Friday, July 25, 2014
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La nuova Era Progressista d’America?

NEW YORK – Nel 1981 il presidente americano Ronald Reagan iniziò il suo mandato facendo una famosa affermazione: “Il governo non è la soluzione al nostro problema. Il governo è il problema”. Trentadue anni e quattro presidenti più tardi, il recente discorso inaugurale di Barack Obama con una forte nozione del ruolo del governo per risolvere le sfide più pressanti d’America – e del mondo – sembra calare il sipario su quell’era.

L’affermazione di Reagan del 1981 fu straordinaria. Segnalava come il nuovo presidente d’America fosse meno interessato ad avvalersi del governo per risolvere i problemi della società che a tagliare le tasse, soprattutto a beneficio degli abbienti. Fatto più importante, la sua presidenza ha avviato una “rivoluzione” a partire dalla destra politica – contro i poveri, l’ambiente e la scienza e la tecnologia – che è durata per tre decenni, e i suoi principi sono stati confermati, più o meno, da tutti coloro che gli sono succeduti: George H. W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush e, per certi versi, da Obama nel suo primo mandato.

La “rivoluzione di Reagan” contava quattro componenti principali: sgravi fiscali per i ricchi; tagli alla spesa su istruzione, infrastrutture, energia, cambiamento climatico e formazione lavorativa; la massiccia crescita del budget per la difesa; e deregolamentazione economica, inclusa la privatizzazione delle principali funzioni governative, quali basi militari e carceri funzionanti. Annunciata come una rivoluzione di “libero mercato”, dal momento che prometteva di ridurre il ruolo del governo, in pratica segnò l’inizio di un attacco alla classe media e ai poveri da parte degli speciali interessi dei ricchi.

Questi interessi speciali includevano Wall Street, Big Oil, le grandi compagnie assicurative e i produttori di armi. Chiesero tagli fiscali e li ottennero; chiesero lo smantellamento della tutela ambientale e la ottennero; chiesero e ricevettero il diritto di attaccare i sindacati; e chiesero contratti pubblici a scopo lucrativo, anche per le operazioni paramilitari, e ottennero anche questi.

Per oltre tre decenni nessuno ha mai ben compreso le conseguenze del vendere il potere politico ai migliori offerenti. Nel frattempo l’America è passata da società borghese a società con una separazione sempre più netta tra ricchi e poveri. I dirigenti che un tempo guadagnavano 30 volte lo stipendio dei loro lavoratori medi ora intascano 230 volte quella cifra. Un tempo leader mondiale nella lotta contro la degradazione ambientale, l’America è stata l’ultima grande economia a riconoscere la realtà del cambiamento climatico. La deregolamentazione finanziaria ha arricchito Wall Street, ma ha finito per scatenare una crisi economica globale attraverso le frodi, l’eccessiva assunzione dei rischi, l’incompetenza e l’insider dealing.

Forse, e solo forse, il recente discorso di Obama segna non solo la fine di questo programma distruttivo, ma anche l’inizio di una nuova era. In effetti, ha dedicato quasi l’intero discorso al ruolo positivo del governo per garantire l’istruzione, lottare contro il cambiamento climatico, ricostruire le infrastrutture, prendersi cura di poveri e disabili, e generalmente investire sul futuro. È stato il primo discorso inaugurale di questo tipo da quando Reagan allontanò l’America dal governo nel 1981.

Se il discorso di Obama finisce per segnare l’inizio di una nuova era di politica progressista in America, si può dire che corrisponde a un modello esplorato da uno dei grandi storici d’America, Arthur Schlesinger Jr., il quale documentò gli intervalli trentennali intercorsi tra i periodi di ciò che definiva “interesse privato” e “scopo pubblico”.

Alla fine dell’Ottocento l’America visse la sua Età Aurea, con la creazione di nuovi e grandi settori da parte dei “baroni ladroni” accompagnata da una massiccia dose di disuguaglianza e corruzione. La successiva Era Progressista fu seguita da un temporaneo ritorno alla plutocrazia negli anni Venti.

Poi arrivò la Grande Depressione, il New Deal di Franklin Roosevelt e altri 30 anni di politica progressista, dagli anni Trenta agli anni Sessanta Gli anni Settanta hanno invece segnato un periodo di transizione verso l’Era di Reagan – 30 anni di politica conservatrice guidata dai potenti interessi societari.

