Monday, November 24, 2014
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Obama contro Romney sul Lavoro

BERKELEY – Negli Stati Uniti si è appena concluso il terzo anno di ripresa economica, ma il tasso di disoccupazione rimane superiore a 8%, e vi sono preoccupanti segnali di rallentamento. Dunque nessuna sorpresa che il lavoro sia diventato uno dei punti principali della campagna presidenziale – o che i candidati abbiano idee molto diverse su come rilanciare l’occupazione.

Lo scorso autunno, il Presidente Barack Obama ha proposto l’American Jobs Act (AJA), un pacchetto di misure fiscali da 450 miliardi di dollari finalizzate alla creazione di posti di lavoro. L’AJA pari a circa il 3% del PIL è stato progettato per entrare in vigore nel 2012, fornendo una spinta tempestiva dell’occupazione e l’assicurazione per il recupero degli Stati Uniti contro le turbolenze mondiali. In passato, la maggior parte dei suoi provvedimenti aveva goduto di un appoggio bipartisan; i tagli fiscali hanno costituito il 56% circa dei costi totali; ed il finanziamento di questo pacchetto è stato incluso all’interno del programma a lungo termine di riduzione del disavanzo di Obama.

Diversi economisti indipendenti sono arrivati alla conclusione che il piano di Obama darebbe un supporto significativo al mercato del lavoro nel 2012- 2013.  In effetti, due degli esperti in previsioni più rispettati del paese hanno previsto che l’AJA comporterebbe la creazione di 1.3 – 1.9 milioni di nuovi posti di lavoro per il 2012, e più di due milioni entro la fine del 2013. Il non fazioso Congressional Budget Office (CBO) ha anche riscontrato che la maggior parte delle politiche dell’ AJA hanno avuto dei buoni risultati in termini di efficacia di bilancio, misurata dal numero di posti di lavoro creati nel 2012-2013 per dollaro di costo di bilancio.

L’AJA è stato boicottato dai Repubblicani al Senato, e la Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani, ha impedito, allo stesso modo, che si giungesse ad una votazione del disegno di legge. Mitt Romney, l’attuale candidato repubblicano alle presidenziali, ha attaccato il piano come “semplice incentivo” che “andrebbe a gettare un bicchiere di benzina sulla brace” della ripresa. Alla fine, Obama, forte dei sondaggi che approvano il suo piano, si è aggiudicato il passaggio parziale di due politiche dell’AJA: il taglio di un terzo delle tasse sui salari dei lavoratori dipendenti (aveva proposto il taglio della metà), e l’estensione delle indennità di disoccupazione di circa il 60% di quanto aveva raccomandato.

Ma il Congresso non ha approvato il taglio del 50% delle imposte sui salari pagate dei datori di lavoro – una decurtazione fiscale a favore delle imprese che molti Repubblicani hanno favorito in passato e che presenta un elevato grado di efficacia di bilancio. Né il Congresso è riuscito ad approvare i 30 miliardi di dollari di sovvenzioni federali da destinare agli stati in modo che questi fossero in grado di occupare i circa 135 mila insegnanti, poliziotti, e vigili del fuoco, nonostante il forte sostegno degli elettori.  Tali contributi, tra il 2009 ed il 2011, pari a 130 miliardi di dollari, hanno consentito agli stati di mantenere servizi essenziali e di conservare i lavoratori pubblici che li forniscono.

Romney si oppone ad ulteriori stanziamenti federali in favore degli stati, sostenendo che “è tempo di tagliare le spese pubbliche ed aiutare il popolo americano”. Ma gli insegnanti, i vigili del fuoco, i poliziotti sono americani che aiutano altri americani. La velocità a cui il pubblico impiego, che ha raggiunto i livelli del 2006, sta cadendo non si era più vista dal 1940 ad oggi. Se, negli ultimi tre anni, il pubblico impiego fosse cresciuto quasi allo stesso tasso di crescita della popolazione, come è avvenuto nel corso della presidenza di George W. Bush, il tasso di disoccupazione sarebbe attorno a 7%  anziché a 8.2%, grazie a circa 800 mila posti di lavoro supplementari.

Allo stesso modo, il Congresso non è riuscito ad approvare la richiesta di Obama di 90 miliardi di dollari per la spesa in infrastrutture aggiuntive, che avrebbe supportato circa 400 mila posti di lavoro, nonostante il fatto che gli USA hanno esigenze infrastrutturali sprovviste di fondi per almeno 1.1 mila miliardi di dollari. Inoltre, gli investimenti in infrastrutture non solo creano posti di lavoro a breve termine, ma promuovono anche la competitività a lungo termine.

Complessivamente, il Congresso ha lasciato sul tavolo dei negoziati almeno un milione di posti di lavoro, rendendo i lavoratori disoccupati ostaggi dell’esito delle elezioni di novembre.

Nel frattempo, in risposta alla persistente pressione mediatica, Romney ha presentato le sue politiche per incrementare a breve termine la creazione di posti di lavoro. Politiche non convincenti. Romney dichiara che assicurerebbe che il paese coinvolga un più gran numero di lavoratori nel settore energetico. Ma, benché l’industria petrolifera e del gas sia cresciuta in modo significativo dal 2007, occupa meno di 200 mila persone, il che implica un effetto trascurabile, anche se l’occupazione nel settore raddoppiasse nel breve periodo.

