Monday, November 24, 2014
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La grande guerra di nervi

CHICAGO – In questi anni non c'è da aspettarsi una rapida crescita dell'economia mondiale. Mentre i  paesi industrializzati saranno infatti impegnati a riassestare i propri bilanci pubblici e privati, i mercati emergenti dovranno emanciparsi dalla domanda proveniente dai paesi industrializzati. Man mano che il processo di ripresa dalla Grande Recessione avanza, un elemento diventa sempre più evidente: la domanda aggregata globale sarà in futuro sempre più trainata dai miliardi di consumatori in Africa, Cina e India. Ma ci vorrà del tempo per attivare questa domanda, soprattutto se si considera che ciò che viene prodotto adesso nel mondo per i consumatori dei paesi industrializzati non può semplicemente essere riversato sui consumatori dei mercati emergenti, e specialmente sui più poveri tra questi.

Se vogliamo rivolgerci a questi miliardi di nuovi consumatori, piuttosto che alle decine di milioni che hanno redditi simili a quelli delle classi medie nei paesi industrializzati, dobbiamo riconoscere che molti consumatori dei mercati emergenti hanno redditi molto più bassi dei consumatori dei paesi industrializzati, e vivono in condizioni estremamente differenti. I loro bisogni sono sostanzialmente diversi e, fino a poco tempo fa, sono stati ampiamente ignorati dai produttori di beni di consumo di tutto il mondo.

Tuttavia i tempi stanno cambiando. I produttori iniziano a prendere in considerazione anche le persone che, se non alla base della piramide dei redditi, si trovano tra i suoi gradini più bassi.

La compagnia indiana Godrej, per esempio, sta realizzando un frigorifero innovativo pensato per gli abitanti dei villaggi più poveri, dove le donne sono normalmente costrette a cucinare più volte durante la giornata perché il cibo che preparano la mattina va rapidamente a male a causa del calore. Queste donne sarebbero ben contente di poter conservare il cibo avanzato e così ridurre gli sprechi e il tempo passato ai fornelli. Purtroppo, però, a causa della fornitura intermittente di elettricità (laddove questa viene fornita), i frigoriferi a compressione, avidi di energia, non rappresentano la soluzione adatta.

Gi ingegneri della Godrej hanno realizzato che, se l'unico obiettivo è quello di conservare il cibo e non necessariamente di produrre del ghiaccio, allora è sufficiente che frigorifero arrivi a pochi gradi sopra lo zero. Questo permette di sostituire il compressore con una ventola, che consuma molta meno elettricità e che può quindi funzionare a batteria piuttosto che appoggiarsi alla rete elettrica.

Questo è il genere di prodotto dalla progettazione semplice che può incontrare un'enorme domanda da parte dei consumatori dei paesi emergenti. Del resto, le imprese dei paesi sviluppati non sono restate a guardare. La General Electric, per esempio, sta riducendo all'osso le funzionalità delle sue apparecchiature mediche per arrivare a fornire solo ciò che è strettamente necessario alle cliniche situate nelle remote aree rurali dei paesi in via di sviluppo. La strategia del “quel che basta” permette alle attrezzature di essere abbordabili senza tuttavia rinunciare alla qualità.

Nel prossimo decennio, la crescita in questo tipo di domanda proveniente dai paesi in via di sviluppo aiuterà a controbilanciare il rallentamento della crescita della domanda nei paesi industrializzati. Ma il processo non può essere affrettato. Sfortunatamente, dati gli alti tassi di disoccupazione dei paesi sviluppati, i politici si sentono costretti ad agire in fretta e fare qualcosa – qualunque cosa – per accelerare la ripresa. Tuttavia, le politiche aggressive che ne sono scaturite potrebbero intralciare il processo di aggiustamento.

Si pensi all'incursione della Federal Reserve americana nel terreno dell'alleggerimento quantitativo. L'obiettivo della Fed è chiaramente quello di far crescere i prezzi dei titoli di Stato americani, nella speranza che un abbassamento dei tassi d'interesse a lungo termine produca un aumento degli investimenti produttivi. Inoltre, la Fed spera che i minori tassi d'interesse a lungo termine spingano al rialzo i prezzi degli assets, aumentando così la ricchezza delle famiglie e sostenendo i consumi. Infine, mostrando la propria disponibilità a stampare moneta, la Fed spera di risollevare le aspettative inflazionistiche dai livelli attuali, ritenuti troppo bassi.

Sebbene i mercati sembrino prevedere che l'alleggerimento quantitativo proseguirà significativamente, gli investimenti produttivi negli Stati Uniti restano non crescono significativamente. E le famiglie americane non sembrano disposte ad indulgere in spese pazze come facevano in passato, qualunque sia la loro percezione della propria ricchezza.

La Fed è comunque riuscita a risollevare le aspettative inflazionistiche negli Stati Uniti. Considerando che le sue prossime emissioni di titoli di Stato sembrano orientate a mantenere i tassi d'interesse ad un basso livello, il risultato finale è che gli investitori non vedono un adeguato ritorno reale dalla detenzione di dollari. Questa è forse una delle ragioni per cui il dollaro si sta deprezzando in questo periodo.

I mercati emergenti sono preoccupati perché temono che la politica monetaria iper-aggressiva della Fed non riuscirà a rilanciare la domanda interna negli Stati Uniti. L'effetto più probabile sarà, invece, quello di spostare la domanda interna verso i produttori americani, con effetti paragonabili a quelli di un intervento diretto sul mercato dei cambi. In altre parole, l'alleggerimento quantitativo sembra essere un strumento per far deprezzare il dollaro tanto efficace quanto le operazioni sui mercati valutari.

Essendo consapevoli che ci vorrà tempo prima che la loro domanda interna decolli, i paesi emergenti non sono disposti a rischiare un collasso delle esportazioni verso gli Stati Uniti permettendo alle proprie valute di rafforzarsi contro il dollaro troppo rapidamente. Stanno quindi opponendo resistenza all'apprezzamento intervenendo direttamente sul mercato dei cambi e introducendo controlli sui movimenti dei capitali. Di conseguenza, potremmo non assistere all'attesa crescita della domanda nei mercati emergenti. Al contrario, l'eccesso di liquidità e nuove bolle negli assets potrebbero emergere nei mercati finanziari ed immobiliari, intralciando, se non affondando, la crescita mondiale.

Nell'attuale guerra di nervi tra le autorità monetarie, chi cederà per primo? Gli Stati Uniti (ed altri paesi industrializzati) potrebbero ben dire di avere dei livelli di disoccupazione molto elevati e dovrebbero quindi essere lasciati liberi di adottare politiche per stimolare la ripresa, anche a costo di danneggiare la crescita nei paesi emergenti. Questi paesi, a loro volta, potrebbero rispondere che anche le famiglie americane più povere vivono in condizioni estremamente più favorevoli di quelle delle famiglie comuni nei paesi emergenti.

Piuttosto di perdere tempo litigando su chi ha ragione e chi torto, sarebbe meglio che tutte le parti in causa cercassero di trovare un compromesso – cioè se in questa guerra di nervi tutti cedessero contemporaneamente. Mentre gli Stati Uniti farebbero meglio ad abbandonare le attuali politiche monetarie aggressive e concentrarsi sui problemi strutturali della loro economia, i paesi emergenti dovrebbero rispondere permettendo ai propri tassi di cambio di apprezzarsi decisamente in modo da promuovere la crescita della domanda interna. È forse troppo sperare che al G-20 si raggiunga un compromesso tanto ragionevole?

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