È certamente tempo di una rinascita americana dello scopo pubblico e della leadership governativa al fine di combattere il cambiamento climatico, aiutare i poveri, promuovere le tecnologie sostenibili e modernizzare le infrastrutture americane. Se l’America realizza queste fasi importanti attraverso politiche pubbliche significative, come ha rimarcato Obama, la scienza innovativa, la new technology e i potenti effetti dimostrativi che ne derivano porteranno beneficio ai Paesi di tutto il mondo.

È sicuramente troppo presto per dichiarare l’esistenza di una nuova Era Progressista in America. Gli interessi personali restano potenti, soprattutto nel Congresso – e persino all’interno della Casa Bianca. Questi individui e gruppi ricchi hanno dato miliardi di dollari ai candidati della recente campagna elettorale, e ora aspettano il momento di raccogliere i frutti. Inoltre, 30 anni di sgravi fiscali hanno lasciato il governo americano senza le risorse finanziarie necessarie per realizzare programmi efficaci nelle aree principali come la transizione verso un sistema energetico a basso contenuto di carbonio.

Per di più, Obama ha saggiamente gettato il guanto di sfida, invocando una nuova era di attivismo governativo. Fa bene ad agire così, perché molte delle sfide cruciali di oggi – salvare il pianeta dai nostri eccessi, garantire che i progressi tecnologici rechino beneficio a tutti i componenti della società e creare le nuove infrastrutture di cui necessitiamo a livello nazionale e globale per un futuro sostenibile – richiedono soluzioni collettive.

L’implementazione della politica pubblica è tanto importante per una buona governance quanto l’idea che sta alla base. Il prossimo compito è realizzare programmi saggi, innovativi e produttivi per affrontare queste sfide. Sfortunatamente, quando si tratta di programmi intelligenti e innovativi per soddisfare le necessità cruciali dell’uomo, l’America è fuori esercizio. È ora di iniziare da capo, e la vigorosa difesa di Obama della visione progressista spinge gli Usa nella giusta direzione.

Traduzione di Simona Polverino

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  1. CommentedRonald Abate

    "America was the last major economy to acknowledge the reality of climate change." What an absolutely absurd statement, especially from a professor at Columbia. Ever since the earth has had a climate it's has been changing. Did he really mean anthropogenic global warming("AGW")? But over the last approximately 13 or so years the global climate has not warmed even though CO2 has increased due to the increased use of fossil fuels by developing economies. Maybe he meant catastrophic anthropogenic global warming ("CAGW"). But that is a highly uncertain theory that has been produced by computer modelers with an alarmist agenda, working for universities with an alarmist agenda, receiving grants from a government with an alarmist agenda. The fact that Sacks used climate change, which is a meaningless term since the climate is always changing, reveals that he is aware of the uncertainty of the theory and the science, but is still committed to the ideology. For those with a more open mind, there are plenty of blogs that attempt to report the science in a more honest fashion. Anthony Watts, a meteorologist from Chico, CA moderates one of the most read science blogs on this subject with over 138 million views at www.wattsupwiththat.com. Dr. Judith Curry moderates a climate blog www.judithcurry.com that also provides a balanced approach. Both of these blogs will direct readers to many other blogs that are balanced in their coverage. For example www.CO2Science.com. Then you can Google Professor (MIT) Dr. Richard Lindzen or Professor (Princeton) Dr. William Happer, or Dr. David Evans AGO (Australia Greenhouse Office computer modeler) for additional information on the true state of the science.

  2. CommentedKevin Remillard

    Leszek Balcerowicz is a Polish economist, the former chairman of the National Bank of Poland and Deputy Prime Minister in Tadeusz. "Generally in the West, intellectuals like to blame the markets," he says. "There is a widespread belief that crises occur in capitalism mostly. The word crisis is associated with the word capitalism. While if you look in a comparative way, you see that the largest economic and also human catastrophes happen in non-market systems, when there's a heavy concentration of political power—Stalin, Mao, the Khmer Rouge, many other cases."

    Going back to the 19th century, industrializing economies recovered best after a crisis with no or limited intervention. Yet Keynesians continue to insist that only the state can compensate for the flaws of the market, he says.

    "This idea that markets tend to fall into self-perpetuating crises and only wise government can extract the country out of this crisis implicitly assumes that you have two kinds of people, normal people who are operating in the markets and better people who work for the state. They deny human nature."

  3. CommentedMeenakshi Srinivasan

    Being a debater's mom, I have to sit in on teen debates and some of the points made there are far better than this naive article by Mr. Sachs. It is sweet to see that he loves his current president's idea of bigger government. But I, for one, would like to see spending cuts to cut down deficit and increase taxes where appropriate. For too long we have lunched out on our children's futures. Let us draw the line at our grandchildren's.

