Friday, August 29, 2014
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Un’azione globale per una ripresa globale

WASHINGTON, DC – L’economia globale è entrata in una nuova fase pericolosa. La strada verso una ripresa sostenuta c’è, ma si è fatta più impervia. Per mantenere la rotta serve una forte volontà politica a livello internazionale: capacità di prendere decisioni e non di temporeggiare, di cooperare e non di competere, di agire e non di reagire.

Oggi, uno dei principali problemi risiede nell’eccessivo indebitamento del sistema finanziario mondiale, che coinvolge stati sovrani, banche e famiglie, soprattutto nelle economie avanzate. Questa situazione sta erodendo la fiducia e frenando la spesa, gli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro. La ripresa è debole e irregolare, e il tasso di disoccupazione eccessivamente alto. La crisi debitoria dell’Eurozona è peggiorata, le tensioni finanziarie sono in aumento. L’indecisione politica di alcuni sta complicando le cose. Le tensioni sociali che covano sotto la superficie potrebbero gettare benzina sul fuoco della crisi di fiducia.

Abbiamo bisogno di un’azione collettiva per la ripresa globale che vada di pari passo con quattro imperativi: risanare, riformare, ribilanciare e ricostruire.

Il primo imperativo è risanare. Prima di fare qualsiasi altra cosa, dobbiamo attenuare alcune pressioni di bilancio, che gravano su stati, famiglie e banche, e che rischiano di soffocare la ripresa. I Paesi avanzati devono attuare piani credibili nel medio periodo per stabilizzare e ridurre il debito pubblico.

Ma un risanamento dei bilanci troppo rapido può compromettere la ripresa e peggiorare le prospettive occupazionali. Una soluzione c’è. Misure plausibili che si traducono in risparmi nel medio termine aiuteranno a creare spazio per una crescita accomodante consentendo una velocità ridotta di consolidamento. Ovviamente, il percorso varia da Paese a Paese, dal momento che alcuni subiscono pressioni di mercato e non hanno altra scelta che tagliare il deficit subito, mentre altri hanno maggiore libertà di azione.

È altresì importante alleviare la pressione su famiglie e banche. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, accolgo con favore le recenti proposte del Presidente Barack Obama in tema di crescita e occupazione; servirebbero anche politiche che prevedano maggiori sgravi fiscali per i lavoratori o aiuti ai proprietari di case per rifinanziare i mutui a tassi di interesse più bassi. In Europa, gli Stati sovrani devono affrontare con fermezza i propri problemi finanziari mediante un credibile risanamento dei conti pubblici. Per sostenere la crescita, le banche devono detenere sufficienti cuscinetti di capitale.

Il secondo imperativo è riformare; la priorità è la riforma del settore finanziario. Il fatto positivo è che abbiamo trovato un accordo sugli standard di liquidità e sui requisiti patrimoniali minimi, e abbiamo accettato un graduale programma di applicazione. Ma i divari sostanziali restano e devono essere affrontati attraverso la cooperazione internazionale per evitare un arbitraggio regolamentare.

Tra le riforme includerei anche la dimensione sociale, perché è importante identificare e stimolare le fonti di crescita capaci di creare sufficienti posti di lavoro. Questo discorso vale soprattutto per i giovani.

Il terzo obiettivo di azione collettiva, ribilanciare, ha due significati. Può indicare uno spostamento della domanda dal settore pubblico al privato, quando il settore privato è abbastanza forte da farsene carico; ma ciò non è ancora avvenuto.

Oppure può significare uno spostamento della domanda globale dai Paesi che registrano disavanzi con l’estero ai Paesi che incorrono in ampi surplus delle partite correnti. Considerato il basso livello di spesa e l’alto tasso di risparmio nelle economie avanzate, i principali mercati emergenti devono tendere la mano e iniziare a sostenere la domanda necessaria a stimolare la ripresa globale. Anche questo tipo di ribilanciamento non è ancora avvenuto in modo soddisfacente, e se le economie avanzate soccomberanno alla recessione, non ci sarà via di scampo per nessuno.

Il quarto imperativo politico è ricostruire. Molti Paesi, anche quelli con bassi livelli di reddito, devono riorganizzare le proprie difese economiche, ad esempio rafforzando le posizioni fiscali, per proteggersi dalle future tempeste. In tal modo avranno anche un ampio margine per pianificare investimenti pubblici a favore della crescita e attuare importanti reti di sicurezza sociale.

In questo scenario, il Fondo monetario internazionale, con i suoi 187 Paesi membri, si trova nella straordinaria posizione di favorire l’azione collettiva. Le nostre consulenze sul fronte politico possono contribuire a fare luce sulle pressanti questioni attuali – cioè crescita, vulnerabilità e interconnessioni. La nostra attività creditizia può offrire una tregua ai Paesi in difficoltà. E, guardando oltre l’orizzonte della crisi, il Fmi può contribuire a creare un sistema finanziario internazionale più sicuro e stabile.

Non è tempo di ostinarsi con misure tappabuchi o di arrabattarsi alla meno peggio. Se sappiamo cogliere l’occasione, possiamo tirarci fuori da questa crisi e rilanciare, a livello globale, una crescita forte, sostenibile ed equilibrata. Ma dobbiamo agire rapidamente e all’unisono.

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