Wednesday, September 17, 2014
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La Recessione Politica degli Stati Uniti

BERKELEY – Oggi, le probabilità che gli Stati Uniti vadano in recessione l’anno prossimo sono circa del 36%. La ragione è tutta politica: la polarizzazione delle diverse parti in gioco ha raggiunto livelli mai visti prima, minacciando di mandare a gambe all’aria l’economia statunitense a ruzzolare sul “fiscal cliff” – l’aumento automatico delle imposte ed il taglio della spesa che entreranno in vigore all’inizio del 2013 a meno che Democratici e Repubblicani non trovino un diverso accordo.

Più di un secolo fa, nel corso della prima “Gilded Age”, la politica americana era altrettanto estremamente polarizzata. Nel 1896, il futuro presidente Theodore Roosevelt si comportò da mastino repubblicano. Infatti accusò il candidato democratico alle presidenziali William Jennings Bryan di essere un semplice burattino nelle mani del sinistro governatore dell’Illinois, John Peter Altgeld.

Roosevelt dichiarò che Bryan sarebbe stato “come l’argilla nelle mani del vasaio sotto l’astuto controllo del comunista dell’Illinois, uomo ambizioso e senza scrupoli”. Il “libero conio di moneta” non sarebbe altro che “un passo verso un generalizzato sistema socialista, dottrina alla base del suo credo politico”. Roosevelt sosteneva che “Bryan e Altgeld, cercavano di ribaltare…le politiche fondamentali alla base del controllo del governo fin dalla sua costituzione”.

Si tratta di un linguaggio estremistico come quello che si ascolta oggi – e da parte di un uomo che di lì a poco sarebbe diventato Vice Presidente (e successivamente Presidente, in seguito all’assassinio di William McKinley). Abbiamo udito il Governatore del Texas Rick Perry chiedere indirettamente il linciaggio del suo collega repubblicano, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, se avesse avuto l’ardire di farsi vedere nel suo Stato. Ed abbiamo visto il Segretario di Stato del Kansas Kris Kobach valutare la possibilità di rimuovere il Presidente Barack Obama dalla scheda elettorale del Kansas, perché, suggeriva Kobach, Obama non è un “nativo americano”.

Ma è improbabile che Perry o Kobach arrivino mai alla presidenza degli Stati Uniti, mentre invece Theodore Roosevelt non fu soltanto un uomo di parte. Roosevelt fu felice di trovare un accordo con i Democratici - di mettersi a capo non solo del Partito Repubblicano, ma della coalizione progressista bipartisan, cercando sia di mettere insieme le due forze, sia di fare la spola tra loro per conseguire gli obiettivi legislativi e politici.

Obama segue a grandi linee la politica per la sicurezza di Ronald Reagan (secondo mandato), la politica di spesa di George H.W. Bush, la politica fiscale di Bill Clinton, la politica di regolamentazione finanziaria del bipartisan Squam Lake Group, la politica migratoria di Perry, la politica sul cambiamento climatico di John McCain, la politica sanitaria di Mitt Romney (almeno quando Romney era governatore del Massachussetts). E tuttavia non ha ottenuto altro che pressoché nessun esponente del partito Repubblicano sostenga le proprie politiche.

Infatti, come Clinton prima di lui, Obama non è stato in grado di guadagnarsi il voto dei senatori repubblicani, come quello di Susan Collins per la sua politica sulle campagne finanziarie, di McCain per la sua politica sul cambiamento climatico, e - cosa più ridicola – di Romney per il proprio piano di assistenza sanitaria. Allo stesso modo, non è stato in grado di ottenere il sostegno del candidato repubblicano alla vicepresidenza Paul Ryan per l’approvazione delle sue stesse proposte per il controllo dei costi sanitari.

Ci sono ovvie ragioni per questo. Grandi porzioni della base repubblicana, tra cui molti dei più grandi finanziatori del partito, considerano qualsiasi presidente democratico un nemico illegittimo degli Stati Uniti, cosicché tutto ciò che propone chi è in carica e sbagliato e quindi da ostacolare. E i quadri repubblicani si comportano in questo modo con Obama anche più di quanto hanno fatto con Clinton.

