Thursday, April 24, 2014
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Il prezzo dell’11 settembre

NEW YORK – L’11 settembre 2001, gli attacchi terroristici di Al Qaeda miravano a danneggiare gli Stati Uniti, e ci sono riusciti, ma in un modo che nemmeno Osama bin Laden si sarebbe mai immaginato. La risposta dell’allora presidente George W. Bush agli attacchi ha intaccato i principi fondamentali dell’America, minato la sua economia e indebolito la sicurezza del Paese.

L’attacco all’Afghanistan seguito agli attentati dell’11 settembre aveva un senso, ma la successiva invasione dell’Iraq non era in alcun modo associabile ad Al Qaeda – diversamente da quanto volesse far credere Bush. Quella “guerra per scelta” divenne presto molto costosa, rispetto alla cifra di 60 miliardi di dollari inizialmente stimata, in un momento in cui l’incompetenza del colosso americano si fondeva con le dissimulazioni disoneste.

In effetti, quando tre anni fa, insieme a Linda Bilmes, ho effettuato un calcolo dei costi sostenuti dall’America per la guerra, la cifra stimata dai conservatori si aggirava tra i 3000 e 5000 miliardi di dollari. Da allora, i costi sono saliti vertiginosamente. Considerando il 50% dei reduci che devono ricevere assegni di invalidità, e gli oltre 600.000 soldati curati nelle strutture mediche dei veterani, stimiamo che i futuri assegni di invalidità e i costi sanitari oscilleranno tra i 600 e i 900 miliardi di dollari. I costi sociali, visibili nel numero di suicidi dei veterani (18 al giorno negli ultimi anni) e nei tracolli familiari, sono invece incalcolabili.

Anche volendo perdonare Bush per aver trascinato in guerra, con falsi pretesti, l’America e gran parte del mondo, e per aver travisato i costi della missione, non ci sono scuse per il modo in cui essa è stata finanziata. La sua è stata la prima guerra della storia interamente finanziata dal credito. Quando l’America entrò in guerra, i deficit erano già alle stelle a seguito degli sgravi fiscali concessi nel 2001, ma Bush decise di concedere ulteriori misure di “sollievo” fiscale per i ricchi.

Oggi l’America è concentrata sulla disoccupazione e sul deficit. Queste due minacce per il futuro del Paese sono, senza alcun dubbio, riconducibili alle guerre in Afghanistan e Iraq. Le massicce spese per la difesa, insieme ai tagli fiscali di Bush, sono il motivo chiave per cui l’America è passata da un surplus fiscale pari al 2% del Pil, nel momento in cui si insediava Bush, alla difficile posizione di deficit e debito in cui si trova oggi. Il denaro pubblico investito in queste due guerre ad oggi ammonta a 2000 miliardi di dollari (17.000 dollari a carico di ogni famiglia americana) – non contando gli ulteriori disegni di legge che prevedono di incrementare questa cifra del 50%.

Inoltre, come sosteniamo io e Bilmes nel nostro libro La guerra da 3000 miliardi di dollari, le guerre hanno contribuito alle debolezze macroeconomiche dell’America, che inaspriscono il peso dei deficit e del debito. Allora, come oggi, le rivolte nel Medio Oriente hanno portato a un’impennata dei prezzi del petrolio, spingendo gli americani a investire denaro nelle importazioni di petrolio invece di spenderlo acquistando merci prodotte negli Usa.

Poi la Federal Reserve americana ha nascosto tali debolezze escogitando una bolla immobiliare che ha innescato un boom dei consumi. Ci vorranno anni per riprendersi dagli eccessivi indebitamenti e dai problemi del settore immobiliare.

È ironico che siano state le guerre a compromettere la sicurezza dell’America (e del mondo), in un modo che Bin Laden non si sarebbe mai immaginato. Una guerra impopolare avrebbe reso difficile il reclutamento di militari. Volendo ingannare l’America sui costi delle guerre, Bush non ha dotato le truppe di fondi sufficienti, rifiutando anche spese basilari, tra cui gli automezzi blindati e antimina necessari a proteggere le vite degli americani, o le cure sanitarie adeguate per i veterani di ritorno dalla guerra. Un tribunale americano si è recentemente pronunciato sulla violazione dei diritti dei veterani. (In via del tutto insolita, l’amministrazione Obama chiede delle limitazioni al diritto dei veterani di appellarsi ai tribunali!).

Lo strapotere militare ha, come previsto, portato a un nervosismo sull’uso della forza militare, e il fatto che altri ne siano a conoscenza rischia di indebolire la sicurezza stessa dell’America. Ma la vera forza del Paese, più che la forza militare ed economica, risiede nella “soft power”, ossia nell’autorità morale. Anche questa ha subito un duro colpo: nel momento in cui gli Usa hanno violato i fondamentali diritti umani come l’habeas corpus (strumento azionabile per accertarsi che la persona sia stata detenuta legalmente) e il diritto a non essere torturati, il suo antico impegno nei confronti del diritto internazionale è stato messo in discussione.

In Afghanistan e Iraq, gli Usa e i suoi alleati sapevano che una vittoria a lungo termine avrebbe dovuto puntare a conquistare cuori e menti. Ma gli errori fatti nei primi anni di queste guerre hanno reso più complicata la già difficile battaglia. I danni collaterali delle guerre sono stati ingenti: secondo alcuni, oltre un milione di iracheni sono morti, direttamente o indirettamente, a causa della guerra. Secondo alcuni studi, almeno 137.000 civili sono stati massacrati in Afghanistan e Iraq negli ultimi dieci anni; solo tra gli iracheni si contano 1,8 milioni di rifugiati e 1,7 milioni di sfollati interni.

