Wednesday, October 22, 2014
5

Un mondo post-crescita?

PRINCETON – In un recente articolo provocatorio, Robert Gordon della Northwestern University giunge alla conclusione che il passo del progresso tecnologico è rallentato vertiginosamente e che l’aumento dello standard di vita (almeno nei paesi ricchi) è quindi destinato a rallentare. Nel XX secolo, aggiunge inoltre, il reddito pro capite negli Stati Uniti è raddoppiato circa ogni 25-30 anni, mentre il prossimo raddoppiamento si verificherà probabilmente solo fra 100 anni, ad un ritmo, quindi, registrato l’ultima volta nel XIX secolo.

Le considerazioni riguardanti la crescita a lungo termine, sebbene considerate cruciali, sembrano distanti dal contesto attuale di aggiustamento finanziario e ripresa della fiducia. Pertanto, i commenti all’articolo di Gordon sono stati per gran parte separati dalle discussioni sulle politiche da implementare per affrontare la Grande Recessione ora in atto.

Ma una valutazione realistica delle prospettive di crescita è proprio ciò che è necessario ora per delineare delle politiche adatte e fattibili. Il punto che vuole sottolineare Gordon non è il rallentamento della crescita in futuro, bensì lo spostamento di una crescita di produttività soggiacente verso una traiettoria decisamente inferiore intorno al 2000. Abbiamo vissuto la parte migliore del decennio successivo con una percezione sbagliata di una prosperità estesa, creando la bolla finanziaria. Ma cosa ancor peggiore è che stiamo gestendo il contesto attuale in attesa di una nuova bolla di crescita simile a quella dal 2000 al 2007.

Consideriamo le prospettive di crescita mondiale del Fondo Monetario Internazionale. Nell’aprile del 2010, circa diciotto mesi dopo il crollo della Lehman Brothers, la crisi sembrava terminata. La prospettiva era quella di una crescita del PIL mondiale pari a circa il 4,5% su base annuale fino al 2015, leggermente più alta del ritmo mantenuto nel decennio precedente la crisi, mentre si prevedeva un tasso d’inflazione annuale medio inferiore al 2,9%. Le prospettive per il futuro sembravano quindi rosee.

Per contro, dopo una serie di revisioni, si prospetta ora una crescita del PIL mondiale nel 2012 solo del 3,3%, mentre si prevede che l’inflazione raggiungerà il 4%, il che sta a indicare uno slancio economico globale molto più debole di quanto previsto. Una crescita al di sotto e un’inflazione al di sopra delle aspettative hanno avuto un forte impatto su gran parte delle economie. In questo senso, il Regno Unito si è distinto nel 2011 e nel 2012 dalle economie avanzate, mentre anche la Germania ha subito delle conseguenze. Inoltre, anche i paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) ne hanno risentito.

Anche se le prospettive dell’FMI e di altri enti sono state in modo persistente ottimiste, ogni contraccolpo è stato considerato come una deviazione temporanea associata ad una causa specifica: il salvataggio della Grecia, il tragico tsunami in Giappone, gli apici di volatilità a seguito del declassamento del debito statunitense da parte della Standard & Poor, e così via. Il ritorno al 4,5% della crescita mondiale è solo stato spostato al 2015 secondo le previsioni.

La fiducia in una nuova crescita è una strategia politica sconsiderata. La crisi economica globale è infatti essenzialmente una crisi della crescita. Le istituzioni finanziarie ed i mercati hanno presunto che la produttività continuasse a crescere allo stesso passo degli ultimi anni ’90 che aveva incoraggiato il boom dei prezzi dei beni dando in tal modo un’illusione di benessere. Quelli non direttamente coinvolti nella bolla finanziaria sono stati attratti dalla floridezza del commercio internazionale. La crescita europea, altamente dipendente dal commercio, ha ricevuto una spinta particolare, proprio come i mercati emergenti.

Una volta iniziata la Grande Recessione, questo processo si è rovesciato, liquidando gli eccessi. Ma i policymaker hanno continuato a paragonare le prospettive di ripresa alla prestazione della crescita precedente alla crisi. Quando i fatti hanno dimostrato il contrario, il ritorno al passato non è stato abbandonato, bensì semplicemente procrastinato. Il fatto di continuare a credere nella ripresa di una crescita ai livelli precedenti alla crisi è stato necessario per giustificare il fatto di aver posticipato delle decisioni difficili.

Ad esempio, una ripresa della crescita è alla base delle aspettative secondo cui la periferia europea non arriverà a ristrutturare o gonfiare nuovamente il debito sovrano. Inoltre, il presupposto secondo cui l’economia tedesca alla fine riuscirà ad accelerare spostandosi dal contesto attuale rallentato è essenziale per creare fiducia nella rete di sicurezza finanziaria dell’Europa e, in prospettiva, per un’unione bancaria che condivida in modo credibile i rischi di tutta l’eurozona. Inoltre, la ripresa di una crescita economica solida a livello mondiale costituisce la base per ritardare l’implementazione delle nuove regole bancarie di Basilea III. E se ci fosse un rallentamento dei paesi BRIC, potrebbero finire per essere più esposti a crisi del debito e crisi monetarie.

