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Un Contagio di Cattive Idee

NEW YORK – La Grande Recessione del 2008 si è trasformata nella Recessione Nordatlantica: sono principalmente l’Europa e gli Stati Uniti che si sono impantanati in modesti tassi di crescita ed alti livelli di disoccupazione, non i più importanti mercati emergenti. E sono l’Europa e gli Stati Uniti che stanno marciando, da soli ed insieme, verso l’epilogo di una grande debacle. L’esplosione di una bolla ha portato ad un massiccio stimolo Keynesiano che ha evitato una recessione molto più grave, ma che ha anche alimentato i considerevoli deficit di bilancio. La risposta – massicci tagli alla spesa - garantisce che i livelli di disoccupazione inaccettabilmente alti (un’enorme perdita di risorse ed un eccesso di sofferenze) continueranno, forse per anni.

L’Unione Europea si è finalmente impegnata ad aiutare finanziariamente i propri membri in difficoltà. Non aveva scelta: con la minaccia di diffusione della turbolenza finanziaria dai paesi piccoli come la Grecia e l’Irlanda verso quelli più grandi come l’Italia e la Spagna, la sopravvivenza stessa dell’euro era in crescente pericolo. I leader europei hanno riconosciuto che i debiti dei paesi in difficoltà sarebbero diventati ingestibili a meno che le loro economie fossero in grado di crescere, e che senza assistenza non sarebbe stato possibile realizzare la crescita.

Ma, anche se i leader europei hanno promesso aiuti imminenti, hanno allo stesso tempo riscommesso sull’idea che i paesi non in crisi debbano tagliare la spesa. La conseguente austerità frenerà la crescita dell’Europa e quindi quella dei paesi membri maggiormente sotto stress: dopotutto, niente aiuterebbe la Grecia più di un’intensa crescita dei suoi partner commerciali. E una crescita modesta colpirà le entrate da tassazioni, minando l’obiettivo proclamato di consolidamento fiscale.

I dibattiti circa la crisi hanno dimostrato quanto poco fosse stato fatto per ristrutturare le basi economiche. La veemente opposizione della Banca Centrale Europea a quanto è essenziale per tutte le economie capitaliste –la ristrutturazione del debito di enti in fallimento o insolventi- è la prova della continua fragilità del sistema bancario occidentale.