E, mentre Romney dichiara la sua intenzione di aprire nuovi mercati esteri, Obama ha da poco realizzato proprio questo, incassando l’approvazione di tre importanti accordi commerciali ed incrementando il sostegno federale alle esportazioni americane, che sono in crescita con una velocità di circa due volte superiore a quanto avvenuto durante la ripresa dalla recessione del 2001. Inoltre, la promessa di Romney di accusare la Cina, il terzo mercato di esportazione degli Stati Uniti, di manipolazioni della valuta, e mediante l’imposizione di dazi pesanti sulle importazioni cinesi, quasi sicuramente invita a rispondere con ritorsioni, causando un calo delle esportazioni statunitensi e quindi dei posti di lavoro.

Romney abrogherebbe anche la “Cura- Obama” –la legge sulla riforma sanitaria del 2010- perché “spaventa le piccole imprese ad assumere”. Ma le prove di quest’affermazione sono scarse ed aneddotiche. Un recente sondaggio ha rilevato che le imprese più piccole sostengono la riforma. La maggior parte delle imprese, piccole e grandi, cita la domanda insufficiente come la ragione principale del fatto che non assumono.

Né sembra probabile che la promessa di Romney di adottare un taglio immediato alla spesa federale discrezionale di un ulteriore 5% possa rilanciare la crescita dell’occupazione, come egli afferma. Quando un’economia soffre di alta disoccupazione e di debole domanda aggregata, i tagli alla spesa determinano contrazione. Romney ha ammesso questo punto di recente, riconoscendo che la “scogliera fiscale”- la scadenza dei tagli fiscali dell’era Bush alla fine di questo anno, insieme con i grandi tagli alla spesa già in programma - avrebbe spinto l’economia in recessione.

Infine, oltre ad estendere i tagli fiscali di Bush, Romney promette una riduzione generalizzata del 20% sulle addizionali delle imposte dirette ed una riduzione significativa dei tassi aziendali per incoraggiare le imprese ad assumere più lavoratori. Nonostante i forti tagli sulle addizionali delle imposte sui redditi all’inizio dell’amministrazione Bush, tra il 2000 ed il 2007, il tasso di crescita dell’occupazione è stato comunque la metà di quello dei precedenti trenta anni.

Anche se i nuovi tagli fiscali di Romney rafforzassero gli investimenti e la crescita sul lungo periodo (una proposta discutibile che dipende da come sono finanziati), a breve termine il loro effetto sulla creazione di posti di lavoro sarebbe minimo, e comporterebbe una notevole perdita di entrate. Infatti, queste riduzioni hanno uno scarso rendimento sulla misura dell’efficacia di bilancio del CBO.

Sono convincenti le proposte di Obama volte a stimolare la creazione di posti di lavoro, laddove quelle di Romney avrebbero scarso o alcun effetto –ed alcune potrebbero addirittura peggiorare le cose. Gli elettori devono conoscere la differenza.

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    1. CommentedAlexander Guerrero

      I wonder how can we be a little more consistent on this "The United States has just completed its third year of economic recovery, but the unemployment rate remains above 8%........". How can USA's economy or any other industrialized economy could be recovering with such high unemployment ?. We all know that numbers like those can be found in far less developed economies, particularly commodity producers countries where high rates of economic growth can in the long term survive with high unemployment rates.

    2. CommentedEdward Ponderer

      Point well stated Ms. Jones.

      In a movie version about the Manhattan Project, FDR uncertain what course to take asked to speak with Eleanor for a moment. He asked, "If Hitler had a bomb powerful enough to destroy all of London, what would he do." Without a moment's hesitation came the answer, "He'd use it."

      This may well have been mere dramatization -- but most certainly the sentiment was real. And in the present political climate, with the heat rising from Radical Islam per the Muslim Brotherhood, the situation is more real.

      [Per Egypt, one might ask -- would they kill an entire nation of many million if angry at a few independent citizens? Think what attacking an embassy and burning a flag represent, and the recent intelligence services warnings about attacks (presumably random) that might happen in the U.S.]

      If we are lucky, Iran would only use the treat of nuclear weapons to shield it from the US and the rest of the world to take aggressive actions with its army. But like with Egypt, it may not take much to light the fuse of a very big fire cracker. This is not a fourth of July that America would want to see.

      I was till recently, unemployed myself for 2 1/2 years. With all due respect to all the fraction of struggling former middle class bread winners that Mr. Obama has put back to part time minimum wage work at McDonald's, I was hoping that his foreign policy might have been better than his economic saavy. But its not being so is more frightening, because in a world with a nuclear Iran, things in all ways -- including economically -- could be so much worse.

      We need a world in which we all take mutual responsibility for each other -- it is our only chance out of the present morass of Humanity. But in the world of a nuclear Iran and growing Middle Eastern radicalism that Mr. Obama is leading us to, we'll have lost it.

