Saturday, November 29, 2014
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Ban Ki-moon e l’era dello sviluppo sostenibile

NEW YORK – Il mondo può tirare un sospiro di sollievo ora che è stato appena rieletto, per il secondo mandato, il Segretario generale delle Nazioni Uniti Ban Ki-moon. In un mondo frammentato, l’unità globale è di vitale importanza. Negli ultimi cinque anni Ban Ki-moon ha incarnato quest’unità, sia per la sua straordinaria diplomazia che per il ruolo di capo di questa indispensabile organizzazione mondiale.

Vincere le rielezioni alla guida dell’Onu non è una questione semplice. In veste di capo di un’organizzazione che conta 192 stati membri, il Segretario generale risente inevitabilmente delle potenti forze scaturite dalla divisione globale. Il Segretario generale si trova quasi sempre in mezzo a gruppi di paesi contrapposti. Eppure Ki-moon ha trasmesso fiducia globale attraverso la sua leadership fino al punto di ottenere, all’unanimità e senza contestazioni, un secondo mandato.

Il consenso a favore della rielezione di Ki-moon è veramente eclatante perché proviene anche dai cosiddetti P5, i cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Francia e Russia. Questi cinque potenti paesi devono la loro posizione di preminenza nell’Onu agli accordi raggiunti nel secondo dopoguerra, quando conseguirono la vittoria da alleati. Secondo la Carta dell’Onu, i cinque paesi devono approvare l’elezione di ogni Segretario generale. Ban Ki-moon ha ricevuto un forte sostegno da parte di tutti e cinque i membri permanenti.

Ho l’onore di essere consigliere speciale del Segretario generale per gli Obiettivi del Millennio. In questo ruolo, noto come il Segretario generale sia attivo in ogni parte del mondo. È un’esperienza appagante, che dà speranza a chi intende raggiungere risultati importanti nella risoluzione di problemi globali come povertà, minacce ambientali e conflitti violenti.

I numerosi problemi che affliggono il mondo affollano costantemente l’agenda del Segretario generale. Che siano questioni di guerra o di pace, rivoluzioni e colpi di stato, disastri naturali, epidemie, elezioni controverse, oppure gravi minacce come fame, povertà, cambiamenti climatici, migrazioni di massa, qualsiasi crisi richiede inevitabilmente l’attenzione del Segretario generale. È un carico di lavoro che attanaglia la mente e richiede il costante impegno del Segretario generale e del suo team.

Durante un recente viaggio effettuato con Ki-moon in Egitto e Tunisia, ho guardato con una certa soggezione l’abilità con la quale egli sosteneva i cambiamenti democratici in corso in quei due paesi e contemporaneamente si occupava delle numerose rivolte scoppiate nella regione. Ki-moon ha offerto generosamente il proprio supporto ai coraggiosi e giovani leader dei due paesi, che lavorano in prima linea sul fronte dei cambiamenti politici avviati quest’anno.

Sin dal suo insediamento Ki-moon ha ribadito il fatto che molte o gran parte delle più grandi sfide mondiali si scontrano con una semplice ma ingombrante realtà: siamo una società sovra-affollata, interconnessa, globale che conta sette miliardi di persone in lotta per trovare un posto sicuro in un pianeta fortemente vulnerabile. Sfamare il mondo, renderlo sicuro da epidemie come malaria e Aids e conciliare il progresso economico con la sicurezza ambientale locale e globale sono le sfide della nostra epoca. Guerra e violenza spesso celano fame, povertà e degrado ambientale, come i cambiamenti climatici indotti dall’uomo.

Viviamo, in poche parole, in una nuova era globale, che potrebbe essere definita come Era dello sviluppo sostenibile, in cui la nostra sicurezza, e persino la nostra sopravvivenza, dipenderà dalla capacità del mondo di realizzare un triplo impegno: porre fine alla povertà estrema, garantire diritti umani per tutti e proteggere l’ambiente naturale dalle crisi indotte dall’uomo quali cambiamenti climatici, distruzione della biodiversità e sfruttamento intensivo delle riserve idriche e di altre risorse vitali. Ki-moon ha ribadito con forza la necessità di porre lo sviluppo sostenibile al centro del nostro modo di pensare.

Sfide quali povertà, sfruttamento delle risorse, cambiamenti climatici e diritti umani domineranno il secondo mandato di Ki-moon e del suo team. Nel 2012 i governi mondiali si riuniranno a Rio de Janeiro, 20 anni dopo la storica conferenza che si concluse con la sottoscrizione della prima Convezione quadro sui cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Da allora sono stati fatti pochi passi avanti, e dietro le quinte Ki-moon lavora senza sosta per sbloccare l’empasse ed evitare il disastro climatico.

All’inizio del terzo millennio, il suo predecessore, Kofi Annan, fece riunire i leader mondiali allo scopo di adottare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio o semplicemente Obiettivi del Millennio (oppure dall’inglese, Millennium Development Goals o Mdg). Stiamo parlando di otto obiettivi ambiziosi per la lotta contro povertà, fame e malattia che gli stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2015. Ki-moon ha sostenuto con fermezza gli Mdg e ha avviato numerose campagne creative per sensibilizzare il mondo.

Quest’anno, ad esempio, ha lanciato una nuova iniziativa, “Every Mother, Every Child”, tesa a migliorare le cure sanitarie per donne e bambini. Si è battuto per la lotta contro Hiv/Aids, tubercolosi e malaria, sensibilizzando numerosi leader globali e figure pubbliche. Sotto la sua leadership sono stati compiuti notevoli progressi, anche se Ki-moon ci tiene a sottolineare che sono possibili e necessari progressi più repentini. Nel 2015 il Segretario generale contribuirà a guidare il mondo verso impegni ancor più audaci nella lotta tesa a porre fine, nei prossimi due decenni, alla povertà più estrema e alla miseria.

Emerge una grande soddisfazione personale nella storia di Ki-moon, che dà speranza a tutti. Quando Ki-moon viaggia nelle regioni impoverite dell’Africa, si mescola con le popolazioni locali e racconta come è cresciuto tra la povertà e la miseria della Corea degli anni 50 – e come, puntando sul duro lavoro, sull’istruzione, sulla scienza moderna e su valori comuni, la Corea del Sud si sia trasformata in uno dei paesi più ricchi del mondo.

La scalata di Ki-moon dalla povertà alla leadership globale è analogo al percorso seguito dal suo paese. È una storia di rispettabilità, impegno e generosità che ha guadagnato la fiducia del mondo e che può contribuire a guidare il mondo in un’epoca che riserva rischi senza precedenti e straordinarie opportunità.

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