Sunday, September 21, 2014
2

La Paralisi del Sistema Finanziario Cinese

PECHINO – Anche nei tempi migliori è difficile per le piccole e medie imprese cinesi ottenere prestiti bancari. Ma con l’attuale regime di austerità creditizia, imposto per contenere il surriscaldamento dell’economia e la pressione inflazionistica, rendendo più aspre le condizioni per le PMI, il settore finanziario –il settore cinese meno riformato- sta ora soffocando il cuore pulsante del dinamismo economico del paese.

In tempi normali, il mercato finanziario informale aiuta la PMI ad andare avanti; ma le disavventure di Wenzhou, una cittadina nella provincia dello Zhejiang meridionale rinomata per la sua disinvolta economia privata, hanno dimostrato che il mercato finanziario informale può essere molto volatile ed inaffidabile. Molti dei creditori più importanti si siano dileguati con una grande quantità dei depositi, ed il fallimento di aziende ordinarie è diventato un serio problema. La situazione si è deteriorata al punto tale da giustificare una visita del Premier Wen Jiabao.

Le riserve ufficiali in valuta estera della Cina aumentano ad un ritmo di circa 1 miliardo di dollari per giorno-lavorativo, la quasi totalità dei quali viene utilizzato per acquistare titoli del Tesoro americani, ed altri titoli internazionali che comportano un tasso minimo di rendimento. Allo tempo stesso, circa il 40% del risparmio bancario cinese non viene accreditato. Si potrebbe dunque pensare che i rendimenti del capitale in Cina siano bassi. Ma ci si sbaglierebbe: diversi studi hanno dimostrato che il tasso di rendimento del capitale si trova al di sopra il 10% dalla fine degli anni ’90.

Allora perché, la PMI cinese non può fare affidamento sul settore finanziario formale per le sue operazioni quotidiane? A dire il vero, non è semplice per la PMI ottenere finanziamenti regolari neppure negli altri paesi. Ma non sono molti i paesi che sperimentano lo stesso grado di difficoltà; i sondaggi mostrano in modo consistente che soltanto circa il 10% del finanziamento alla PMI cinese viene dalle banche, mentre per la media mondiale è il doppio. Ed in più, nessuno di questi paesi ha un surplus di capitale della grandezza di quello cinese.

Il principale ostacolo in Cina sono le amministrazioni locali, che sono in competizione con le piccole e medie imprese per i prestiti bancari ed inevitabilmente le estromettono dal sistema di credito regolare. I governi locali si basano sul credito bancario per l’investimento in infrastrutture e per lo sviluppo del settore immobiliare. Un rapporto redatto all’inizio dell’anno dalla Banca Popolare cinese ha messo in luce che quasi un terzo del totale del credito in essere del paese, cioè 14 mila miliardi di renminbi (2.2 trilioni di dollari), era a carico dei governi locali. Negli ultimi anni, il 30- 40% dei crediti bancari sono andati a progetti infrastrutturali del governo.

Un altro ostacolo è rappresentato dal dominio delle grandi banche. Le quattro banche più grandi della Cina detengono il 60% del credito bancario complessivo del paese. Anche se il settore bancario statunitense presenta una concentrazione simile, detiene un numero molto maggiore di istituzioni finanziarie –approssimativamente 18 mila banche commerciali, associazioni di risparmio e locali, casse mute di risparmio, cooperative di credito, rispetto alla Cina con solo circa 400 banche commerciali e 3000 cooperative di credito rurali e banche municipali. Ciò significa che in media le banche in Cina sono più grandi di quelle americane, soprattutto se si considera la differenza delle dimensioni dei PIL dei due paesi.

Le grandi banche tendono a concedere prestiti alle imprese di grandi dimensioni per risparmiare sui costi. Questa propensione è attenuata nei paesi ad economia avanzata da varie forme di finanziamento flessibile offerte dalle grandi banche. Per esempio, una piccola impresa con un passato creditizio rispettabile può accedere al prestito di somme ingenti con una carta di credito. Questo manca in Cina.

Alla fine, è la paralisi del sistema finanziario che crea un divario tra il grande surplus di capitale cinese ed il sistema di finanziamento formale per la PMI del paese. Di sicuro, in alcune zone della Cina meridionale, il settore finanziario informale sta crescendo tanto da raggiungere le dimensioni di quello formale.  

Dal punto di vista dei risparmiatori che partecipano al settore informale è una scelta razionale. I tassi di interesse delle banche sul risparmio sono più bassi del tasso di inflazione –e molto più bassi dei tassi promessi dal settore informale. I tassi di fallimento nel settore informale sono alti, e i creditori possono scomparire con i soldi dei risparmiatori, come accaduto a Wenzhou. Ma a parte questi rischi, investire sul mercato informale può ancora essere una scelta più vantaggiosa che tenere il proprio denaro in banca.

I dati degli ultimi 20 anni mostrano che le autorità finanziarie e bancarie cinesi hanno l’abitudine di adottare un approccio da struzzo nei confronti del settore finanziario informale, facendo finta di tenere sotto controllo il settore fino a quando non emergono seri problemi. Questo approccio non può durare per sempre, e cambiare significa riconoscere l’arretratezza del settore finanziario formale ed intraprendere azioni correttive.

Un passo immediato che le autorità dovrebbero fare, come molti economisti hanno sostenuto per anni, è quello di consentire che il tasso di risparmio rifletta i costi di investimento. In questo modo, i risparmiatori normali tornerebbero a depositare i loro risparmi nelle banche, perché il settore finanziario formale offrirebbe loro un modo per cogliere i vantaggi offerti dalla fenomenale crescita della Cina. Con un maggior numero di depositi a disposizione ed una più flessibile politica dei tassi di interesse, le banche sarebbero in grado di fissare più facilmente un prezzo coerente con i rischi e quindi di concedere più prestiti alle PMI.

Hide Comments Hide Comments Read Comments (2)

Please login or register to post a comment

  1. CommentedParrain Boursorama

    It is instructive that Professor Rogoff cites Harmston. The value of gold is more discussed than the value of bread but there is no doubt which one is the more important and it is not the value of the mineral. Malthusian limits will devalue gold in the long run.

  2. CommentedParrain Boursorama

    It is instructive that Professor Rogoff cites Harmston. The value of gold is more discussed than the value of bread but there is no doubt which one is the more important and it is not the value of the mineral. Malthusian limits will devalue gold in the long run.

Featured