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Sviluppo al contrario

CAMBRIDGE – Non c’è bisogno di trascorrere lunghi periodi nei paesi in via di sviluppo per vedere che le loro economie sono un miscuglio di capacità produttiva ed improduttività, ovvero del cosiddetto primo e del terzo mondo. Nelle aree moderne e più produttive dell’economia, la produttività, sebbene ancora tendenzialmente ridotta, è molto più vicina alle percentuali che si registrano nei paesi avanzati.

Questo “dualismo” è uno dei principi più antichi e basilari dello sviluppo economico, teorizzato in primis negli anni ’50 dall’economista olandese, J.H. Boeke, che fu ispirato dalle sue esperienze in Indonesia. Boeke credeva nella separazione netta tra lo stile capitalista e moderno del sistema economico prevalente in occidente ed il modello pre-capitalista e tradizionale predominante nelle aree al tempo definite come “sottosviluppate”. Sebbene le pratiche industriali moderne si fossero già insinuate nelle società sottosviluppate, secondo l’economista danese sarebbero difficilmente riuscite ad entrare a far parte integrante di queste società e a trasformarle  radicalmente.