Wednesday, April 23, 2014
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La vecchia magia fiscale

WASHINGTON, DC – Negli Stati Uniti è arrivato inesorabile il momento di pagare le imposte – la temuta scadenza di metà aprile per la compilazione dei modelli di versamento. Ma ora è passato. Il sistema –& come ben sanno gli americani – è diventato penosamente complesso, con numerose scappatoie in cui infilarsi. Il timore di un controllo da parte dell’Internal Revenue Service aleggia nelle case di tutto il Paese.

In un momento così sensibile, non sorprende che i politici lancino l’idea di “riforma fiscale” – come a suggerire di poter semplificare il sistema, eliminare le scappatoie e utilizzare i proventi per ridurre le aliquote fiscali. Il fascino di questi appelli è che un giro di vite sull’elusione fiscale di altri significherebbe meno tasse per tutti in futuro.

Utilizzando il gergo politico sempre più diffuso nell’ambiente, la riforma fiscale viene definita “revenue neutral”, ossia non modificherà il totale delle entrate fiscali per il governo, quindi né aggraverà il deficit di bilancio né farà lievitare il debito nazionale. Il messaggio subliminale è di poter avere tutto ciò che ci si aspetta attualmente in termini di servizi pubblici a un costo inferiore a quello attuale.

Il problema con questa visione di riforma fiscale è che si tratta di pura magia – un’illusione allettante ma priva di fondamento. Prendiamo le recenti dichiarazioni di Mitt Romney – ora probabile candidato repubblicano per sfidare il Presidente Barack Obama a novembre. Romney intende tagliare le aliquote fiscali, principalmente per favorire le fasce più alte nella distribuzione dei redditi. Intende altresì eliminare le scappatoie, ma nessun dettaglio da lui offerto è troppo plausibile. La sua proposta migliore – eliminare le detrazioni fiscali sui mutui per la seconda casa – non sarebbe di grande aiuto per le casse pubbliche.

Obama si è mosso solo leggermente meglio. Mentre parla meno di “riforma fiscale”, cerca di far passare il messaggio che il puro innalzamento delle tasse per i più ricchi – il famigerato 1% – porterà sotto controllo il bilancio e il debito nazionale. Anche questa è un’idea campata in aria.

Gli americani – e i contribuenti di molti altri Paesi – hanno bisogno di un approccio più trasparente per valutare le proposte di bilancio dei candidati. Negli Usa, esistono gruppi che offrono le proprie valutazioni, come la Committee for a Responsible Federal Budget, che ha fornito un servizio ammirevole nel valutare i piani fiscali dei candidati rivali per la nomina repubblicana.

Il problema è che in un’elezione dove la posta in gioco è alta e la polarizzazione profonda, di chi possono fidarsi gli elettori? Tutti hanno un programma, presunto o reale. Sarà messa in discussione la veridicità di qualsiasi organizzazione finanziata da specifici individui o gestita tramite canali societari poco trasparenti.

Ciò di cui hanno bisogno gli Stati Uniti e molti altri Paesi è un organismo indipendente, competente ed esperto che non penda né a destra né a sinistra. Fortunatamente, gli Usa hanno il Congressional Budget Office (Cbo), che ha il compito di analizzare i programmi inclusi nelle proposte di legge in termini di impatto sul budget federale, valutare le proposte ufficiali di bilancio e formulare le proprie proiezioni economiche. (Faccio parte del Panel of economic advisers del Cbo, che esprime commenti sui progetti normativi due volte l’anno, ma non valuta le proposte di bilancio o altro.)

Poiché il Cbo fornisce dati ai relativi comitati del Congresso – quelli che hanno a fare con le tasse e i budget – sia i repubblicani che i democratici osservano ogni sua mossa. Ma il Cbo, creato negli anni 70 proprio per apportare una maggiore trasparenza e responsabilità al processo di bilancio alquanto contorto del Congresso, è davvero indipendente e gestito da professionisti.

Attualmente, però, il Cbo non valuta le proposte dei candidati politici, e questo rappresenta parte del problema. Nei dibatti preelettorali tra Obama e Romney, entrambi i fronti dovrebbero essere concordi nel sottoporre proposte dettagliate di bilancio nel formato corretto affinché vengano valutate dal Cbo. Anche i relativi comitati del Congresso dovrebbero convenire su tale operazione.

Se un candidato presidenziale si rifiuta di cooperare in questo modo, ciò dovrebbe conferire un vantaggio al candidato che intende spiegare in dettaglio il proprio programma. E a tal scopo parte del dibattito dovrebbe focalizzarsi sulle proposte di bilancio, con domande strutturate su come il Cbo ha reagito a queste informazioni dettagliate. Se uno dei candidati non intende far rientrare il debito nazionale, dovrebbe ricevere delle pressioni affinché spieghi le proprie ragioni.

Questa faccenda non riguarda unicamente le grandi economie del mondo. I candidati che intendono guidare i propri Paesi non dovrebbero essere lasciati liberi di farla franca puntando su discorsi generici o abbandonandosi a vaghe ostentazioni retoriche. La democrazia può e deve essere migliore di così.

Traduzione di Simona Polverino

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  1. CommentedPaul A. Myers

    Both political parties, but the Republicans probably more than the Democrats, have ideologies built around budget myths surrounding future budget outcomes. The Republicans say that tax cuts and low taxes on dividends and capital gains will pay for themselves in the future--the growth myth--while Democrats say that high levels of future entitlements--the entitlement myth--can be funded if everyone pays "their fair share."

    These budget myths are at the heart of the brand identification each party has built up and upon which they compete for "market share," or votes.

    Accurate scoring of budget proposals would undercut the budget myths upon which each political party's establishment is heavily invested in. Second, the budget myths actually deliver real benefits to each party's base: the wealthy have gotten lower taxes and tens of millions of Americans have gotten more entitlements than their contributions would otherwise merit. The myths work!

    Do the myths ensure a sustainable future? Most certainly the opposite is the case. They derange the future.

    Would more accurate information on future budgets improve public voting, and thus decision making? Wouldn't it be nice to think so!

    More likely, a sharp rise in interest rates at some point in the future will drive the reality of budget imbalances right into the lap of some sitting Congress and a decade of public delusion will run into an impenetrable reality.

    Then, even though growth is the best way forward, growth will get sacrificed to austerity.

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