Wednesday, July 30, 2014
Exit from comment view mode. Click to hide this space
0

Tre modi per salvare l’Eurozona

BRUXELLES – Le tranche di aiuti alla Grecia detonano da quest’estate un allarmante processo di frammentazione dell’Eurozona. La gravità di tale situazione è, infatti, evidenziata da numerosi indicatori.

Innanzitutto, lo spread tra il tasso applicato ai prestiti interbancari e il tasso “rischio-zero” è in costante rialzo da luglio. Gli istituti finanziari dotati di liquidità preferiscono depositare i contanti presso la Banca centrale europea, che ha dovuto ricominciare a concedere prestiti alle banche. La stessa cosa è accaduta nella crisi del 2007-2008, anche se questa volta il cambiamento è meno drastico ed è confinato all’Eurozona. A Londra e New York, il mercato interbancario è ancora attivo, anche se la situazione non è del tutto rassicurante.

In secondo luogo, le banche oltrefrontiera stanno applicando tassi di interesse più alti alle aziende del Sud Europa rispetto alle aziende del Nord Europa, e ciò non fa che peggiorare la situazione delle economie afflitte dalla crisi. Tale scenario frammenta il mercato presumibilmente unificato dell’Europa. Anzi, invece di combattere questo trend, gli enti di vigilanza del Nord Europa lo stanno amplificando limitando l’esposizione degli istituti finanziari verso le banche del Sud Europa.

In terzo luogo, gli investitori internazionali non considerano più i titoli di Stato del Sud Europa nella stessa asset class di quelli del Nord Europa. Non si tratta solo del rischio di prezzo, che è facilmente reversibile; segna altresì un profondo cambio di rotta. Se questo tipo di approccio creditizio nei confronti dei Paesi del Sud continuerà, a soffrirne sarà il grado di solvibilità e la ripresa economica di questi Paesi.

La decisione delle autorità dell’area euro di riformare la sorveglianza di governi e banche e di incentivare il fondo salva-Stati, European Financial Stability Facility (Efsf), è ben accetta, ma purtroppo solo parziale. Oltre a spegnere l’incendio, è di fondamentale importanza costruire un’unione monetaria più robusta.

La scricchiolante frammentazione dell’Eurozona è soprattutto il risultato della reciproca dipendenza tra banche e governi. Nell’Eurozona, le banche sono vulnerabili alle crisi di debito sovrano perché detengono una quota massiccia di titoli di Stato – perlopiù emessi dai rispettivi Paesi di origine. Dal canto loro, i governi sono vulnerabili alle crisi bancarie in quanto responsabili del salvataggio degli istituti finanziari nazionali. Ciascun episodio dell’attuale crisi mette in luce la fragilità derivante da tale interdipendenza.

Esistono tre possibili risposte a questo stato di cose. La prima prevede l’intervento della banca centrale in caso di minaccia sul mercato del debito sovrano. La situazione di budget del Regno Unito è peggiore di quella spagnola, ma la certezza che la Banca d’Inghilterra possa prevenire la speculazione sul debito inglese è sufficiente a rassicurare gli investitori.

La Bce, invece, non è investita di un simile mandato. Ha giocato questo ruolo con l’Italia e la Spagna, ma ha incontrato forti opposizioni interne e potrebbe capitolare presto. Il fondo salva-Stati recentemente creato (Efsf) potrebbe rivestire un ruolo simile, ma la sua capacità è limitata. Passare questo mandato alla Bce vorrebbe dire fare i conti con le proteste da parte della Germania, anche solo per ragioni costituzionali.

La seconda risposta consiste nel rafforzare le banche con la ricapitalizzazione e nel rimuovere i muri di regolamentazione che separano i sistemi bancari nazionali, con l’obiettivo di limitare la sovraesposizione al rischio di default del proprio stato sovrano. L’Eurozona sarebbe più sana con un sistema bancario adeguatamente capitalizzato che detenga asset diversificati e sia soggetto a un quadro di supervisione comune e a un’assicurazione sui depositi. Ma i leader europei potrebbero non essere abbastanza scaltri nell’abbracciare appieno un tale piano. Diverrà tutto più chiaro nel momento in cui saranno rivelati i dettagli del programma di ricapitalizzazione.

La terza risposta contempla una riduzione del rischio sovrano mediante la creazione di un sistema di sorveglianza e di reciproche garanzie tra i Paesi dell’Eurozona. Ciò si traduce in un’unione fiscale, che possa emettere Eurobond, abbinata a un controllo ex ante sull’emissione di debito pubblico. A livello politico, si tratta di una scelta ardua, sia per il garante che per i Paesi garantiti, ma tra le tre alternative questa è probabilmente la più praticabile.

Tali risposte sono, ovviamente, parzialmente complementari. Adottarne anche solo una sarebbe un segnale positivo. Ma alla fine, il compito più difficile per l’Europa sarà decidere cosa dire ai mercati affinché abbiano un buon motivo per riacquistare fiducia nella credibilità dell’Eurozona. 

Exit from comment view mode. Click to hide this space
Hide Comments Hide Comments Read Comments (0)

Please login or register to post a comment

Featured