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Gli odiosi debiti di Mubarak

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2011-10-06

NEW YORK – Uno sguardo alle finanze pubbliche dell’Egitto rivela un fatto allarmante: gli interessi che il Paese paga sui prestiti esteri sono superiori al budget complessivo previsto per istruzione, sanità ed edilizia. In effetti, questi costi per la copertura del debito rappresentano da soli il 22% delle spese totali del governo egiziano.

È impossibile non considerarne l’impatto. Data la crescente incertezza politica e il rallentamento economico, l’Egitto assisterà con tutta probabilità all’inevitabile calo delle entrate pubbliche, all’aumento di richieste per le spese urgenti e all’impennata dei tassi di interesse sull’indebitamento governativo. Questo scenario potrebbe portare a una catastrofe fiscale per il governo proprio nel momento in cui il Paese tenta una complicata transizione politica.

Il debito pubblico dell’Egitto si aggira attorno all’80% del Pil, molto vicino a quel 90% che gli economisti Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart identificano come precursore di lenta crescita ed elevata vulnerabilità verso le crisi finanziarie e fiscali. Gli egiziani dovrebbero gettare uno sguardo a nord, alla crisi debitoria europea, per capire che sarebbe meglio venir fuori ora dai problemi di debito invece di aspettare che questo raggiunga le proporzioni greche.

Questo debito è stato accumulato durante il regno trentennale del presidente deposto, Hosni Mubarak. Nel diritto internazionale, il debito che incorre senza il consenso dei cittadini e che non viene utilizzato a loro vantaggio, è definito “odioso”, e in quanto tale esime il governo debitore al pagamento di obbligazioni contratte dal precedente regime. La ragione è semplice e logica: se qualcuno prende soldi in prestito a mio nome in modo fraudolento, non spetta a me ripagare il debito, e lo stesso vale per la popolazione di un paese nel momento in cui un leader non rappresentativo contrae prestiti a loro nome e a loro scapito.

Per trent’anni i debiti di Mubarak non hanno fatto altro che arricchire il presidente e il suo seguito, impoverendo e reprimendo il resto dell’Egitto. La corruzione era diffusa, e non solo quella celata: il denaro pubblico veniva apertamente utilizzato per sostenere molte aziende con assurdi pretesti del tipo “dobbiamo incentivare la crescita economica” e “creare occupazione”. Oltre a scatenare il fenomeno della “regulatory capture” (ossia quando le autorità di regolamentazione non agiscono nell’interesse della collettività ma sono “catturate” da interessi particolari), questa situazione danneggiava la competitività, l’apertura del mercato e le aziende egiziane di piccole e medie dimensioni.

Ora i beneficiari di questa generosità sono per lo più in carcere, in attesa di processo. I cittadini egiziani, invece, hanno solamente visto questi soldi sottoforma di apparato statale in continua espansione, che ha rafforzato il regime di Mubarak, schiacciando i dissidenti e reprimendo milioni di persone. Quando a gennaio gli egiziani sono insorti contro Mubarak, sono stati fronteggiati con le armi pagate con i debiti.

È giusto aspettarsi che gli egiziani continuino a pagare per la repressione e per l’impoverimento perpetrati da Mubarak e dai suoi amici? Dato che questi soldi hanno chiaramente avvantaggiato Mubarak ma non la sua gente, non dovrebbe essere Mubarak, invece delle sue vittime, a rispondere delle proprie azioni?

Il tipo di regime condotto da Mubarak è stato sotto gli occhi di tutti per molti anni, così come è stato chiaro il modo in cui veniva utilizzato il denaro. Un prestatore prudente avrebbe dovuto considerare questi fatti prima di concedere prestiti. Le banche e le istituzioni internazionali che hanno prestato denaro a Mubarak dovrebbero assumersi la responsabilità per aver scelto di finanziarie il suo regime repressivo.

Il nuovo Egitto dovrebbe prendere chiaramente le distanze da Mubarak e dai suoi creditori, lasciando che questi risolvano il problema tra di loro senza coinvolgere i cittadini egiziani. L’unico ruolo del governo egiziano dovrebbe essere quello di aiutare a liquidare i beni di Mubarak per ripagare i debiti qualora ve ne fosse la necessità.

Questo non solo sarebbe giusto, ma darebbe anche un’importante lezione a coloro che finanziano i dittatori – una lezione che potrebbe avere un impatto immediato e positivo a livello mondiale. Chi presta soldi a un regime repressivo non si aspetterà più che a ripagare i debiti siano i successori, rendendo in tal senso più accorti i prestatori di tutto il mondo.

