Thursday, October 23, 2014
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C’è corruzione e corruzione

NEW YORK – Sono appena tornato dall'India, nel cui Parlamento ho tenuto una conferenza, esattamente nella stessa sala in cui Barack Obama, il Presidente degli Stati Uniti, ha parlato di recente. Il Paese era scosso da uno scandalo. A livello ministeriale, una truffa enorme nel settore della telefonia mobile ha dirottato diversi miliardi di dollari sui conti personali di un politico corrotto.

Allo stesso tempo, molti parlamentari sono stati colti di sorpresa dalla scoperta che, durante il suo discorso, Obama si era servito di un suggeritore “invisibile”, dando così l'impressione al suo uditorio di stare parlando a braccio, una capacità molto apprezzata in India.

Entrambi gli episodi sono stati percepiti come una forma di corruzione: il primo legato ai soldi, il secondo all'inganno. Le due trasgressioni non si pongono chiaramente sullo stesso piano in termini di riprovazione morale, ma l'episodio di Obama sottolinea un'interessante differenza tra le culture nella definizione di quanto è corrotta una società.

Transparency International e, a volte, la Banca Mondiale si prestano volentieri a stilare delle classifiche dei paesi in base al loro livello di corruzione, seguite con grande interesse dai media di tutto il mondo che riportano la posizione relativa di ogni paese. Ma le differenze culturali tra paesi minano la legittimità di tali classifiche basate sulle percezioni del pubblico. Ciò che ha fatto Obama è una pratica abbastanza comune negli Stati Uniti (sebbene ci si possa aspettare di più da un oratore del suo calibro), ma evidentemente non lo era in India, dove tale tecnica è altamente stigmatizzata.

La corruzione è chiaramente presente in India, così come in quasi ogni altro paese. Tuttavia in India vige una cultura secondo la quale ci si aspetta che chiunque si dedichi alla vita pubblica è corrotto fino a prova contraria. Pure un cieco direbbe a Transparency International: “L'ho visto prendere una mazzetta coi miei occhi”. Del resto mi ricordo che, un giorno, un distinto e irreprensibile burocrate indiano mi riportò le seguenti parole di sua madre: “Credo al fatto che tu non sia corrotto solo perché sei mio figlio”.

Se si chiede dunque a un indiano se vi sia molta corruzione nel suo governo, questi vi risponderà con brio: certo! Ma questa sua esuberanza spingerà il posizionamento relativo globale dell'India verso il basso rispetto a paesi i cui cittadini rispondano basandosi sui fatti.

Un'ulteriore distorsione deriva dalla tendenza degli americani ad interpretare le attività dei politici stranieri come più corrotte di quelle dei politici locali. Per esempio, quando esplose la crisi finanziaria in Asia Orientale, ci fu una corsa ad addossare la colpa sui paesi colpiti: la presunta connivenza tra capitalismo e politica avrebbe in qualche modo indebolito le loro economie! In altre parole, i conoscenti e i finanziatori dei leader dell'Asia Orientale erano dei malfattori, mentre quelli dei leader statunitensi erano solo amici.

Di fatto, fu subito chiaro che i colpevoli erano il Fondo Monetario Internazionale ed il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, che avevano spinto per un'apertura brusca al libero movimento dei capitali senza comprendere che le ragioni a favore dell'apertura ai capitali internazionali non coincidono con quelle a favore dell'apertura al commercio estero.

Tuttavia, anche nei casi in cui si trovino fenomeni di corruzione eclatanti, come è spesso il caso, è necessario riconoscere che questi non dipendono solo da fattori culturali. Al contrario, sono spesso il risultato di politiche che li permettono o non li ostacolano.

Negli anni '50 l'India poteva vantarsi di avere una classe politica ed una burocrazia che erano l'invidia del mondo. Se questo oggi sembra incredibile, è anche a causa dell'onnipresente “permit raj”, con i suoi requisiti di licenze per importare, produrre e investire, che hanno raggiunto dimensioni gigantesche. I burocrati di alto rango hanno immediatamente capito che le licenze potevano essere fornite in cambio di favori, mentre i politici hanno scorto nel sistema un mezzo per ottenere importanti sostegni finanziari.

Una volta che il sistema ha preso piede, la corruzione è filtrata verso livelli più bassi, partendo dai burocrati e dai politici più esperti, che possono essere corrotti per fare ciò che non sono tenuti a fare, e arrivando fino ai livelli più bassi della burocrazia, i cui membri non fanno ciò che dovrebbero fare a meno di ricevere una mazzetta. I dipendenti pubblici non forniscono alcun documento, certificato di nascita o titolo di proprietà senza ricevere un piccolo dono in cambio.

Ma se le politiche possono generare corruzione, è anche vero che i costi della corruzione possono variare a seconda delle diverse politiche. I costi della corruzione sono stati particolarmente alti in India ed in Indonesia, dove i politici hanno creato monopoli che generano rendite di posizione, poi distribuite ai membri delle famiglie dei pubblici ufficiali.

Tale corruzione finalizzata a generare rendite è piuttosto costosa e corrosiva per la crescita economica. In Cina, al contrario, la corruzione si è perlopiù concentrata sulla spartizione dei profitti, laddove i membri delle famiglie ottengono delle partecipazioni nelle imprese in modo tale che i loro guadagni crescono quando i profitti aumentano. Questo è un tipo di corruzione che favorisce la crescita.

Certo alla lunga entrambi i tipi di corruzione intaccano la fiducia e il rispetto su cui si fonda un buon governo, e questo può già di per sé compromettere le prestazioni economiche di un paese. Tuttavia questo non ci solleva dalla responsabilità di definire la corruzione in modo adeguato, riconoscendo le ovvie ed importanti differenze culturali sul modo in cui questa viene intesa.

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