Questo punto di vista influenza chiaramente i repubblicani detentori di cariche pubbliche, che temono la belva partigiana che rifornisce le banche telefoniche delle loro campagne e tiene i cordoni della borsa. Inoltre, dalle elezioni di Clinton nel 1992, i leader del partito repubblicano ritengono che la creazione di condizioni di stallo nel momento in cui vi è un democratico alla Casa Bianca, che dimostra così l'incapacità del governo di agire, sia la strada migliore per raggiungere il successo elettorale.

Queste le macchinazioni dei repubblicani tra il 2011 e il 2012. E le elezioni di novembre non hanno modificato i rapporti di forza in nessun ambito del governo americano: Obama rimane presidente, i repubblicani mantengono il controllo della Camera dei Rappresentanti, e i democratici il controllo del Senato.

Ora, è possibile che i legislatori repubblicani possano ribellarsi contro i loro leader, sostenendo che questi sono stati candidati con il compito di governare, non di paralizzare il governo, nella speranza che così facendo il partito possa regnare incontrastato dopo le prossime elezioni. È possibile che i leader repubblicani come i Rappresentanti John Boehner e Eric Cantor e il senatore Mitch McConnell convengano che la loro politica di ostruzionismo sia stata un fallimento. Potrebbero prendere atto che, benché l'economia rimanga depressa ed in gravi difficoltà a causa di una crisi finanziaria di cui loro hanno creato le premesse, le politiche di Obama sono state di gran lunga le migliori rispetto a quelle di qualsiasi altro paese avanzato, e concludere che la sua è stata una presidenza relativamente positiva, e che meriti di essere sostenuto.

Ma non è il caso di contarci. In questo momento, tutti i principali politici statunitensi dichiarano ai giornalisti di fiducia di essere sicuri che il compromesso sulla "fiscal cliff" venga raggiunto entro la fine di dicembre. Ma rilasciano queste dichiarazioni a chi li sostiene perché pensano che il pessimismo di oggi possa portarli ad essere accusati di ostruzionismo in seguito.

Mi sembra che siano attorno al 60% le probabilità che un inizio reale del negoziato non avvenga prima dell’incremento delle aliquote fiscali del primo di gennaio 2013. E mi sembra che, se la politica ostruzionistica continuerà per tutto il 2013, c’è il 60% di probabilità che questo porti gli Stati Uniti verso la recessione. Speriamo che questa sia breve e non molto acuta.

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  1. CommentedPaulo Sérgio

    There will be costs for the kind of divisive politics the United States has been entertaining for a decade now. But, it's the same leadership on display across the Atlantic.

    I think, this displays some myopia with regards the period for which slow and zero growth economies will remain influential. But for leading export-led emerging giants, this is a sort of "it's our fiscal cliff, but your problem."

  2. CommentedVan Poppel charles

    sir, thank you for your speedy answer; but you should formulate an efficient strategy and defend it and not blame the other man for not being able to do that;

  3. CommentedVan Poppel charles

    after reading this comment I arrived at the conclusion that even the most sophisticated american economics professors at the most sophisticated US universities do not know anymore to formulate an efficient policy strategy to overcome the actual " big recession" in the biggest economy of the world; that's dreadful for economic science as also Nobel price economists.

      Portrait of J. Bradford DeLong

      CommentedJ. Bradford DeLong

      Interesting. Why did you conclude that? From where I sit, we know very well how to overcome the big recession--but there are a lot of bad and underbriefed actors sending fake messages and confusing people, and assembling the political coalition is very hard.

  4. CommentedPaul A. Myers

    What Washington does has consequences out in the country. But the country does not seem to believe it. So I suspect the country has to "feel it" and then push back on Washington.

    Tens of millions of people are going to need more than just Social Security and Medicare and Medicaid. I suspect the Republicans know this and simply don't want to pay for it. So they work to lock in ceilings now.

    So the Republicans have two goals: lock in low tax rates for the wealthy and spending ceilings on the lower half of the income distribution. These positions will only be overcome by brute political power, not by sweet reason.

    The Republican goal is actually recession, which is a form of austerity. Let's see if their big business allies really want to go down this road!

  5. CommentedCarol Maczinsky

    In short: how to unwreck the right wing of the US political spectrum, how to promote decent conservative policies.