Il precedente egiziano porterebbe consapevolezza e sobrietà a un’intera generazione di prestatori che non ha l’abitudine di considerare questo tipo di rischio e che potrebbe non conoscere la dottrina del debito odioso. I regimi repressivi avrebbero maggiori difficoltà a contrarre prestiti e di conseguenza sarebbero frenati nell’attività di repressione della propria gente, mentre diverrebbe più semplice e vantaggioso per i governi responsabili e legittimati ottenere fondi sostanziosi in caso di necessità.

Trasferire la responsabilità del debito estero a Mubarak non dovrebbe avere conseguenze economiche negative per l’Egitto nel lungo periodo. Questa mossa non deve essere vista come un’operazione di legittimazione della noncuranza fiscale, bensì come un primo tentativo per contrastarla. Con un peso debitorio minore e i pagamenti degli interessi, la posizione fiscale dell’Egitto migliorerebbe significativamente, e le minacce alla crescita economica farebbero un passo indietro. La conseguente cautela dei prestatori esteri eviterebbe ai futuri governi egiziani di accollare, irresponsabilmente, il debito al proprio popolo.

L’aspetto più importante forse è che potremo dire definitivamente addio ai giorni in cui l’indebitamento era finalizzato a costruire un ampio apparato di sicurezza statale. Per il bene degli egiziani e dei popoli che, in qualunque parte del mondo, vivono sotto la tirannia, è necessario che il governo dell’Egitto prenda una posizione coraggiosa.

Saifedean Ammous è visiting scholar al Center for Capitalism and Society della Columbia University e docente a contratto di economia presso l’Università americana libanese.

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slightly_optimistic 04:11 06 Oct 11

Interesting example. Many countries could no doubt appeal for debt write-off; the argument being that the population are unreasonably expected to repay debt that was not used for the needs or in the interests of the state.

 

Following the appeal the Paris Club of public creditors, or whatever replaces it in time, might be persuaded to write off some of the debt. This would switch the liability to the Club's taxpayers rather than the taxpayers of the indebted country.

However, significantly, there is no guarantee that private creditors would be equally philanthropic with the debts they are due - in fact the write off by the Paris Club makes it easier for the impoverished country to service private loans. More loans could then be taken out.

The European Union also has a problem with its debt. There is no effective cross-border management of debt levels yet.


mvl28 07:34 06 Oct 11

This is something that already happen in other countries, such as Equador. The United States already used this concept, more than once. This documentary describes more recent similar situations while explaining the two cases above. 

http://www.debtocracy.gr/indexen.html

It's about Greece's debt, altough here it is not so simple, because its different from an opressed regime like it was Egipt's case, where, I believe, that there should be no doubt that the use of the money was not for the benefit of the population.

Also, the creditors by writing off some of their debt, hopefully would make other creditors not give private loans so easily, because of the risk in losing money. Unfortunately, there are many and usually they always win more that they lose.


RobJones 02:30 07 Oct 11

Pardon my ignorance, but I thought that Islam prohibited acceptance or payment of interest. Is this true?


slightly_optimistic 12:03 07 Oct 11

Why do the Paris Club use their taxpayers continually to bail out private financial institutions?

"Someone I had better not identify said the reason international meetings seldom produce the positive co-operation that could help solve the world's problems is that the people sitting round the table are too often more interested in their next job than the next generation", reported financial and economics commentator Anthony Hilton. http://www.thisislondon.co.uk/markets/article-23932181-kings-five-points-deserve-respect.do


relkishky 01:36 10 Oct 11

Isn't it strange that Mr. Saifedean Ammous, an economics lecturer, doesn't understand the difference between domestic debt and foreign debt?


dismalscientist 08:15 11 Oct 11

Until very recently, Egypt's foreign reserves were approx equal to its foreign debt. That is changing now. The bulk of its debt is financed by local banks. and at $1,000 per capita, total debt not crushing.

And Egypt needs an external credit rating, because it will certainly need to borrow to kick start the economy again once it finds a leadership withthe courage to confront the difficult choices in front of it.

 


dismalscientist 08:16 11 Oct 11

And to Rob Jones' point, countries don't have religions, people do.


Hanias 06:50 07 Nov 11

if 85% of the debt is domestic, how can this count as odious? the debt payments you mention are somewhat innacurate and include both domestic and other debts.



AUTHOR INFO

Saifedean Ammous is Assistant Professor of Economics in the Lebanese American University and Foreign Member at Columbia University’s Center for Capitalism and Society.
Take a link for this article:
<a href="http://www.project-syndicate.org/commentary/ammous2/Italian">Gli odiosi debiti di Mubarak</a>