Saturday, August 23, 2014
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Un nuovo modello di crescita per l’Asia

MILANO – La percentuale di economia globale concentrata nelle mani dei mercati emergenti (soprattutto asiatici) è cresciuta costantemente negli ultimi decenni. Per i paesi dell’Asia, soprattutto nel caso di Cina e India, che rappresentano i due giganti dell’area, lo sviluppo sostenibile non sarà più una sfida globale, ma una questione nazionale riguardante le strategie di crescita. Questi fatti segnano una profonda trasformazione nella struttura globale delle strategie orientate alla sostenibilità.

Nei prossimi decenni la quasi totalità della crescita mondiale di consumo energetico, urbanizzazione, uso di automobili, viaggi in aereo ed emissioni di carbonio arriverà dalle economie emergenti. Entro la metà del secolo il numero di persone che vivranno in quelle che saranno (per allora) economie ad alto reddito crescerà, passando dal miliardo di oggi a 4,5 miliardi. Nei prossimi 30 anni il Pil globale, che si attesta attualmente a circa 60mila miliardi di dollari, triplicherà.

Se le economie emergenti cercassero di raggiungere i livelli di reddito dei paesi avanzati seguendo grossomodo lo stesso modello dei predecessori, l’impatto sulle risorse naturali e sull’ambiente sarebbe enorme, rischioso e probabilmente disastroso. Uno o più punti critici porterebbero certamente il processo a una brusca frenata. La sicurezza e i costi energetici, la qualità dell’acqua e dell’aria, il clima, gli ecosistemi sulla terra e negli oceani, la sicurezza alimentare sarebbero in pericolo.

Al momento, quasi tutte le misure standard relative alla concentrazione di potere economico globale indicano un trend in calo. Se tale situazione dovesse continuare, potremmo avere un mondo in cui ogni paese che fa leva sulle risorse naturali e sull’ambiente contribuirà a fare della sostenibilità un’importante sfida globale, dal momento che emergerebbe nella sua forma più estrema il problema del “free rider” (ossia di chi sfrutta il sistema a proprio vantaggio senza dare alcun contributo). Per evitare che questo accada, servono accordi globali che incidano sulla crescita, oltre a sistemi atti a garantire la compliance.

La tendenza relativa alla concentrazione del potere economico si invertirà tra circa dieci anni a partire da ora, a causa delle dimensioni e dei tassi di crescita di India e Cina, che insieme rappresentano quasi il 40% della popolazione mondiale. Sebbene attualmente il loro Pil combinato sia un’esigua frazione della produzione globale (circa il 15%), tale percentuale è destinata a crescere rapidamente.

Entra la metà del secolo, l’India e la Cina rappresenteranno 2,5 miliardi dei 3,5 miliardi di persone ad alto reddito che andranno a sommarsi a quelle dei paesi avanzati. Da soli, faranno quantomeno raddoppiare il Pil globale nelle prossime tre decadi, anche nel caso in cui gli altri paesi non registrassero alcuna crescita.

Per l’India e la Cina, prese singolarmente o insieme, la sostenibilità non sarà più una questione principalmente globale, bensì una sfida nazionale per la crescita a lungo termine. Gli schemi e le strategie di crescita, nonché i compromessi e le scelte che faranno in termini di stile di vita, urbanizzazione, trasporti, ambiente ed efficienza energetica, dimostreranno se le loro economie riusciranno o meno a completare la lunga transizione verso livelli di reddito avanzato.

I due paesi lo sanno. I policymaker, gli uomini d’affari e i cittadini di Cina e India (e dell’Asia a un livello più ampio) sono sempre più consapevoli del fatto che gli storici percorsi di crescita seguiti dai predecessori non funzioneranno, perché non prendono in considerazione un’economia mondiale le cui dimensioni sono triplicate.

Questi paesi dovranno quindi inventarsi nuovi schemi di crescita per raggiungere i livelli di sviluppo dei paesi avanzati. Poiché sono troppo grandi per essere “free rider”, gli stimoli relativi alla sostenibilità stanno diventando priorità nazionali. Le intuizioni si stanno rapidamente allineando alla realtà secondo cui la sostenibilità deve diventare un ingrediente fondamentale della crescita. Il vecchio modello non funzionerà.

Ovviamente, nessuno ad oggi sa in che modo perseguire la sostenibilità, viste le dimensioni triplicate (o forse più) dell’attuale economia mondiale. Questo obiettivo sarà determinato da un processo di scoperta, sperimentazione, innovazione e creatività, che lungo il percorso scenderà anche a compromessi. In ogni caso, tali questioni non saranno più ignorate, a prescindere da cosa sceglieranno di fare gli altri paesi e da quale accordo globale sarà raggiunto.

Le economie emergenti, di ampie dimensioni e ad alta crescita, godono di particolari vantaggi. Integrare la sostenibilità nelle strategie e nelle politiche di crescita è nel loro interesse ed è coerente con gli orizzonti temporali a lungo termine. Il materiale ereditato che si può trovare nei paesi avanzati, come ad esempio il modo in cui sono configurate le città, non deve essere sostituto nella stessa misura. Il 12° Piano quinquennale cinese abbassa le previsioni di crescita (al 7%) per dare “spazio” a questioni come equità, sostenibilità e ambiente. Il processo atto a riscoprire un nuovo percorso di crescita è iniziato.

Il tema della sostenibilità visto come elemento cruciale delle strategie di crescita nelle maggiori economie future del mondo è un evento straordinariamente positivo, perché indica che le esigenze, gli obiettivi e le priorità nazionali prevalgono sugli accordi internazionali.

Tutto ciò potrebbe sembrare in disaccordo con il comune buon senso. In che modo un Pil globale triplicato e un’espansione quadruplicata della popolazione mondiale ad alto reddito potrebbero essere una buona notizia, considerando quali sarebbero le implicazioni? Dipende dall’alternativa. Una lenta crescita globale gioverebbe alle risorse naturali e all’ambiente. Ma questo non avverrà, a meno che non collassino le risorse mondiali e le fondamenta ambientali. La base è un’elevata crescita dei mercati emergenti, che si può raggiungere con l’innovazione e l’aggiustamento del percorso di crescita.

Dal momento che gli asiatici spingeranno la crescita verso modelli più sostenibili, invoglieranno anche altri a farlo, generando nuove tecnologie, abbassando i costi della crescita sull’ambiente e indebolendo la tesi secondo cui la leadership incorrerà in costi competitivi e in altri costi economici ma troverà scarsi vantaggi.

Dire che i problemi del “free rider” sono passati, o che gli accordi multinazionali non sono più allettanti, sarebbe improprio. Ma un reale progresso parallelo, spinto dalla necessità e dall’interesse personale, sta divenendo il percorso più probabile in una visione di medio termine.

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