      CommentedShane Beck

      I think you are the one that is being naive- cut too hard and too fast like the austerity being imposed upon Greece and to a lesser extent Spain and Italy and you go into a death spiral. You may have balanced budgets and be cutting the deficit but you also have problems with 50% youth unemployment in Greece and Spain. Do you wish to see your children and grandchildren unemployed for long periods of time?

  4. CommentedFrank O'Callaghan

    There has been an apparent conspiracy of silence on many issues. I doubt that an actual conspiracy has been in place. Nevertheless, there is a lack of debate on how states and taxes operate.

    The public revulsion at a self serving bureaucracy paying itself with taxes that cannot be challenged. This is skillfully used by anti social elements to launch a war on the great majority in the interests of the wealthy.

    The majority are not served by either the bureaucrats or the plutocrats.

  5. CommentedCher Calusa

    We live in an integrated, intertwined global social and economic system. Such a silly notion.. that a speech, directed to one countries' needs, could inspire the healing of a worldwide addiction. An addiction to greed, which by the way the United States and friends, delivered to the rest of the globe. We have "developing" nations now, that just want continue this model in order to gain a piece of this American Pie. We can't blame them for wanting to become powerful and rich nations. We unleashed the proverbial Pandora's Box. Help the poor? Let's step back and examine our popular form of world dominance and creative shortages spawned by our outdated notions of progress. We created "the poor" in our own coutry and across the world by engaging in overproduction and fostering a society based on self interest. The hypocrisy will not be respected and the United States is not existing in a vacuum. We live or die by he cooperation of all countries. I doubt that we can craft a truly progressive society under the same circumstances and using the same model that created our societal and economic chaos. We ned a better foundation. Transparency would be a good start, however, I see no leaders who are ready for this.

  6. CommentedZsolt Hermann

    At least the speech signals an awareness that there is a problem that needs addressing.
    But even if we change one software to another it cannot help unless we change the operating system software.
    We are incapable of solving any problem, inside of the US or around the world from within the present framework, with our present understanding.
    We have to fundamentally change the whole outlook and structure based on two basic points:
    1. There cannot exist any nation, culture or even individual any more with local, self centered calculations in a global, interconnected and interdependent network. Even the seemingly most irrelevant, most local action or decision influences the whole system, thus without taking the whole system into consideration for any planning or action leads to crisis.
    2. The "American Dream" inspired over production, over consumption economic system is artificial, unnatural and thus it is unsustainable and outright destructive in the closed, finite, natural system we exist in.
    Without accepting these two principles as cornerstone, there is no hope for any improvements.

  7. Commentedpieter jongejan

    The biggest mistake was the deregulation of the financial sector. The fast growth of the financial sector was followed by articial low interest rates and artificial low economic growth rates. The first task should be te reduce the present seize of the financial sector from 30%+ to a more sustainable 20-25%. (booming South Korea has 20%) The best way to do this by raising the real long interest rate from the present 0% to the normal 2,5% of the past 200 years. (South Korea has 2%). The problem is that higher interest rate will result in higher deficits in the short run. Therefore politicians from the left and the right dislike higher interest rates too. Without higher real interest rates the saving rate will remain low and the investment rate even lower.

  8. CommentedThomas Haynie

    One of the great thinkers and proponents of the movement has the luxury of several of his ideological flubs being preserved on Youtube. M. Friedman’s comments on crime in Central park being a product of the fact that the park was not in privet hands stands out as my favorite. Never mind that Juliani’s efforts are attributed to large portions of the crime reduction in ALL of NYC. The Freakonomics authors might also attribute that to the legalization of abortion. I grow impatient of the attitude that actions by govt. are flawed and inefficient by definition. This is ideology. Why not work on improvements?

  9. CommentedThomas Haynie

    And a good think in my opinion. “… govt. is the problem” is just liberatopian ideology that has been taken WAY too far, however shaky it’s logic or actuality. Decisions based on ideology generally don’t do anybody any good.

  10. Commentedjim bridgeman

    The tax cuts were for all. By the time Bush was done almost half of the population had all income taxes eliminated, and many of them were getting earned income rebates, negative taxes, in effect. It's not necessary to lie about what your opponents did in order to debate them.

  11. Commentedjim bridgeman

    Reagan was interested in cutting taxes for the benefit of all. And every job created in the subsequent 20 years is witness to the correctness of his vision.

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