i consiglieri del Presidente Dwight D. Eisenhower suggerirono a quest'ultimo di ridurre le tasse per spianare la strada all'elezione di Richard Nixon, suo vice, alla presidenza. Eisenhower ignorò il consiglio, un po' perché non nutriva particolare simpatia e fiducia nei confronti di Nixon, ma soprattutto perché riteneva importante consegnare al successore un bilancio quasi in pareggio.

Il quadro della politica macroeconomica statunitense mutò drasticamente con la crisi monetaria internazionale del 1971. Gli Stati Uniti non furono più in grado di mantenere un rapporto di cambio fisso tra il dollaro e l'oro, che era il pilastro del sistema definito alla conferenza di Bretton Woods nel dopoguerra. L'accordo naufragò perché gli Stati Uniti non accettarono di inasprire la politica monetaria né di adottare una politica fiscale più restrittiva: per il presidente Nixon era, chiaramente, più importante accontentare l'elettorato piuttosto che mantenere un sistema globale di cambi fissi.