Friday, October 24, 2014
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Un mondo di convergenza

WASHINGTON– Per quasi due secoli, sin dal 1800, la storia dell’economia globale è stata per lo più centrata sulla divergenza del reddito medio. In termini relativi, i paesi ricchi sono diventati sempre più ricchi e, sebbene si sia sempre registrata una crescita anche nei paesi poveri, si è comunque sempre trattato di una crescita più lenta rispetto a quella dei paesi ricchi. Inoltre, anche la differenza di prosperità tra paesi ricchi e poveri ha continuato ad aumentare.

Questa “divergenza” era particolarmente marcata nel periodo coloniale. Negli anni ’40 è invece leggermente diminuita, ma è solo intorno agli anni ’90 che si è osservato un trend del tutto nuovo, ovvero una convergenza tra i redditi medi dei paesi ricchi ed il resto del mondo. Dal 1990 al 2010, il reddito medio pro capite nei paesi emergenti ed in via di sviluppo è cresciuto con una velocità pari a circa tre volte quella del reddito medio in Europa, nell’America settentrionale e in Giappone, rispetto ai tassi di crescita più bassi, o al massimo, equivalenti, mantenuti per circa due secoli.

Si tratta quindi di un cambiamento rivoluzionario. Ma questo trend, che va avanti ormai da vent’anni, continuerà? La convergenza seguirà a essere così rapida, o si tratterà infine solo di una fase temporanea della storia dell’economia mondiale?

Le previsioni a lungo termine basate sui trend a breve termine si sono spesso rivelate errate. Alla fine degli anni ’50, dopo il lancio da parte dell’Unione Sovietica del primo veicolo spaziale, alcuni illustri economisti occidentali predissero che, dopo pochi decenni, il reddito dell’Unione Sovietica avrebbe superato quello statunitense. In effetti, l’Unione Sovietica aveva fatto un investimento pari a circa il 40% del suo PIL, ovvero il doppio rispetto alla percentuale dell’Occidente.

Successivamente, negli anni ’80, la crescita spettacolare del Giappone aveva portato molti a prospettare un suo superamento degli Stati Uniti non solo in termini di reddito pro capite, ma anche in termini di alcune misure relative al “potere economico”.

Questo tipo di previsioni si sono spesso basate su mere estrapolazioni di trend esponenziali. Due o tre decenni di differenze sostanziali nei tassi di crescita composta provocano, infatti, in tempi rapidi, enormi cambiamenti nell’entità dell’economia o nel reddito pro capite.

Quindi, anche le recenti previsioni relative ad una rapida e continua convergenza globale sono destinate a risultare errate, oppure una gran parte dei paesi emergenti riuscirà in effetti a sostenere un consistente differenziale positivo di crescita, avvicinandosi sempre più ai livelli di reddito delle economie avanzate?

La comprensione del fenomeno della crescita di recupero (catch-up growth) è essenziale per rispondere a questa domanda. Gli investimenti diretti stranieri hanno reso più semplice per i paesi emergenti assorbire e adattare le migliori prassi della tecnologia creata dalle economie avanzate. La rivoluzione nel campo dell’informazione, che garantisce un accesso migliore alla conoscenza e ne permette una migliore diffusione, ha accelerato il processo.

Dopo aver creato le istituzioni fondamentali di un’economia di mercato e dopo aver imparato come evitare seri errori di carattere macroeconomico, i paesi emergenti hanno iniziato a beneficiare della crescita di recupero. I paesi con investimenti a tasso elevato, situati per la maggior parte nell’Asia orientale, sono cresciuti più rapidamente dei paesi con investimenti a un tasso inferiore, ma, complessivamente, la crescita di recupero ha accreditato dai 2 ai 4 punti percentuali a molti paesi emergenti ed in via di sviluppo. Allo stesso tempo, la diminuzione della crescita demografica ha dato un punto in più al ritmo di crescita del reddito pro capite.

Questo trend continuerà, molto probabilmente, per un altro paio di decenni a seconda della fase in cui si trovano determinati paesi. E’ pur vero che la crescita di recupero deriva più facilmente dal settore manifatturiero che da altri settori, un aspetto enfatizzato recentemente da Dani Rodrik dell’Università di Harvard, e potrebbe darsi che una buona parte di questa crescita sia già stata esaurita proprio all’interno del settore manifatturiero dalle aziende con la migliore prestazione nei paesi emergenti.

Ma c’è ancora una grande spazio “interno” per la crescita di recupero grazie all’aumento della competitività delle aziende interne meno efficienti nei confronti di quelle più efficienti. Inoltre, la dispersione del “fattore di produttività complessiva” (ovvero la produttività del lavoro sommata a quella del capitale) all’interno dei paesi emergenti sarebbe decisamente consistente, mentre anche settori come l’agricoltura, l’energia, il trasporto ed il commercio sembrano avere un buon potenziale di crescita di recupero tramite la tecnologia di importazione, il know-how istituzionale ed i modelli organizzativi.

Ovviamente, eventuali turbative economiche temporanee, un peggioramento degli squilibri dei pagamenti globali o eventuali errori legati alla politica macroeconomica potrebbero indebolire la crescita globale. Ma il “differenziale di convergenza” di base derivato dalla crescita di recupero continuerà, molto probabilmente, a ridurre la differenza di reddito tra le vecchie economie avanzate ed i mercati dei paesi emergenti. 

L’Unione Sovietica non è mai stata capace di creare le istituzioni adatte a favorire una crescita economica di recupero. D’altra parte il Giappone ha invece iniziato a rallentare subito dopo essere riuscito a rimettersi in pari. La Cina, l’India, il Brasile, la Turchia e altri paesi potranno anche avere aziende che operano con la tecnologia più avanzata a livello mondiale, ma continuano ad avere un enorme potenziale di recupero inutilizzato.

Più questi paesi riusciranno ad investire garantendo, allo stesso tempo, una stabilità macroeconomica e la sostenibilità della bilancia dei pagamenti, più rapidamente riusciranno ad adottare una miglior tecnologia e ad implementare dei migliori processi di produzione. Senza dubbio, il processo di convergenza rallenterà, ma non è ancora il momento.

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  1. CommentedZsolt Hermann

    The problem is that we are trying to identify laws, patterns, regularities in our present human system, but such laws, patterns can only be predicted in natural systems, which are truly working according to independent, unbending natural laws.
    But our human system does not work this way.
    First of all our present "free market, constant growth, expansive" economic model is vastly artificial, way above necessities and resources, over 90% producing unnecessary and harmful products, that are only consumed due to an artificial, sophisticated mass hypnosis marketing machinery.
    Additionally the access to possibilities, resources, markets is not natural either, those who got to the "treasures" first set up a system that keeps the access limited to them or to whoever they allow getting close, so "catching up" is not happening naturally but only according to the open channels, which channels are open by the interest of a minority.
    What we have arrived to today is the breakdown of this whole system, since its whole foundation is false, bubbles, built on bubbles.
    And since humanity is just a compartment within a vast natural system around us, that truly works based on strict, natural laws and patterns, now as we, in our fabricated system reached a critical saturation, a tipping point in our false system, it cannot progress, expand any longer, but it started self destructing.
    Our only way out of this mess is forgetting about our false human system, and base the building of a new system on the natural laws surrounding us.
    We have to get back to the drawing board, fortunately we already have enough information from multiple sources about the laws of integral systems so we are not completely blind in the dark, we just need to use the information wisely in a transparent manner.

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