Exit from comment view mode. Click to hide this space
Email | Print

Caro-cibo e rivoluzioni

PRINCETON – I summit sono condizionati dal luogo in cui si svolgono. È singolare che la World Economic Conference del 1933 si sia svolta nel Museo geologico di Kensington, a Londra, in un’epoca in cui la cooperazione internazionale sembrava arcaica quanto un dinosauro imbalsamato. In base a tali considerazioni, forse anche Deauville, nel cuore della Normandia, simbolo di un’eleganza passata (leggermente sbiadita), fatta di lusso, ostentazione e banchetti sontuosi, non è la scelta migliore per il meeting del G8.

Quest’anno i leader del G8 parleranno di questioni interessanti ma periferiche, come l’impatto economico di Internet. È grave notare come temi importanti, come la sicurezza alimentare, siano trattati solo marginalmente.

La prima volta che si è trattata seriamente la questione alimentare risale al meeting svoltosi a L’Aquila nel luglio del 2009 in risposta alla vacillante bolla delle materie prime che da allora si manifesta con la forza di un uragano. Ora il G8 discuterà dei fondi necessari per attuare misure palliative.

La questione alimentare è profondamente legata a una serie di questioni economiche più complesse, che non vengono trattate in modo adeguato dalla comunità internazionale. Per quanto l’odierna economia globale possa sembrare abbastanza robusta nel suo complesso, la cooperazione economica internazionale è più fragile in questo momento storico che in qualsiasi altro momento del secondo dopoguerra.

La debole sicurezza alimentare mette in luce tutti i maggiori problemi legati al moderno non-ordine mondiale. I nazionalismi economici e finanziari sono a rischio. Si discute di guerre valutarie, gestione nazionale e regolamentazione del sistema bancario, nonché di maggiori livelli di protezione commerciale. Tutti questi temi sono interconnessi.

In particolare, le discussioni sulla politica monetaria provocano divergenze non indifferenti. Grazie ai bassi tassi di interesse, i maggiori istituti finanziari degli Usa possono contrarre prestiti in dollari a basso costo per poi inseguire rendimenti elevati nei principali mercati emergenti.

Il risultato genera un dilemma insormontabile per molte delle economie più dinamiche del mondo. Se cercassero di dare una svolta aumentando i tassi di interesse domestici, non farebbero altro che attirare maggiori afflussi di capitale. Se spingessero al rialzo il tasso di cambio, potrebbero scoraggiare alcuni afflussi di capitale, oltre a penalizzare i propri esportatori e far salire la disoccupazione interna. I policymaker nei mercati emergenti di paesi importanti come Brasile, Cina e Turchia accusano costantemente gli Usa e la loro politica monetaria di favorire problemi inflazionistici, tensione sociale e instabilità politica.

La conseguenza più ovvia e pericolosa dei bassi tassi di interesse applicati nei maggiori paesi industriali è il loro impatto sui prezzi delle materie prime, che risulta particolarmente marcato nel caso dei beni alimentari e del petrolio. Come hanno dimostrato molti economisti, come Jeffrey Frankel, in questi mercati i prezzi vengono stabiliti in base a un processo simile ad un’asta; di conseguenza, i mercati delle commodity trasmettono con particolare rapidità gli effetti dell’espansione monetaria. I prodotti di punta, su cui i produttori hanno investito in modo sostanzioso per mettere al sicuro il mercato, vantano invece prezzi che sono più rigidi e non riflettono altrettanto rapidamente gli effetti della politica monetaria.

Il rincaro dei beni alimentari ha avuto un enorme impatto in molti paesi perché ha dato vita all’espansione dell’area destinata alla coltivazione, portando a maggiori livelli di produzione in tutto il mondo. Nel decennio passato Brasile, Russia e Cina, ma anche Algeria, Egitto e Sud Africa – ossia quei paesi africani i cui governi hanno mantenuto l’equilibrio – hanno assistito a un eccezionale incremento della produzione alimentare.

Potremmo ipotizzare che il mondo è felice perché riesce a sfamarsi di più. Ma gli stessi stimoli economici che rinvigoriscono la produzione alimentare portano problemi di offerta, un calo degli standard di vita e massicce tensioni sociali, soprattutto nei centri urbani.

È importante tenere a mente questi aspetti, dal momento che l’aumento dei prezzi alimentari è storicamente l’elemento scatenante delle rivoluzioni politiche. Le tre rivoluzioni che hanno cambiato il volto del mondo moderno, in Francia, Russia e Cina, hanno avuto origine dalla carenza di generi alimentari, dalla fame e dalle proteste per i prezzi alimentari.

A travolgere l’AncienRegime sono stati il panico scatenato dall’aumento del prezzo del pane nel 1789 in Francia e l’incapacità del governo di garantire le forniture. Luigi XVI veniva sprezzantemente chiamato “le boulanger”, il panettiere. L’inflazione distrusse la stabilità dell’impero russo nel 1917, quando gli agricoltori, preoccupati del minore valore del proprio denaro, fecero incetta di raccolti costringendo le città alla fame. I bolscevichi salirono al potere promettendo pane (e pace). Anche la Cina fu paralizzata dall’inflazione dopo la Seconda guerra mondiale, e il panico per la mancanza di prodotti alimentari rese vulnerabile il paese.

I prezzi dei generi alimentari non si ripercuotono in un solo paese. Rivoluzioni simultanee scoppiarono in Europa nel 1848, a seguito dei raccolti infruttuosi e la più famosa di queste fu la carestia irlandese. I prezzi al rialzo sono stati la miccia che quest’anno ha scatenato il malcontento in Medio oriente e Nord Africa. Sebbene l’economia egiziana e tunisina si stessero sviluppando in modo alquanto soddisfacente, i prezzi dei generi alimentari erano alle stelle.

Per di più, sarebbe sbagliato considerare il fenomeno solo a livello regionale, definendolo solamente Primavera araba. Lo stesso tipo di disordini, che contrappone la campagna alla città e vede i due fronti chiedere più diritti, potrebbero compromettere l’ordine politico in Cina e in altre grandi economie emergenti.

Le ultime decadi sono state costellate da crisi finanziarie che hanno contagiato diversi paesi e creato disordini. Gli effetti del denaro globalizzato stanno ora producendo un nuovo vortice. Nei prossimi anni o mesi assisteremo probabilmente a nuove forme di effetti domino. Come nel 1848, anche oggi la lotta per generi alimentari a prezzi accessibili sta generando un malcontento che trascende le frontiere nazionali, minaccia i regimi stabili e alimenta la richiesta popolare di un ordine politico più giusto.

Reprinting material from this Web site without written consent from Project Syndicate is a violation of international copyright law. To secure permission, please contact us.

Exit from comment view mode. Click to hide this space

Comments (0)

You need to login in order to leave a comment. If you do not yet have an account, please register.

Show comments of
close

The two commenting options explained

Watch a 1 minute video
to discover how you can comment on the entire article or a specific paragraph. The two images below also explain the two ways of commenting.

1) Entire article comment
Once logged in, simply click inside the comment box where it says "Enter text here." Enter and post your comment.

2) Paragraph comment
Please log in first. Then click to the left of the desired paragraph. Your cursor will automatically move to the comments box. Enter and post your comment.

Top Project Syndicate commentaries

Email this article

Your name is required.

Your email is required.


Your friend's name is required.

Your friend's email is required.


A message is required.