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Un mondo di convergenza

WASHINGTON– Per quasi due secoli, sin dal 1800, la storia dell’economia globale è stata per lo più centrata sulla divergenza del reddito medio. In termini relativi, i paesi ricchi sono diventati sempre più ricchi e, sebbene si sia sempre registrata una crescita anche nei paesi poveri, si è comunque sempre trattato di una crescita più lenta rispetto a quella dei paesi ricchi. Inoltre, anche la differenza di prosperità tra paesi ricchi e poveri ha continuato ad aumentare.

Questa “divergenza” era particolarmente marcata nel periodo coloniale. Negli anni ’40 è invece leggermente diminuita, ma è solo intorno agli anni ’90 che si è osservato un trend del tutto nuovo, ovvero una convergenza tra i redditi medi dei paesi ricchi ed il resto del mondo. Dal 1990 al 2010, il reddito medio pro capite nei paesi emergenti ed in via di sviluppo è cresciuto con una velocità pari a circa tre volte quella del reddito medio in Europa, nell’America settentrionale e in Giappone, rispetto ai tassi di crescita più bassi, o al massimo, equivalenti, mantenuti per circa due secoli.

Si tratta quindi di un cambiamento rivoluzionario. Ma questo trend, che va avanti ormai da vent’anni, continuerà? La convergenza seguirà a essere così rapida, o si tratterà infine solo di una fase temporanea della storia dell’economia mondiale?

Le previsioni a lungo termine basate sui trend a breve termine si sono spesso rivelate errate. Alla fine degli anni ’50, dopo il lancio da parte dell’Unione Sovietica del primo veicolo spaziale, alcuni illustri economisti occidentali predissero che, dopo pochi decenni, il reddito dell’Unione Sovietica avrebbe superato quello statunitense. In effetti, l’Unione Sovietica aveva fatto un investimento pari a circa il 40% del suo PIL, ovvero il doppio rispetto alla percentuale dell’Occidente.