Che cosa bisogna fare quindi? Dato che non si può contare sull’elisir della crescita (al centro delle previsioni dei policymaker) per risolvere il problema, la gestione degli eccessi finanziari diventa ancor più urgente, il che implica una nuova fase di ristrutturazione del debito e nuove chiusure di istituti bancari ora, invece di proposte attenuate per controllare i mercati senza freni. In prospettiva, come ha enfatizzato più volte Robert Shiller della Yale University, la politica pubblica deve aiutare a delineare dei mercati futuri in grado di coprire i rischi in modo migliore e di allineare gli incentivi con maggior affidabilità

Non c’è un percorso magico verso una crescita più elevata della produttività. Anche se il pessimismo di Gordon è in effetti eccessivo, è impossibile prevedere i tempi di un nuovo progresso nel campo tecnologico. Le cosiddette riforme “strutturali” potrebbero aiutare, ma gli eventuali risultati sono deboli e incerti. Potrebbe semplicemente essere giunto il tempo di imparare a vivere con meno.

Traduzione di Marzia Pecorari

Hide Comments Hide Comments Read Comments (5)

Please login or register to post a comment

  1. CommentedZsolt Hermann

    This is a very important article pointing out the futility behind the 'return to growth" mantra.
    But even this paper talks about some kind of a continuing quantitative growth, productivity, just on a lower scale.
    In order to understand what is happening and how we have to "re-structure" we need to understand the system we exist in, we are part of.
    So far politicians or experts kept on concentrating on the details, trying to solve superficial symptoms, ignoring the deeper roots of the process.
    We have arrived a completely new stage of our evolution.
    Humanity has "grown up".
    If our history, evolution so far was in the progressively growing, quantitative expansion phase, now we are entering the qualitative, maturity phase.
    Both inside human society, and in between humanity and the natural system around we have reached an equilibrium, a saturation. There is no more space, volume, dimension we can expand into in a quantitative manner.
    It is exactly the same how a living creature, animal or human grows for a while and then the quantitative growth finishes and a completely new phase of existence starts.
    We still want to remain children in the toy store, we still want to roam around, exploit everything we find or meet, we want to hoard, and stockpile, and stuff everything inside ourselves.
    The same expansive, exploitative development that propelled humanity up to this point has become self destructive, we are becoming sicker and sicker, in ourselves, in human society and in terms of the natural environment too.
    Or in other words while progressive quantitative development is necessary for a growing child, it indicates cancer in a grown up adult.
    We have to understand the crossroads we have reached.
    There is no more place for bubbles, illusions, "American Dreams".
    We have evolved into this global, interconnected and interdependent network in between us within a closed, finite natural system.
    We have to learn how to live in a mature, qualitative way within these conditions without any further quantitative growth or productivity.

  2. CommentedProcyon Mukherjee

    The challenges with technology is embedded in the conundrum that current spate of consumption in goods and services is linked to ‘replacement’ of old ones with new ones and not to original goods or services that are ‘first- timers’ achieved through path-breaking innovation. While the current innovation adds to a considerable degree to the bottom line of corporations by either cost reduction or productivity improvement, they do not create ‘large’ enough disruption for new industries to be created, that service new needs and wants, which would create a growth trajectory that is much steeper. The additions bring good cheers to the speculators while long term investors have to cope with the subtractions as well (every Iphone or Ipad subtracts either a cell phone or a computer that could have been bought instead). This is the fundamental reason that some growth achieved through innovation in the current times has taken some corporations to the stratosphere, while the overall growth engine of the world is still at a mere 2.5%. This is a failure of private capital and innovation combined to be able to create broad based growth paradigms.

  3. CommentedChris Cowsley

    Each growth spurt has a technology development as its trigger. Could we be reaching the point at which all we can achieve with more better technology is more leisure? If so, we need to start measuring growth by something other than the purchase and sale of goods and services. Fulfilling leisure opportunities that are resource light are sometimes impossible to 'monetise'.

  4. Commentedprasad p

    As far as growth of Indian economy is concern crude oil is major concern.Indian growth story will be finished once Brent Crude starts to trade above 120 $/ Barrel. In fact, Once Brent Crude starts boiling above 135-140 $/ Barrel; whatever efforts taken by developed economies so far will be over and rapid, uncontrolled recession likely hover all over the world. Energy as well as Commodity prices must correct 50-60 % over the next few months else dilemma of double dip recession is sure.

  5. CommentedFrank O'Callaghan

    One of the problems with current and future technological growth is the control and direction of research.

    One glaring example is the restricted uses of technology for narrowly profitable uses. Spending a great proportion of the worlds research effort on creating plants that are effectively sterile so as to force those who grow them to continue buying rather than breed their own seed is wasteful but good for one bottom line.

    Had the same effort and resource gone into a disease-drought-salt resistant, nitrogen fixing, nutritious and easily cultivated plant it would have been better for the world but not the shareholders.

    We need to re-balance our society and it's goals. The pursuit of profit is self destructive to more than the economy.

Featured