Nigerian women Chris Hondros/Getty Images

Migliorare la salute delle donne africane attraverso l’inclusione finanziaria

ACCRA – Alla fine del mese di ottobre, l’ufficio regionale per l’Africa dell’Organizzazione mondiale della sanità ha siglato un accordo con l’Unione internazionale delle comunicazioni (Itu) delle Nazioni Unite. L’obiettivo primario di quest’insolita partnership è incoraggiare l’impiego dei servizi digitali “per salvare vite umane e migliorare la salute delle persone”, ma forse il suo tratto più innovativo è la volontà di combinare strategie di inclusione finanziaria con prestazioni sanitarie moderne.  

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L’inclusione finanziaria è una soluzione collaudata per migliorare la salute delle persone, soprattutto delle donne nei paesi in via di sviluppo. Le donne che hanno facilità di accesso a conti bancari o sistemi di trasferimento di denaro tendono a investire di più nella propria impresa e nella famiglia e, a loro volta, hanno una vita più sana e soddisfacente.

Eppure, molto spesso le iniziative come quella sancita ad ottobre si concentrano solamente su uno dei due aspetti – sanità digitale o prodotti finanziari, ad esempio quelli assicurativi. E dato che la capacità degli africani di guadagnare e risparmiare denaro può fare la differenza tra una buona assistenza e nessuna assistenza, ciò rappresenta un’opportunità perduta per aiutare i pazienti a rendere più resilienti le loro comunità.

Per le donne africane il costo di questa scelta è sproporzionatamente elevato. In Nigeria, ad esempio, 400.000 donne soffrono di fistola ostetrica, una patologia invalidante spesso causata da complicanze associate al parto. In Tanzania, circa 8.000 donne muoiono ogni anno durante la gravidanza o il parto e, nella maggior parte dei casi, la loro morte potrebbe essere evitata. In tutto il continente, l’aspettativa di vita delle donne alla nascita è di appena 58 anni, mentre nei paesi sviluppati è di oltre 80 anni.   

Qualche progresso per stabilire un collegamento tra soluzioni per migliorare la salute delle donne e inclusione finanziaria si sta facendo. In occasione di una recente conferenza tenutasi a Dar es Salaam, esperti di servizi tecnologici e finanziari si sono riuniti con investitori, filantropi ed esperti di sviluppo per capire come mettere la finanza al servizio delle donne africane. Grazie a questi programmi, gli esperti di sviluppo possono promuovere le soluzioni digitali come un mezzo di responsabilizzazione sociale ed economica.

Purtroppo, forme di collaborazione come l’accordo firmato nell’ottobre scorso rappresentano l’eccezione più che la regola. Banche, regolatori, ministeri delle finanze e società di telecomunicazioni si riuniscono spesso per discutere di inclusione finanziaria senza però invitare la comunità sanitaria locale e globale. Se vogliamo costruire piattaforme più inclusive per i pazienti e i clienti africani, questa modalità deve cambiare. 

Il primo passo è individuare le opportunità mancate. Una di esse deriva dalla disparità di strategie per portare i servizi finanziari e l’assistenza sanitaria digitale nelle zone rurali dell’Africa. Al momento, banche e operatori di telefonia mobile stanno lavorando per estendere i propri servizi bancari digitali a clienti privi o con uno scarso accesso ai servizi finanziari. Allo stesso tempo, operatori sociosanitari si stanno impegnando in queste regioni per prevenire, trattare e deferire pazienti agli ambulatori. Riuscire a combinare queste due tipologie d’intervento è fortemente auspicabile poiché si tratta di iniziative perlopiù basate sulla fiducia.      

Attraverso reti precostituite, gli operatori sociosanitari potrebbero arricchire la propria offerta sanitaria elettronica con prodotti finanziari, come i sistemi di trasferimento di denaro tramite apparato mobile. Integrare la gestione delle malattie e l’accesso alle informazioni sanitarie digitali con una maggiore accessibilità finanziaria darebbe adito a sinergie naturali. Anche se qualcuno teme che accrescere le responsabilità degli operatori sociosanitari possa incidere  negativamente sulla qualità dell’assistenza sanitaria, un approccio frammentato alla prosperità può rivelarsi ancora più dannoso.  

Una volta individuate delle possibilità di espansione, bisognerà affrontare una serie di altre questioni prima di poter ampliare i programmi sanitari e d’inclusione finanziaria per le donne. Innanzitutto, l’assenza di dati ripartiti per sesso rende difficile formulare politiche basate sulla qualità sanitaria e sulle necessità finanziarie. Sebbene alcuni paesi, tra cui il Burundi e il Senegal, stiano lavorando per migliorare la raccolta di dati specifici per genere, serve uno sforzo più ampio e coordinato.   

Un’altra sfida sarà aumentare l’alfabetizzazione finanziaria della regione. La capacità di comprendere e svolgere operazioni di finanza personale è l’anello più debole nel processo di trasformazione delle opportunità delle donne attraverso l’inclusione finanziaria. Inoltre, l’alfabetizzazione finanziaria è un prerequisito per il lancio di iniziative di finanziamento, come i programmi che sostengono le piccole e micro-imprese gestite da donne.

Se i livelli di alfabetizzazione finanziaria vengono migliorati, le donne potranno accedere a risorse quali terra e credito, cioè strumenti che aprono le porte allo sviluppo imprenditoriale, alla mobilità sociale e alla crescita personale. Sono stati compiuti dei passi avanti nel garantire pari opportunità a tutti, ma ora questi progressi vanno mantenuti e alimentati.

L’accordo tra l’Oms e l’Itu contribuirà a promuovere la creazione di ricchezza in zone dell’Africa dove l’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi finanziari è carente. Per mantenere questo impulso serve un impegno più sostenuto, soprattutto da parte della comunità sanitaria globale; tuttavia, a prescindere da come i governi africani porteranno avanti la digitalizzazione dei servizi sanitari e finanziari, i bisogni delle donne dovranno rimanere al centro di qualsiasi soluzione adottata.

Traduzione di Federica Frasca

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