Thursday, April 24, 2014
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Chi dovrebbe guidare l’FMI?

CAMBRIDGE – Ogni volta che si è in attesa della nomina di un nuovo Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale, i critici sostengono che sia giunta l’ora di nominare un rappresentante di un paese dei mercati emergenti. Ma le lamentele non riusciranno a cambiare l’ingiusta tradizione, lunga ormai sessant’anni, che vede a capo dell’FMI un europeo e a capo della Banca Mondiale un americano. Solo nel caso in cui i paesi dei mercati emergenti decidessero di sostenere lo stesso candidato avrebbero l’opportunità di assicurarsi il posto.

Purtroppo, anche questa volta, è difficile che ciò avvenga, pertanto il posto andrà nuovamente ad un europeo. Dopotutto, il principio spesso ribadito secondo cui il direttore dell’FMI debba essere scelto sulla base del merito e non della nazionalità non indica necessariamente un allontanamento dalla passata tradizione. In effetti, il Ministro francese, Christine Lagarde, (la scelta europea) ispira rispetto e capacità.

Ma la proposta secondo cui l’attuale crisi del debito nella zona periferica dell’Europa sarebbe una buona ragione per nominare un europeo è comunque sbagliata. La stessa Lagarde sembra riconoscerlo.

L’Europa ha perso la sua rivendicazione implicita di essere la fonte migliore di candidati seri e con l’esperienza necessaria per guidare il sistema monetario internazionale. Tempo fa’ ci poteva essere un fondo di verità in questo principio; negli anni ’80, ad esempio, l’FMI era gestito da direttori francesi estremamente competenti in un contesto di deficit di bilancio consistenti e di iperinflazione nel mondo in via di sviluppo. Ma quell’epoca è ormai trascorsa.

Ci sono tre aree in cui l’Europa non può più reclamare delle posizioni di accortezza e responsabilità. Innanzitutto, gran parte dei paesi dei mercati emergenti ha registrato, nell’ultimo decennio, una prestazione migliore dell’Europa nella gestione della propria economia. Questi stessi paesi non hanno, infatti, i deficit di bilancio esorbitanti che molti paesi europei hanno accumulato nell’ultima fase di espansione e che sono culminati nell’attuale crisi del debito sovrano totalmente mal gestita.

In secondo luogo, gli europei hanno scelto tre direttori generali che si sono dimessi uno successivamente all’altro prima della fine del mandato. E’ pur vero che nessuno dei due predecessori di Dominique Strauss-Kahn ha lasciato la posizione a causa di uno scandalo, tuttavia entrambe le dimissioni hanno sottolineato che nessuno dei due ha preso il proprio ruolo con la serietà dovuta.

Infine, buona parte dei migliori candidati proviene questa volta dai paesi delle economie emergenti. Sembra quindi che il criterio del merito coincida in questo caso con la necessità, riconosciuta ma mai soddisfatta, di dare ai paesi dei mercati emergenti più peso nella gestione dell’FMI rispecchiando in tal modo il loro nuovo peso nell’economia globale.

Il numero di candidati eccellenti dei mercati emergenti è, in effetti, degno di nota. Ovviamente non tutti i candidati proposti dai vari governi sono dei buoni candidati. Quando la Turchia afferma di avere almeno dieci ottimi candidati, dimostra che spesso i politici non sanno quali sono i requisiti richiesti dalla posizione. Nessun paese ha infatti dieci ottimi candidati.

A mio avviso, ci sono nove candidati dei mercati emergenti che hanno, insolitamente, le competenze per il ruolo di direttore dell’FMI. Sei di loro sembrano essere ancora in competizione e provengono da diverse parti del mondo:

·& & & & & & & Agustín Carstens, il Governatore della Banca Centrale del Messico, è stato descritto come il candidato più promettente del gruppo. Ma la stessa America latina non è unita nel dargli sostegno. Il Brasile ha infatti negato il suo appoggio così come altri paesi in via di sviluppo;

·& & & & & & & Arminio Fraga, ex Governatore della Banca Centrale del Brasile, è un altro buon candidato con ottima esperienza. Ma non è chiaro se gli altri governi dell’America latina siano disposti a sostenere all’unanimità qualcuno proveniente dal paese più esteso della regione. Sembra quindi che qualunque candidato legato ad un ampio potere regionale sia più in grado di attirare la gelosia piuttosto che la solidarietà dagli altri;

·& & & & & & & Tharman Shanmugaratnam, eccellente come Ministro delle Finanze di Singapore e appena promosso a Vice Primo Ministro, è il mio preferito (la verità è che è stato mio studente ad Harvard tra il 1988 ed il 1989). A marzo è stato scelto come Presidente del Comitato Monetario e Finanziario Internazionale, il pannello di ministri che fornisce consulenza, due volte l’anno, all’FMI sulle strategie da attuare. Ha ottime competenze politiche e, essendo originario di un paese non minaccioso, potrebbe essere il tipo di candidato in grado di attirare il sostegno unificato dei paesi dei mercati emergenti;

·& & & & & & & Sri Mulyani Indrawati è un’altra ottima candidata del Sudest asiatico. L’anno scorso ha assunto il ruolo di uno dei tre Direttori Esecutivi della Banca Mondiale, dopo, para, essere stata rimossa dal ruolo di Ministro delle Finanze per aver lavorato troppo bene. Fatalità è giovane e potrebbe essere un ottimo candidato anche per la prossima volta (come gli altri tre);

·& & & & & & & Leszek Balcerowicz, ex Ministro delle Finanze e Governatore della Banca Centrale di Polonia, è un altro candidato credibile. La Polonia potrebbe rappresentare un compromesso in termini di nazionalità in quanto paese membro dell’Unione europea ed anche paese con un mercato emergente;

·& & & & & & & Trevor Manuel ha ottenuto un gran successo come Ministro delle Finanze del Sudafrica. Sarebbe ottimo poterlo utilizzare in modo migliore di quanto non stia facendo il suo governo.

Posso pensare ad almeno altri tre candidati con le competenze adatte, ma che sembra siano fuori dalla competizione:

·& & & & & & & Kemal Dervis, ex Ministro dell’Economia della Turchia, sarebbe stato un ottimo candidato, ma si è tolto presto dalla competizione.

·& & & & & & & Stanley Fischer che a mio avviso sarebbe dovuto essere nominato nel 2000 (era Vice Direttore Esecutivo al tempo). La sua nomina sarebbe stata un primo passo verso la realizzazione del desiderio legittimo dei paesi in via di sviluppo di rompere il monopolio dei funzionari europei e statunitensi nei confronti dei posti di rilievo dell’FMI e della Banca Mondiale (Fischer è infatti nato in Zambia).

·& & & & & & & Montek Ahluwalia è Vice Presidente della Commissione per la Pianificazione dell’India, una posizione ben più importante del titolo. Ma si presume che il candidato non debba superare i 65 anni, il che porterebbe automaticamente alla sua esclusione (e a quella di Fischer).

La scadenza per le candidature è il 10 giugno e ognuno di questi nove farebbe un ottimo lavoro. Personalmente, spingerei i paesi dei mercati emergenti a sostenere Shanmugaratnam. Ma è ben più probabile che rimangano divisi, nel qual caso la nomina andrà a Lagarde.

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