Friday, September 19, 2014
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Perché i modelli di risparmio sono così diversi?

PECHINO – Da quando, all’inizio degli Anni Novanta, è cominciata l’integrazione dei mercati emergenti nell’economia globale si sono delineate tre tendenze piuttosto singolari: una divergenza nell’andamento dei risparmi privati tra il centro industrializzato e la periferia emergente, che nel primo caso hanno registrato una netta impennata, nel secondo un declino costante; profondi squilibri globali tra le due aree; e un calo dei tassi di interesse in tutto il mondo. Se da un lato, però, gli squilibri internazionali hanno suscitato la preoccupazione di un folto gruppo di osservatori, dall’altro debole è stato il tentativo di spiegare le differenze di comportamento del risparmio mondiale.

Nel 1988, il tasso di risparmio delle famiglie era orientativamente pari al 5% sia in Cina che negli Stati Uniti. Nel 2007, però, quello cinese ha raggiunto uno strabiliante 30%, mentre quello statunitense è rimasto al 2,5%. Negli ultimi due decenni non è stato infrequente riscontrare altrove tale schema nel rapporto tra paesi industrializzati e mercati emergenti (Figura 1).

Il comportamento del risparmio reagisce regolarmente alle variazioni dei tassi d'interesse, che nell'ultimo ventennio sono scesi a un ritmo costante fino ai livelli record di oggi. Ma come è possibile che i modelli di risparmio siano così diversi, anzi spesso opposti, in economie globalizzate ben integrate nei mercati finanziari mondiali?

Una possibile risposta è che i mercati del credito sono più sviluppati nelle economie avanzate che nei paesi emergenti, in particolare per quanto riguarda la capacità di accesso al credito da parte delle famiglie. Naturalmente, si potrebbe sostenere che la parsimonia asiatica e lo sperpero americano si limitano a riflettere domande di credito asimmetriche: gli asiatici sono per natura più restii a indebitarsi. In tal caso, però, le grandi differenze a livello di indebitamento delle famiglie (Figura 2) - che vanno dal 25% del PIL nei paesi emergenti dell'Asia (Sud-Est asiatico, Cina, India, Hong Kong e Corea del Sud) a oltre il 90% negli Stati Uniti e in altre economie anglosassoni (tra cui Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda e Regno Unito) - rifletterebbero solo una differenza di gusti.

Una spiegazione più plausibile è che le differenze istituzionali in merito alla capacità di accedere al credito dettano, entro un certo limite, la disparità dei tassi di risparmio tra i vari Paesi. Il ragionamento è semplice: tutte le economie hanno sia mutuatari che risparmiatori, e le variazioni del costo del denaro (o del rendimento dei risparmi) li riguardano in modo diverso. Quando i tassi d'interesse calano, i mutuatari possono indebitarsi di più. D'altro canto, i risparmiatori possono vedersi costretti a risparmiare ancora di più a fronte di una contrazione del reddito da interessi.

A livello macro, un'economia con meno restrizioni al credito, cioè con un ampio numero di debitori effettivi, potrebbe fra l’altro sperimentare un calo del tasso di risparmio in concomitanza con l'aumento dell’indebitamento. Tuttavia, in un paese con una cospicua massa di risparmiatori efficaci, il tasso di risparmio è soggetto a salire, anziché diminuire. Questa asimmetria nei modelli di risparmio potrebbe, dunque, riflettere il semplice fatto che le economie con restrizioni al credito sono meno sensibili agli abbassamenti del costo del denaro rispetto a quelle meno vincolate.

Una ricerca condotta in collaborazione con Nicolas Coeurdacier e Stéphane Guibaud, dimostra come questa tesi sia supportata da una serie di dati economici. Mutuatari e risparmiatori sono naturalmente divisi per fasce di età. In genere, i giovani hanno redditi da salario corrente bassi, ma una prospettiva di aumento più rapido del reddito, e idealmente impegnano i guadagni futuri per incrementare i consumi presenti e investire nella formazione. Le persone di mezza età, prossime alla pensione, sono i risparmiatori dell'economia. Se le restrizioni al credito asimmetrico sono davvero importanti, i giovani mutuatari e i risparmiatori di mezza età presenteranno modelli diversi in economie rispettivamente più e meno vincolate.

In realtà, in Cina e negli Stati Uniti, nel periodo 1992-2009 si è registrato un notevole contrasto a livello di comportamento del risparmio in base alla fascia d'età. Per i giovani americani, di età inferiore ai 25 anni, il tasso d’indebitamento ha superato di dieci punti percentuali quello dei giovani cinesi, mentre il tasso di risparmio della popolazione cinese in età lavorativa, ovvero tra i 35 e i 54 anni, è aumentato di circa 17 punti percentuali rispetto a quello della controparte americana.