  6. CommentedCarol Maczinsky

    You mix two crisis: First an inevitable economic downturn and the political turmoil that would emerge from it, second a republican policy crisis which promotes extremism. You have a government which supports terrorism, torture and assinations abroad and an insane opposition which makes it look the lesser evil. Where is "conservative" conservatism in the US?

  7. CommentedProcyon Mukherjee

    Betwixt a market that already believes that the fiscal derangement has been avoided and the rising tide of reports that show that compromise is mired by a dithering polity that flourishes on the hopes of an economic revival that is not based on equity and responsibility, but in a recurring rent seeking at the back of far less modest monetary policy that pushes products and services in the expectation of a demand, which falters time and again to actually happen.

    Why call it recessive politics, this is the process that gets the majority to select the best amongst the worst, while the divide is orchestrated over gigabytes of media space and funded by a transparence? Continuation of the divide whether for better or worse is a part of democracy through discussion, as long as it is under the aegis of a public scrutiny.

    Procyon Mukherjee

  8. CommentedCher Calusa

    "let us hope that it will be short and shallow"... I heartily disagree to this notion of "hoping". This is what got everybody into this financial mess. We have consistently closed our eyes tightly and have hoped that all the imbalance in our economic system would somehow go away. Now let's consider that we don't have an economic system separate from any other on this planet. All countries sink or swim together in today's interconnected climate. The problems has always been exploitation and excess. This activity has spread across the entire globe and now we are at the natural end to this system. The more third world economies grow, the less they will tolerate exploitation and this is actually progress. We're ready for something totally new, a world in which balance and cooperation is more important than profits and exploitation. It is destined to happen either by our global creative effort or after a natural collapse. In the wake of this economic configuration we humans have also created imbalance socially and environmentally. May we open our eyes bravely and face the facts!

  9. CommentedZsolt Hermann

    The way things work is that usually there is an objective, absolute state, and than there is the perception of it.
    For example somebody can be very sick, even terminally sick which is obvious to others, but the person himself still thinks he is healthy or maybe a little sick but everything is going to be better by itself as time goes by.
    It is the same with the US and humanity in general.
    We have been talking about climate change, how it will change the weather, our life, and suddenly now we realize it is not going to happen in some faraway future, we are already living through it, hammered by it in a very unpredictable manner.
    We are talking about peak oil, depleted natural resources sometime in the future, the truth is those changes are already upon us, and very significant lack of resources, including water and food resource shortages will hit us very soon, very much within the lifetime of this generation.
    We are talking about financial and economical crisis, political recession happening soon, the truth is we are already in it, simply more and more layers of makeup, cosmetic surgery is holding the rotten body together, but in many very real countries the life of the public is affected by it very severely day to day, and this is spreading fast all over the globe.
    The great American soap opera, highlighted by the more than year long election campaign is finished, the reality starts biting, and very soon a much worse reality will dawn on this country, and to China, and to the whole of Europe than people would like to imagine.
    We have been cheating the global, natural, interconnected and interdependent system for too long and there is no more place or resource to cheat any longer.
    We cannot ignore that the whole socio-economic system we are stubbornly pushing is false, and is built on a fantasy.
    We will wake up very soon, either by conscious examination of ourselves and the system around us, or by a very rude awakening through unpredictable and volatile events hitting us from all sides.

  10. CommentedMark Pitts

    Is this supposed to be political analysis? It reads more like partisan advocacy.
    In any case, we should add to the author's list of extreme political speech the repeated accusation that any one who voted against Obama is a racist.

      Portrait of J. Bradford DeLong

      CommentedJ. Bradford DeLong

      Why? Do you object to the observation that: "Obama broadly follows Ronald Reagan’s (second-term) security policy, George H.W. Bush’s spending policy, Bill Clinton’s tax policy, the bipartisan Squam Lake Group’s financial-regulatory policy, Perry’s immigration policy, John McCain’s climate-change policy, and Mitt Romney’s health-care policy (at least when Romney was governor of Massachusetts). And yet he has gotten next to no Republicans to support their own policies"? If you object to it, what is wrong with it? Simply stating what has happened is analysis, after all...

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