Friday, November 28, 2014
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Il necrologio prematuro del Doha Round

NEW YORK – Le trattative del Doha Round, le prime negoziazioni commerciali multilaterali portate avanti sotto gli auspici dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, sono in una fase critica. Giunte al loro decimo anno dopo aver trattato una serie di tematiche, le trattative necessitano ora di un’ultima spinta politica se si vuole evitare che sia Doha che, di conseguenza, l’OMC scompaiano del tutto.

Il pericolo è reale. L’anno scorso mi trovavo a Ginevra e pernottavo al sofisticato Mandarin Oriental. Ho chiesto al portiere quanto distava l’OMC e mi ha risposto chiedendomi se l’Organizzazione Mondiale per il Commercio fosse un’agenzia turistica.

La minaccia di un’eventuale irrilevanza dell’organizzazione è ben compresa dai principali statisti che si sono impegnati a lavorare intensamente sul Doha Round. Il Primo Ministro britannico David Cameron, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ed il Presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono hanno appoggiato in modo inequivocabile la raccomandazione del gruppo di alto livello di esperti in commercio, co-presideuto da me e Peter Sutherland, di abbandonare le trattative del Doha Round nel caso in cui non vengano concluse entro l’anno.

La nostra teoria si basa sul fatto che, proprio come la prospettiva di un’imminente impiccagione porta la mente a concentrarsi, la scadenza e la prospettiva del termine del Doha Round avrebbe incentivato i leader di governo mondiali a compiere l’ultimo tratto della maratona. (L’analogia è ancora più appropriata dato che il Direttore Generale dell’OMC  Pascal Lamy, che ha portato avanti il processo in modo brillante, è una maratoneta.)

Ma anche ora che questi sforzi hanno riacquistato uno slancio, il Financial Times, in passato gran sostenitore del commercio libero multilaterale, ha gettato un’ombra sul Doha Round, congratulandosi con sé stesso per aver sostenuto nel 2008 (in occasione della mancata conclusione di un incontro ministeriale) che “i leader avrebbero dovuto ammettere il fallimento delle negoziazioni”. Ma se gli scettici dimenticano la famosa risposta di Mark Twain ad un necrologio sbagliato (“I resoconti sulla mia morte sono estremamente esagerati”), i negoziatori che hanno continuato a lavorare da allora sarebbero quindi simili alle “anime morte” di Gogol? 

Il Financial Times suggerisce di delineare immediatamente un piano B, che saboterebbe gli sforzi politici mirati a portare a termine il Doha Round. Nonostante i luoghi comuni retorici sulla necessità da parte dei ministri “di disimparare abitudini radicate e di focalizzarsi sulla sostanza e non sulla retorica”, e sulle associazioni imprenditoriali “che si fanno coinvolgere nei dettagli specifici di ciò che vogliono le aziende”, questo piano B rafforzerebbe le iniziative commerciali bilaterali e regionali che hanno distolto energia e attenzione dal Doha Round e dall’OMC. L’aspetto ironico è dato dal fatto che la diffusione di questi accordi commerciali preferenziali (PTA) è generalmente dettata dalla mancanza di progresso delle trattative Doha. Il rapporto causa effetto non è mai stato così invertito nei dibattiti sulle politiche commerciali.

E’ sempre più evidente che i PTA sono, a mio avviso, “delle termiti nel sistema commerciale”. In effetti ci sono sempre più prove a testimonianza del fatto che questi accordi promuovono una diversificazione negativa del commercio, aumentando la discriminazione nei confronti dei non membri attraverso un uso differente delle pratiche anti-dumping. Inoltre, uno studio recente condotto dagli economisti Tom Prusa e Robert Teh ha prodotto prove sufficienti a testimonianza del fatto che le misure anti-dumping risultano ridotte del 33-55% all’interno dei PTA, mentre aumentano del 10-30% nei confronti dei i non membri.

Aspetto ancor più importante, i PTA vengono utilizzati da potenze egemoniche come forma di imposizione per le richieste, nei confronti dei partner commerciali più deboli, slegate dal commercio ma auspicate dalle lobby interne, a volte in modo marcatamente asimmetrico. In questo modo i congressisti degli Stati Uniti, in obbligo nei confronti dei sindacati americani, hanno praticamente riscritto le normative sul lavoro del Perù prima della conclusione dell’accordo commerciale tra i due paesi.

Allo stesso modo, Claude Barfield ha documentato come è stato intimato alla Colombia di definire quale crimine (con una pena di detenzione fino a cinque anni) l’agire in modo tale da “mettere a rischio il diritto di organizzare e negoziare congiuntamente.” La Colombia ha poi dovuto approvare una legge che prevede la detenzione per chiunque “offra un patto collettivo ai lavoratori non iscritti ad un sindacato con termini migliori rispetto alle condizioni dei lavoratori iscritti ai sindacati.” L’amministrazione USA inizierà ad avanzare accuse criminali contro il governatore del Wisconsin e altri leader repubblicani che stanno facendo esattamente quello che è stato intimato di non fare al governo colombiano?

Questa sopraffazione è tipica dei PTA guidati da potenze egemoni, al contrario dell’OMC, dove paesi più forti come l’India (che ha chiesto all’Unione europea di eliminare tutte le misure non legate al commercio dalla proposta di PTA) ed il Brasile non possono subire intimidazioni. Il pericolo è che questo tipo di sopraffazione possa portare la società civile e gli elettori dei paesi democratici in via di sviluppo a reagire contro espressioni arriviste di potere egemonico, eliminando l’opzione del mercato libero in base al presupposto che quest’apertura rappresenti solamente una forma di neo-colonialismo.

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