Non tutte le conseguenze sono state disastrose. I deficit, massicciamente alimentati dalle guerre americane, finanziate con il debito, stanno già inducendo gli Usa ad affrontare la realtà sui vincoli di bilancio. Gli Usa spendono per il settore militare quanto il resto del mondo messo insieme, due decenni dopo la fine della Guerra fredda. Alcune spese hanno alimentato le costose guerre in Iraq e Afghanistan e la guerra su vasta scala contro il terrorismo, ma gran parte del denaro speso è andato sprecato in armi che non funzionano contro nemici che non esistono. Ora, alla fine, queste risorse potrebbero essere nuovamente dispiegate, e l’America potrà contare su una maggiore sicurezza pagando meno.

Al Qaeda, pur non sconfitto, non appare più come la minaccia che incombeva subito dopo gli attacchi dell’11 settembre. Ma il prezzo pagato per arrivare a questo punto, negli Usa e altrove, è altissimo – e avrebbe potuto essere evitato. Questo retaggio ci accompagnerà per molto tempo. Sarebbe auspicabile pensare prima di agire.

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  1. CommentedPeter Buchi

    @Mark Pitts: Why do you lump socialist governments in with totalitarian communists? Isn't that a bit disingenuous? I would hardly call Sweden a murderous country, nor most of the rest of western Europe, yet these countries are mostly socialistic in their governing, in practice, if not always in theory. It's not helpful to the debate to have people on the Right continually misusing terms like "liberal" and "socialism".

  2. Commentedjohnny mac

    The article references a "war of choice." I'd agree. It was an American war of choice. The majority of the Democrats in the House voted "Yes" for the war, as did the majority of the Democrats in the Senate. When the bill for $100 billion to fund the war came up for vote, 37 of 49 Democrats in the Senate voted "Yes". Nancy Pelosi and Hillary Clinton were among the most outspoken supporters. Years later it's laid at Bush's feet by plotting souls such as yourself, and accepted as gospel by the willingly naive. Fortunately, facts are much easier to access today than they once were, making liberal hogwash easier to dispel. We collectively share responsibility for Iraq. A country, it should be noted, that is now free from the oppression of a sadistic dictator, and that has a representative government and a growing economy. Perspective, Mr. Stiglitz. Crank up the prescription on those coke-bottle lenses and get ya some.

  3. CommentedAly Kamadia

    Excellent article!! It's a nice reminder about the catastrophic mistakes that the Bush administration made in their foreign policy, something that many Republicans have forgotten about, not to mention many public commentators and the American electorate in general. - Kamadia.ca

  4. CommentedWilliam Wallace

    "... together with the Bush tax cuts, is a key reason why America went from a fiscal surplus of 2% of GDP when Bush was elected to its parlous deficit and debt position today."

    This is the glaring truth that the GOP manages to obfuscate, and gives the lie to the ability of the current Republican Party to be fiscally responsible. Indeed, if one accesses the GAO figures for 1980-present, the so-called Reagan Revolution of no-tax-and-spend-even-more is what has massively eroded government finances. That Obama has done so well in spite of inheriting this horrid mess is a testament to the value of reason and clear thinking over extreme partisan politicking.

    1. CommentedMark Pitts

      Also, keep in mind that Clinton left office just before the internet bubble burst so Bush, like Obama, inherited a burst bubble and rapidly falling asset prices. Then, there was 9/11 ...

    2. CommentedMark Pitts

      Obama actively worked to extend the Bush tax cuts. Without his efforts, the Bush tax cuts would have expired automatically.

      The Iraqi war cost are a relatively small part of the equation.

  5. CommentedThomas Haynie

    I’m mostly a fan of Stiglitz’s work but I just started reading the “Cost of Inequality”. I’ve not finished the preface yet but something comes to mind as Stiglitz discusses the shift to embracing a value set that is devoid of a moral compass. Somewhat recent work in psychology found that the concentration of sociopaths, those who lack empathy and simply don’t feel others pain as the rest of us do, increases the higher up the corporate ladder the samples were taken. This is discussed on a “Through the Wormhole” episode on the Science channel. Allegedly at least some of this behavior is genetic. This begs the question of whether or not top execs have dumped their moral values or are simply people following their own self interest and naturally finding their way to massive wealth and power. Though, perhaps the behavior can be learned as the rewards are witnessed.

    1. Commentedjames durante

      To Mark Pitts: do we still get to make John Bircher logical fallacies? "It's either capitalism or the commies, boys."

      I doubt a genetic predisposition to sociopathology. Most elites run in elite circles all their lives or adapted as they climb the ladder. There are no shortage of classic capitalist texts that proclaim the necessity of dismissing all personal considerations and letting the market and strategic decisions aimed at market dominance to guide ALL thinking. The is the ideological underpinning of the amorality rampant in today's economics and economic policy-making. There is a tax deductible, charitable contribution available to any rich person or corporation who still has some concern for others.

      Anyway, as economics is a subset of politics there are all manner of overarching policy directions that might restore a sense of fair play and public good to what has become a swamp of greed.

    2. CommentedMark Pitts

      And history shows that "caring" socialist / communist governments are the most murderous of all (Soviet Union, China, Cambodia - murdering many more than the Nazis).

      So, what should we conclude?

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