Friday, September 19, 2014
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La Russia resta a casa

MADRID – Appena tre giorni prima del suo reinsediamento al Cremlino in veste di presidente russo, Vladimir Putin ha incontrato a porte chiuse, presso la residenza di Novo-Ogaryovo, fuori Mosca, il consigliere della sicurezza nazionale americana Tom Donilon, che si trovava lì per rinnovare la volontà del presidente Barack Obama di rafforzare la cooperazione con la Russia. Ma Donilon è tornato a casa a mani vuote: Putin non parteciperà né al summit del G8 il 18-19 maggio a Camp David, né al vertice della NATO che si terrà a Chicago il 20-21 maggio, malgrado gli sforzi di Obama di agevolare la Russia spostando il summit del G8 da Chicago.

Di conseguenza, quello che avrebbe dovuto essere il primo incontro tra Obama e Putin dopo il reinsediamento di quest’ultimo alla presidenza russa è stato rinviato al summit del G20 fissato per il 18-19 giugno a Los Cabos (Messico). Questo ritardo ha provocato non poca speculazione.

Alcuni riconducono l’assenza di Putin alle recenti tensioni tra Russia e Stati Uniti scaturite dalla dura reazione di Putin alle proteste sollevate dai suoi oppositori. Altri sostengono che l’indifferenza di Putin sia dovuta alle lotte interne al Cremlino.

Qualsiasi motivazione spinga Putin, i due summit di questo mese influenzeranno notevolmente le relazioni tra i due Paesi, visti i temi sulla sicurezza globale che saranno discussi dal G8 e la necessità di prendere accordi con la Russia sullo scudo antimissile della Nato.

Sono due – oltre alla vacillante economia globale – i temi particolarmente importanti per il summit del G8. Innanzitutto, il programma nucleare dell’Iran è diventato una priorità diplomatica. Dopo oltre un anno di stallo, ad aprile sono ripresi i negoziati. La Russia, in veste di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, partecipa a questi accordi e la sua cooperazione è essenziale per risolvere uno dei problemi internazionali più pressanti di oggi.

Lo stesso può dirsi del ruolo rivestito dalla Russia nella risoluzione della crisi in Siria, a causa della relazione strategica che i due Paesi mantengono dalla Guerra fredda. In effetti, con la crescente possibilità che il piano di pace previsto per la Siria dall’ex Segretario generale Onu Kofi Annan possa fallire, e che possa scoppiare una guerra civile, la Russia potrebbe essere l’unico effettivo interlocutore rimasto della comunità internazionale.

È altresì fondamentale allineare le posizioni di Russia e dell’Occidente sul sistema di difesa antimissile ora sviluppato dalla Nato, che sarà oggetto di discussione a Chicago. Lo scopo principale del sistema è di proteggere l’Europa e gli Usa dai possibili attacchi dei missili balistici di corto e medio raggio dell’Iran e della Corea del Nord. Ma i leader russi sono scettici sui veri obiettivi di uno scudo, convinti che andrebbe a minare la sicurezza della Russia riducendo la capacità di ritorsione (e quindi il deterrente) dei suoi missili nucleari.

Nel 2009 l’“approccio di adattamento graduale” lanciato da Obama sembrava allentare le tensioni bilaterali e preparare il terreno per il trattato sulla riduzione delle armi nucleari, “New START 2010”, in cui Russia e Usa avevano fatto un passo strategico per dimezzare il numero di lanciatori di missili nucleari. Su questa scia positiva, alla fine del 2010 i russi avevano accettato di valutare un’eventuale cooperazione con la Nato sulla difesa antimissile.

Ma gli Usa non sono stati in grado di garantire a livello legale, oltre che politicamente, che un sistema antimissile con base in Europa non avrebbe ostacolato il potenziale strategico della Russia. Di conseguenza, la Russia è ora talmente diffidente che il capo di stato maggiore, il generale Nikolai Makarov, ha recentemente dichiarato che il suo Paese non avrebbe escluso attacchi preventivi per distruggere qualsiasi parte dello scudo antimissile considerata come una minaccia per la propria sicurezza.

Un’argomentazione a sostegno di tale posizione è stata l’incertezza della Russia sulle fasi successive dell’“approccio di adattamento graduale”, che potrebbero rappresentare una minaccia ai suoi missili balistici strategici. Inoltre, la Russia si oppone al dispiegamento di forze militari in Paesi, come la Romania, che sono entrati nella Nato dopo il 1999, un punto recentemente reso noto dall’ex ambasciatore americano all’ucraino Steven Pifer della Brookings Institution.

Vista la serietà dei temi che saranno trattati nei due summit, la presenza di Putin sarebbe stata d’aiuto. Oltre a poter migliorare la chimica personale tra i leader, un allentamento delle tensioni nella relazione tra Russia e Occidente risulta indispensabile tenuto conto che i negoziati rispetto allo scudo missilistico, l’Iran, la Siria e altre tematiche sono destinati a perdurare nel tempo, e le soluzioni sono interconnesse.

Le soluzioni che oggi sono plausibili spianerebbero il terreno per un accordo senza precedenti sulle armi nucleari nel 2013. Si tratta di un tema importante, che necessita di una buona dose di comprensione tra Russia e Usa.

Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per far sì che la proposta di Donilon si realizzi, così da resettare le relazioni tra i due Paesi e colmare il gap sulla futura disposizione dei loro arsenali nucleari. Per Obama il successo renderebbe giustizia al Premio Nobel di cui è stato insignito nel 2009. E anche la Russia (possiamo esserne certi) ne trarrà beneficio.

Traduzione di Simona Polverino

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