Thursday, August 21, 2014
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Misurare la speranza

SEATTLE – La vita delle persone più povere del mondo è migliorata rapidamente negli ultimi 15 anni come mai prima, eppure da ottimista penso che faremo ancora meglio nei prossimi 15 anni. Dopo tutto, la conoscenza umana aumenta. Possiamo vederlo concretamente nello sviluppo e nella diminuzione dei costi di nuovi medicinali come i farmaci anti-Hiv, e nella creazione di nuove sementi che consentono agli agricoltori poveri di essere più produttivi. Una volta inventati, tali strumenti non possono scomparire, possono solo migliorare.

Gli scettici affermano che stiamo attraversando un periodo difficile nella fornitura di nuovi strumenti alle persone che ne hanno bisogno. È qui che l’innovazione nella misura di performance governative e filantropiche fa una grande differenza. Questo processo – che implica fissare obiettivi chiari, scegliere il giusto approccio e poi misurare i risultati per avere un feedback e perfezionare costantemente l’approccio – ci  aiuta a fornire gli strumenti e i servizi a chiunque ne possa beneficiare.

L’innovazione tesa a ridurre l’impasse nella fornitura di questi strumenti è cruciale. Dopo la strada del motore a vapore percorsa tempo fa, il progresso non è “destinato ad essere raro e certo”. Possiamo, di fatto, renderlo un fatto normale.

Sebbene io sia un ottimista, non sono cieco di fronte ai problemi che dobbiamo affrontare, o alle sfide che dobbiamo superare per accelerare il progresso nei prossimi 15 anni. I due punti che più mi preoccupano sono la possibilità di non essere in grado di reperire i fondi necessari per pagare i progetti legati alla sanità e allo sviluppo, e di non riuscire ad allinearsi in merito agli obiettivi chiari volti ad aiutare i più poveri.

La buona notizia è che numerosi Paesi in via di sviluppo hanno economie in crescita che consentono loro di devolvere maggiori risorse per aiutare le popolazioni più povere. L’India, ad esempio, dipende sempre meno dagli aiuti e alla fine non ne avrà più bisogno.

Alcuni Paesi, come il Regno Unito, la Norvegia, la Svezia, la Corea del Sud e l’Australia, stanno aumentando i propri budget per gli aiuti esteri; altri, come i Paesi tradizionalmente generosi quali Giappone e Paesi Bassi, li hanno ridotti. La direzione di numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia, Germania e Canada, è poco chiara.

Eppure, gli aiuti sono di vitale importanza. Aiutano le popolazioni nei Paesi più poveri a soddisfare le necessità di base. Consolidano l’innovazione nella creazione di nuovi strumenti e servizi e nella relativa fornitura. Sfortunatamente, i budget per gli aiuti sono minacciati dalla debolezza fiscale presente in quasi tutti i Paesi avanzati. Se gli elettori non sentiranno parlare dell’impatto positivo della loro generosità, si focalizzeranno inevitabilmente su temi a loro più vicini.

Una singola storia, vera o no, di una piccola quantità di aiuti impropriamente utilizzata può spesso offuscare tutto il lavoro. Immaginatevi come potreste sentirvi ad investire se ogni articolo che leggete parlasse solo di titoli che rendono poco, senza citare i grandi successi.

Storicamente, gli aiuti venivano in gran parte discussi in termini di quantità totale di denaro investito. Ma ora che misuriamo in modo più preciso indicatori come la mortalità infantile, le persone sono in grado di vedere l’impatto reale degli aiuti – è la differenza tra concedere alla popolazione l’accesso al trattamento Hiv e lasciarli morire. Se la mettiamo in questi termini gli aiuti hanno una maggiore chance di diventare una priorità.

Ma il mondo riuscirà a fornire obiettivi chiari nei prossimi 15 anni? Le Nazioni Unite stanno iniziando a elaborare nuovi obiettivi per gli anni successivi alla scadenza, prevista nel 2015, degli attuali Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Anche i prossimi obiettivi potrebbero contribuire a far lavorare bene i vari gruppi, a ricordare agli elettori cosa sostiene la loro generosità e consentirci di vedere se stiamo facendo dei passi avanti nella fornitura di soluzioni ai poveri.

Il successo degli Obiettivi del Millennio implica che è alto l’interesse ad ampliarli per includere altre questioni importanti. Ma molti dei nuovi potenziali obiettivi non trovano un supporto unanime, e aggiungere un gran numero di nuovi obiettivi – o obiettivi che non sono facilmente misurabili – potrebbe insidiare lo slancio iniziale.

Gli Obiettivi del Millennio erano coerenti perché focalizzati sulla necessità di aiutare le popolazioni più povere del mondo. I gruppi che dovevano collaborare per raggiungerli erano semplici da identificare, e potevano rendere conto della cooperazione e dei passi avanti. Quando l’Onu raggiunge un accordo su altri obiettivi importanti come la riduzione dei cambiamenti climatici, dovrebbe considerare la possibilità di concentrare tali azioni nelle mani di attori diversi e prevedere un processo differente.

I progressi compiuti dal mondo per aiutare i poveri negli ultimi 15 anni sono un evento positivo che accade una volta nella vita, quindi non ha spesso la stessa visibilità di una grande battuta d’arresto, come l’esplosione di una nuova epidemia. Di tanto in tanto dovremmo fare un passo indietro e celebrare i progressi fatti avendo gli obiettivi giusti, la necessaria volontà politica, gli aiuti generosi e l’innovazione degli strumenti e la loro fornitura. Fare ciò ha certamente intensificato il mio impegno a tale scopo.

Traduzione di Simona Polverino

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