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Una crescita austera?

WASHINGTON – La reazione del governo tedesco all’appello del neoeletto Presidente francese François Hollande a favore di politiche orientate alla crescita sta a indicare l’intenzione di non apportare alcun cambiamento ai programmi di austerità nell’eurozona. Le misure di sostegno alla crescita, tra cui ulteriori prestiti da parte della Banca Europea per gli Investimenti o l’emissione di project bond garantiti congiuntamente per finanziare investimenti specifici, potrebbero essere tutt’al più “un’aggiunta” a questi programmi.

Molti sia all’interno che all’esterno della Germania dichiarano che sono necessarie sia austerità che crescita, e che un’enfasi maggiore sulla crescita non dovrebbe per forza implicare una riduzione delle misure di austerità. Il dramma dell’attuale crisi dell’eurozona ha focalizzato l’attenzione sull’Europa, ma è in realtà il modo in cui verrà messo in atto proprio in Europa il dibattito su crescita e austerità ad essere molto più rilevante, persino per gli Stati Uniti.

Bisogna stabilire tre punti fondamentali. Innanzitutto, in un contesto di disoccupazione elevata e di eccesso di capacità, la produzione a breve termine è determinata principalmente dalla domanda e non dall’offerta, Nei paesi membri dell’eurozona, è possibile mantenere solo la politica fiscale a livello nazionale in quanto la Banca Centrale Europea ha il controllo della politica monetaria. E’ vero, pertanto, che una crescita immediata necessita una riduzione più lenta del deficit fiscale.

L’unica controindicazione è il fatto che una modifica fiscale più lenta potrebbe ridurre ulteriormente la fiducia e vanificare lo scopo, con il risultato di una minore spesa privata. Ciò potrebbe verificarsi se un paese dichiarasse di rinunciare a qualsiasi piano di consolidamento fiscale e al sostegno internazionale ad esso legato, ma ciò è altamente improbabile se un paese decide di allungare il periodo di aggiustamento fiscale in consultazione con le istituzioni di sostegno come il Fondo Monetario Internazionale. In effetti, nel rapporto World Economic Outlook per il 2012, l’FMI ha esplicitamente raccomandato alla Spagna di rallentare il consolidamento fiscale.

Senza un sostegno significativo a breve termine per raggiungere una domanda efficace, molti paesi in crisi potrebbero dover affrontare una spirale verso il basso con tagli alla spesa, riduzione della produzione, aumento della disoccupazione e deficit più elevati a causa dell’aumento delle spese per la rete di sicurezza e della diminuzione delle entrate fiscali legate alla riduzione della produzione e del lavoro.

In secondo luogo, è possibile, anche se non facile, optare per dei pacchetti di consolidamento che favoriscano, più di altri, la crescita. C’è una chiara distinzione tra spese di investimento e spese correnti che è stata evidenziata dal Primo Ministro italiano Mario Monti. Le prime, se ben definite, potrebbero gettare le basi per una crescita a lungo termine.

C’è poi una distinzione tra la spesa pubblica che porta ad un aumento del moltiplicatore, come i sussidi ai redditi più bassi con una propensione elevata alla spesa, e le riduzioni di imposta sui ricchi, di cui una proporzione significativa viene tendenzialmente risparmiata. 

Ultimo ma non per importanza, ci sono riforme strutturali a lungo termine, come quelle del mercato del lavoro, in grado di aumentare la flessibilità senza portare a licenziamenti su vasta scala (un modello di successo già implementato in Germania). Similarmente, anche le riforme pensionistiche possono aumentare la sostenibilità fiscale a lungo termine senza creare conflitti sociali. Una persona anziana in salute potrebbe apprezzare il fatto di lavorare part-time con il beneficio della flessibilità. Il compito è quello di integrare questa tipologia di lavoro nel funzionamento complessivo del mercato del lavoro con l’aiuto di una regolamentazione e incentivi adeguati.

Infine, soprattutto in Europa dove i paesi sono strettamente legati dal commercio, una strategia coordinata che dia più tempo per il consolidamento fiscale e delinei delle politiche a favore della crescita comporterebbe una serie di vantaggi rispetto alle strategie individuali dei paesi grazie a delle ripercussioni positive (e evitando la stigmatizzazione di determinati paesi). Ci dovrebbe essere una strategia di crescita europea piuttosto che spagnola, italiana o irlandese. Paesi come la Germania che hanno un surplus di conto corrente trarrebbero vantaggio nell’aiutare a stimolare l’economia europea nel suo insieme.

Una riduzione fiscale rallentata, uno spazio di investimento per i budget statali, dei pacchetti a favore della crescita ed un coordinamento di politiche nazionali con un contributo essenziale da parte dei paesi con surplus potrebbero rappresentare un aiuto significativo per il superamento della crisi da parte dell’Europa nel medio termine. Purtroppo, la Grecia è diventata un caso speciale che richiede un trattamento focalizzato e specifico e, molto probabilmente, un’ulteriore cancellazione del debito pubblico.    

Ma una serie di mosse insufficienti e a volte controproducenti, unite al panico e a reazioni esagerate nei mercati finanziari, hanno portato alcui paesi, come la Spagna che è un’economia fondamentalmente forte e solvente, sull’orlo del precipizio e con lei tutta l’eurozona. Nell’immediato breve termine, non c’è nulla che abbia senso, neppure un ottimo progetto di investimento pubblico o la ricapitalizzazione di una banca se il governo si trova a dover chiedere prestiti ad un tasso di interesse pari al 6% o più per finanziarlo.

Questi tassi di interesse devono essere ridotti tramite l’acquisto da parte della BCE di bond statali nel mercato secondario fino al raggiungimento di un livello sufficientemente basso degli interessi passivi già stabilito, e/oppure tramite l’utilizzo delle risorse del Meccanismo di Stabilità Europea. La soluzione migliore sarebbe rinforzare l’efficacia di entrambi i canali utilizzando entrambe le misure, e farlo immediatamente.

Un simile approccio creerebbe un momento di respiro necessario per ripristinare la fiducia e implementare le riforme in un’atmosfera di moderato ottimismo piuttosto che di disperazione. Il rischio di un’inazione o di un’azione inadeguata ha ormai raggiunto proporzioni enormi.

Non è stato un terremoto catastrofico o uno tsunami a distruggere la capacità produttiva dell’Europa del sud. Quello che stiamo osservando, e che sta ora avendo gravi conseguenze a livello mondiale, è un disastro prodotto dall’uomo che può essere arrestato e invertito attraverso una risposta politica coordinata.

Traduzione di Marzia Pecorari