Monday, September 15, 2014
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Barili, Panieri e Obbligazioni

CAMBRIDGE – Si può proprio dire che i prezzi degli idrocarburi, dei minerali e dei beni agricoli siano sulle montagne russe da un po’. Anche se i prezzi delle materie prime sono da sempre più variabili di quelli di manufatti e servizi, i mercati delle commodity negli ultimi cinque anni hanno visto una instabilità straordinaria, quasi senza precedenti.

I paesi specializzati nell’esportazione di petrolio, rame, ferro, grano, caffè o altri prodotti di base hanno visto una forte espansione, ma sono estremamente vulnerabili. Il prezzo in dollari delle commodity può crollare in qualsiasi momento, a seguito di una nuova recessione, di un aumento nei tassi di interesse reali negli Stati Uniti, delle fluttuazioni del clima, o di fattori aleatori specifici ad un determinato settore.

Sono particolarmente vulnerabili i paesi indebitati in dollari o in altra valuta straniera. Se i loro proventi dalle esportazioni precipitassero relativamente agli interessi sulle obbligazioni, ne potrebbero risultare crisi simili a quelle del 1982 in America Latina o alla crisi valutaria del 1997-1998 in Asia e Russia.

Molti paesi in via di sviluppo hanno fatto progressi dagli anni novanta nel passare dall’indebitamento in dollari ad investimenti diretti esteri e ad altre tipologie di flussi di capitali, o nel pagare del tutto i loro debiti. Ma alcuni esportatori di commodity cercano tuttora strade di credito che non li esponga ad eccessivi rischi.

I “commodity bonds” possono offrire un modo pulito per aggirare questi rischi. Chi esporta una qualsiasi particolare commodity dovrebbe emettere obbligazioni con valore nominale in termini del prezzo di quel particolare bene, piuttosto che in dollari o in qualsiasi altra valuta. La Jamaica, per esempio, dovrebbe emettere titoli sull’alluminio; la Nigeria sul petrolio; la Sierra Leone dovrebbe emettere titoli sul ferro; e la Mongolia sul rame. Gli investitori sarebbero in grado di comprare titoli del caffè del Guatemala, del cacao della Costa d’Avorio, della gomma della Liberia, e titoli del cotone del Mali, e dei legami d’oro del Ghana.

Il vantaggio di tali obbligazioni consiste nel fatto che in caso di calo del prezzo mondiale della commodity sottostante, il rapporto debito- export non ha bisogno di crescere. Il costo degli interessi sul debito si aggiusta automaticamente, senza le gravi perturbazioni che derivano dalla perdita di fiducia, crisi, riconversione del debito, e così via.

L’idea non è nuova. Quindi perché non è stata sperimentata prima? Quando questo interrogativo viene posto ai ministri della Finanza dei paesi debitori ed esportatori di materie prime, questi spesso rispondono di temere una domanda insufficiente per questo tipo di titoli.

Una risposta sorprendente dato che i titoli sulle commodity hanno un mercato latente ovvio, radicato nelle reali fondamenta economiche. Dopotutto, le imprese siderurgiche hanno un bisogno intrinseco di protezione contro le fluttuazioni del prezzo del minerale di ferro, proprio come le compagnie aeree e le utilities hanno un bisogno intrinseco di protezione contro le fluttuazioni nel prezzo del petrolio.

Ognuna di queste merci rappresenta un input importante per le grandi aziende. Sicuramente vi è una domanda naturale di “commodity bonds” almeno quanto quella esistente per le polizze di protezione dal rischio di fallimento (gli swaps di credit default - CDS) e per alcuni di quei derivati, complessi in modo bizzarro, attualmente in circolazione!

Ci vuole liquidità per far funzionare un mercato, e può essere difficile metterne in moto uno nuovo fino a quando non si raggiunge una certa massa critica. Il problema potrebbe essere l’assenza di un numero considerevole di investitori che vogliono impegnarsi in posizioni lunghe contemporaneamente sia sul petrolio che sul rischio di credito nigeriano.

Un’ agenzia multilaterale come la Banca Mondiale potrebbe giocare un ruolo cruciale nel lancio di un mercato di titoli sulle commodity. Questa misura sarebbe particolarmente efficace in quei paesi dove la Banca presta già del denaro.

Ecco come potrebbe funzionare. Invece di formulare un prestito alla Nigeria in termini di dollari, la Banca dovrebbe formularlo in termini del prezzo del petrolio ed eliminerebbe l’esposizione al richio legato al prezzo mondiale del petrolio emettendola stessa quantità di obbligazioni denominate in petrolio. Se la banca presta a molteplici esportatori di petrolio, il mercato dei titoli di petrolio che si viene a creare sarebbe molto più grande e più liquido. Questa funzione riunificatrice sarebbe particolarmente importante nei casi in cui ci sono differenti gradi o varietà del prodotto (come per petrolio o caffè), e i cui prezzi possono divergere in modo tale da produrre una differenza importante per gli esportatori.

Un’alternativa per alcuni esportatori di commodity è di proteggersi dal rischio vendendo sul mercato dei futures. Ma uno svantaggio importante dei derivati è la loro breve scadenza. Un paese dell’Africa occidentale con riserve di petrolio appena scoperte ha la necessità di finanziare l’esplorazione, la perforazione e la costruzione della conduttura, il che vuol dire che ha bisogno di coprire un orizzonte temporale di 10- 20 anni, non 90 giorni.

Un altro svantaggio dei derivati è che richiedono un alto grado di sofisticazione –sia tecnico che politico. Nel caso di un aumento del prezzo di una merce, quel ministro della Finanza che ha fatto un ottimo lavoro nel coprire il rischio del prezzo di esportazione sul mercato dei futures, si ritroverà immediatamente accusato di aver fatto del gioco d’azzardo con il patrimonio nazionale. Questo problema di “principale-agente” viene di gran lunga ridimensionato nel caso dei “commodity bonds”.

Se i maghi della finanza internazionale si coordinassero per mettere in atto questa idea immediatamente, gli esportatori sarebbero in grado di evitare il disastro la prossima volta che crolla il prezzo internazionale del prodotto. La Banca Mondiale dovrebbe assumersi questo compito.

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