    3. CommentedBrenda Jones

      Please, with all due respect, forget all this. The main question that should be addressed is the difference between each candidate's stand on Israel. Why? Because, with Iran's movement towards nuclear weapons capability and its determination to eradicate Israel, with the Syrian uprising, the rise of Islamic extremists in Turkey and Egypt, and with terrorists groups stockpiling more missiles, tensions in the Middle East are escalating to break point.

      And, if break point is reached, we could easily find ourselves in a global confrontation, a third world war. This would be more than horrific for obvious reasons.

      Obama is no lover of Israel and based on his record, I would have to conclude that he intends for Israel's destruction.

      In 2010, when Turkey issued a resolution in the UN Security Council to condemn Israel and then demand an investigation of the Gaza flotilla raid, Obama refused to veto it, saying and doing nothing.

      When the President of the PLO, Mahmoud Abbas, held a celebration in February of 2011 honoring the terrorist Dalal Mughrabi for murdering 37 Israeli's, the Obama administration said nothing. There was neither protest nor criticism.

      When in September of 2011, PLO Chairman Mahmoud Abbas delivered a fiery anti-Israel speech to the UN, denying that Jews have any historic connection to Israel and when he delivered that speech on PLO letterhead showing a map of Palestine with Israel erased, there was no criticism from Obama.

      By diplomatically and politically isolating Israel, by relating to Israel in a way that encourages Israel's enemies, Obama is putting the seal to Israel's destruction and perhaps ours as well since such is a very real threat to world peace.

        CommentedEdward Ponderer

        Point well stated Ms. Jones.

        In a movie version about the Manhattan Project, FDR uncertain what course to take asked to speak with Eleanor for a moment. He asked, "If Hitler had a bomb powerful enough to destroy all of London, what would he do." Without a moment's hesitation came the answer, "He'd use it."

        This may well have been mere dramatization -- but most certainly the sentiment was real. And in the present political climate, with the heat rising from Radical Islam per the Muslim Brotherhood, the situation is more real.

        [Per Egypt, one might ask -- would they kill an entire nation of many million if angry at a few independent citizens? Think what attacking an embassy and burning a flag represent, and the recent intelligence services warnings about attacks (presumably random) that might happen in the U.S.]

        If we are lucky, Iran would only use the treat of nuclear weapons to shield it from the US and the rest of the world to take aggressive actions with its army. But like with Egypt, it may not take much to light the fuse of a very big fire cracker. This is not a fourth of July that America would want to see.

        I was till recently, unemployed myself for 2 1/2 years. With all due respect to all the fraction of struggling former middle class bread winners that Mr. Obama has put back to part time minimum wage work at McDonald's, I was hoping that his foreign policy might have been better than his economic saavy. But its not being so is more frightening, because in a world with a nuclear Iran, things in all ways -- including economically -- could be so much worse.

        We need a world in which we all take mutual responsibility for each other -- it is our only chance out of the present morass of Humanity. But in the world of a nuclear Iran and growing Middle Eastern radicalism that Mr. Obama is leading us to, we'll have lost it.

    4. CommentedMichael Smith

      Her debate with Sir James Goldsmith on Charlie Rose which can be seen in entirety here http://video.google.com/videoplay?docid=5064665078176641728&hl=en# is all you ever need to know on the amazing benefits of global outsourcing and the wonderful brave new world we now find ourselves in now. If Sir James Goldsmith were alive to today to see his bold and sad predictions manifest to where we are at now. All you need to is watch and see the stark difference between a seasoned, vastly experienced business professional give stark predictions of our brave new world and an ivory tower Keynesian who is completely out of her league in he Socratic school of Debate.

    5. CommentedKen Fedio

      As one of the proponents of NAFTA who garnered the most attention I fail to see how anyone would take Tyson's commentary of job creation with any creedence. She was part of the cabal of economists who, during the Clinton years, opened the chicken coop to the nocturnals of Wall Street. Two decades of Globalization later, look around you. Worked out well for Mexicans and their clients like VW, though. Oh, and Canada too. Thanks Laura. Glad I don't share your citizenship.

    6. CommentedMelanie holzman

      One of the first initiatives by the Obama administration to create jobs AND promote a green policy was to buy functioning old cars and make them not functional. Every "poor" person I met was extremely distraught because the price of a car they could afford -- a used car -- doubled. That did not create jobs; it bankrolled dealers and salespeople.
      Next, the Solyndra bankruptcy. There was also another solar failure and, instead, of hiring American companies, Obama outsourced to Spain.
      No thanks on the job creation.
      No thanks to more police. It's the poor who end up in jail. California is going bankrupt because the cost per inmate is approximately 55K. The US has more people in prison by percentage than any other country in the world.
      No thanks to more teachers. They have turned into nannies rather than educators.
      No thanks to socialized healthcare. Deregulate. Push people to take better care of their own health.
      Absolutely, no thanks to more government. Cut it in half, please, as soon as possible.

        CommentedKen Fedio

        The real problem is failed economic policies foisted upon middle America by failed economists. The Age of the Economists turned middle America into a post-industrialist shell that is just now recovering from the carpet-bombing of off-shored industrialism led by the domestic forces of Globalization.

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