Wednesday, September 17, 2014
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L’obiettivo dell’Ucraina

KIEV – La politica e lo sport formano spesso un mix esplosivo, come dimostra la controversia che ora ruota attorno ai Campionati europei di calcio 2012, co-ospitato dall’Ucraina e dalla Polonia. La cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e altri leader dell’Unione europea hanno affermato che boicotteranno le partite che si terranno in Ucraina, a causa dell’incarcerazione dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko e di altri politici all’opposizione.

Perché, a due decenni dalla fine del comunismo e dall’indipendenza dell’Ucraina, il Paese resta impantanato nel torpore economico e in una politica autoritaria che suscita una tale ira in Europa? Quando un Paese come l’Ucraina si sviluppa lentamente e resta povero, non è a causa di un disastro naturale o per la limitata disponibilità delle risorse. La colpa è delle pessime politiche perseguite dai pessimi governi.

Contrariamente a quanto pensano molti economisti occidentali, i peggiori fallimenti economici non sono il risultato di mercati liberi andati in tilt, ma dell’eccessiva concentrazione di potere politico. Per assicurarsi contro le peggiori catastrofi umane ed economiche, devono essere introdotti dei limiti al potere politico e deve essere posto in essere un sistema di controlli e contrappesi.

La divergenza di crescita economica nel lungo periodo tra i Paesi co-ospitanti degli Europei 2012 ne è la prova. Il Pil della Polonia è quasi raddoppiato negli ultimi 20 anni, mentre l’Ucraina mantiene a malapena il livello di produzione registrato durante l’ultimo anno di socialismo. In generale, i Paesi dell’Europa centrale e orientale hanno registrato performance economiche migliori rispetto ai Paesi dell’ex Unione Sovietica (ad eccezione degli Stati baltici).

La crescita economica non riguarda solo la qualità della vita, ma anche la quantità. I tassi di mortalità infantile hanno evidenziato un calo in tutti i Paesi dell’Europa centrale negli ultimi 20 anni, soprattutto in Polonia, dove il tasso è sceso da 17 per 10.000 nati vivi a sette. Nella Repubblica ceca e in Slovenia, l’aspettativa di vita è aumentata da 71 a 77, simile a quella di altri Paesi dell’Europa centrale.

In Ucraina, invece, i tassi di mortalità relativi ai bambini sotto i cinque anni sono scesi solo leggermente, passando da 25 per 10.000 nati vivi a 24, mentre l’aspettativa di vita è calata da 70 anni a 68. La stessa stagnazione vale per la Russia.

I dati nel post-comunismo dimostrano che i Paesi che hanno conseguito con maggiore successo delle riforme sono anche i più democratici – anzi, democratici come altri Paesi dell’Occidente. I peggiori risultati economici nella regione sono stati riscontrati in quei Paesi che si sono scostati dalla democrazia.

La democrazia non è una panacea, ma i regimi non democratici solitamente perseguono politiche economiche peggiori rispetto ai governi democratici. I primi si avvalgono di regole predatorie e imprevedibili che danno vita a un ambiente economico negativo.

Un altro pericolo è la pesante tassazione. Le tasse ufficiali sono elevate quanto la spesa è elevata. Quando la spesa è elevata, è solitamente la spesa sociale la più bersagliata, quindi solo una piccola parte di poveri ne trae reale beneficio. Inoltre, alla tassazione ufficiale vanno aggiunte le tangenti. La maggior parte delle imprese è così colpita da una pesante tassazione di vario genere – talmente pesante che l’economia non riesce a crescere, come nel caso dell’Ucraina.

Inoltre, la tutela ineguale dei diritti di proprietà – il capitalismo clientelare – implica che un piccolo numero di uomini d’affari è politicamente avvantaggiato. Pagano meno tasse e i loro competitor sono soggetti a raid da parte delle autorità. Dal momento che lo Stato usa il proprio sistema per scoraggiare la concorrenza – sia in modo informale, mediante l’applicazione arbitraria dei diritti di proprietà, sia in modo formale, mediante restrizioni commerciali – il capitalismo clientelare non è solo ingiusto, ma anche inefficiente. I singoli uomini d’affari ce la fanno, ma l’economia no. Senza concorrenza, il capitalismo funziona solo leggermente meglio rispetto a quanto non abbia fatto il socialismo.

Un ingrediente chiave del successo registrato dalla Polonia negli ultimi 20 anni è stata la netta separazione, sin dall’inizio della transizione post-comunista, tra politica e imprenditoria. C’erano regole uniformi e uguale protezione per tutti. La Polonia ha introdotto una massiccia concorrenza smantellando i monopoli e aprendo la propria economia al mondo.

Inoltre, la Polonia ha evitato i boom estremi e le profonde recessioni che seguono. La maggior parte dei boom è il risultato delle errate politiche monetarie e fiscali. Questo vale ad esempio per la recente sequenza di boom-bust avvenuta in Spagna, Irlanda, Stati Uniti, Regno Unito, Bulgaria e Paesi Baltici, tra gli altri. Anche in Ucraina, una forte fase di espansione nel 2004-2007 è stata seguita da una contrazione quasi pari al 15% del Pil nel 2009 – un risultato diretto delle politiche domestiche.

I dati relativi all’Ucraina degli ultimi 20 anni dimostrano che non basta abolire il socialismo. La vera sfida è costruire un capitalismo basato sulle regole e sul mercato libero. E per farlo, una società civile energica deve chiedere di mettere fine al capitalismo clientelare. I cittadini dell’Ucraina possono decidere se assomigliare ai vicini dell’Europa centrale o consentire alle numerose distorsioni economiche dovute alle pessime politiche di persistere, nel quale caso resteranno indietro.

Traduzione di Simona Polverino

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  1. CommentedJan Chudzynski

    Exactly 23 years ago, on 4th of June 1989, first post-commust general elections were held in Poland. Without any loss of unbiasedness of my comment, I claim that Mr Balcerowicz's supposed 'clear separation, from the very beginning of the post-communist transition, between politics and business' as a key ingredient of the growth of Polish GDP ( one of three dimension of the success mentioned in the article ) is a rather exotic opinion. To let my critique go beyond 'some people say' (or think) argument, I hereby provide you with one of the most emblematic examples of the existence of a considerable area where business and big politics indeed overlap. This, in my opinion, is still the case even 23 years after the transition process commenced. As his copatriot, I am worried by Balcerowicz being so eager to execute PR actions. He is not a right person to do it and project syndicate neither is the adequate agora.

    Poland gripped by 'bribery' row
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/2907087.stm

  2. CommentedFrank O'Callaghan

    A key question is: can any of the pure systems be democratic? Pure socialism becomes authoritarian and pure capitalism becomes Fascist. The mixed model of many of the Nordic countries has generated the best outcome in aggregate.
    There is a danger in reacting too strongly to the past system and not recognizing the danger of the diametrically opposite one.
    Democracy is not a panacea but it is the best we have. We need more democracy not only for the quality of life it generates but for the economic benefit in the long term.

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