Un'altra implicazione di questa visione è che il forte aumento del risparmio in Cina è in gran parte determinato da un aumento del tasso di risparmio della popolazione di mezza età, anziché da una  diminuzione del tasso d’indebitamento dei giovani. Di contro, il calo dei risparmi negli Stati Uniti è in gran parte dovuto a un maggior indebitamento dei giovani, invece che a un calo del tasso di risparmio della popolazione di mezza età.

Di fatto, dei 20,2 punti percentuali di incremento del risparmio aggregato delle famiglie come quota del Pil in Cina tra il 1992 e il 2009, oltre il 60% era rappresentato dalla coorte di mezza età, mentre il resto era in gran parte attribuibile agli anziani. Negli Stati Uniti, dove si è registrato un calo di 1,8 punti percentuali del risparmio aggregato come quota del Pil, il rapporto tra risparmio e Pil tra la popolazione giovane è sceso di 1,25 punti percentuali, mentre il dato relativo ai risparmiatori di mezza età è aumentato di circa 1,5 punti percentuali.

Oltre a rispondere della divergenza globale dei tassi di risparmio, le forti restrizioni al credito in Cina potrebbero spiegare gli elevati e crescenti tassi di risparmio, soprattutto perché il consistente aumento dei risparmi nazionali è perlopiù ascrivibile ai risparmi delle famiglie. Ciò significherebbe che il tentativo, molto pubblicizzato, della Cina di incoraggiare il consumo interno potrebbe in realtà richiedere adeguate riforme del mercato del credito.

Il concetto espresso da Ben Bernanke, presidente del comitato dei governatori della Federal Reserve americana, di "eccesso di risparmio globale" viene comunemente chiamato in causa per spiegare il calo dei tassi di interesse globali. Le restrizioni al credito delle economie in via di sviluppo, che sono in rapida crescita, potrebbero essere il motivo per cui tale saturazione si è manifestata in primo luogo.

Traduzione di Federica Frasca

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  1. CommentedScott Urban

    Moreover, large savings-investment gaps pre-1997/98 (Asia crisis) suggest that dissaving is not unprecedented in these economies, even relatively recently. (But it also means the author might better describe the 'savings glut' phenomenon as beginning in 1998 (not the "early 1990s"). Still, a great article. Thanks.

  2. CommentedAshis Kumar

    Interesting study Keyu ! Is the rationale valid for India as that for China? i.e. the savings rate of Indian working rate population increased with a decrease in interest income?

  3. CommentedMoritz G€d1g

    Savers save MORE if the interest rate is high and they save MORE if the interest rate is low.
    I do not disagree, but point out how simplistic the assumptions in some?most?all economic models and arguments are, because they usually assume that only higher interest rates increase saving. Obviously it depends on the state of the economy (outlook) and the government retirement program, both it's facts and trust in it's future.

  4. CommentedDaniel Gomes

    It's appalling how can a scholar do a comparative analysis of savings rates across different countries without taking into consideration the different levels of formal and informal social security nets, in particular concerning poverty, health, retirement and unemployment.

    Asia's export driven economy is sustained by two factors:
    - Currency devaluation to dump export prices
    - Policies promoting a continuous inflow of cheap labor to manufacturing hubs

    As everyone in Asia knows, the huge armies of exploited migrant workers who typically leave their families behind and are denied residence rights in the cities where they work, have one single goal when they migrate, to earn and save as much as possible and retire to their home town after their employers have extracted all the productivity they could and replaced them with cheaper newer more productive specimens.

    So of course their savings rates will be much higher.

    On the other hand countries who provide a reasonable level of social security will have much lesser need to save for a rainy day as to different extents, education, health, unemployment and retirement allow the citizens a much higher level of peace of mind , thus allowing them to save lesser for a rainy day.

    Also in most asian countries that I know, Singapore, Malaysia, China a significant percentage of the personal mandatory savings scheme managed by the government, must be allocated to housing expenses.

    Meaning that most people in these countries will withdraw their mandatory savings to buy a house instead of applying for credit, because otherwise those savings will evaporate with inflation as the intrest paid by the gov is way too low.

  5. CommentedRoss Clem

    Low interest rates may induce savers to save more to maintain income or to spend savings because the return on savings is so low there is no incentive to save.

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