Friday, July 25, 2014
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Crisi in escalation

MONACO – Per un attimo è sembrato che il programma di credito da 1000 miliardi di euro della Banca centrale europea, teso a iniettare liquidità nel sistema bancario dell’Europa, avesse tranquillizzato i mercati finanziari globali. Ma ora i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani e spagnoli registrano un nuovo incremento e tornano a sfiorare il 6%.

Ovviamente, non si tratta del limite oltre il quale il peso debitorio diventa insostenibile. Dopo tutto, i tassi di interesse nel Sud Europa sono stati ben al di sotto del 10% nel decennio precedente l’introduzione dell’euro. Anche la Germania in quel periodo ha dovuto pagare i titolari di bond con cedole superiori al 6%. Ciò nonostante, i mercati stanno chiaramente manifestando un forte dubbio sull’eventualità che Spagna o Italia siano disposte a sostenere il proprio onere debitorio.

Il problema principale è la Spagna, dove il debito estero privato e pubblico è superiore a quello di Grecia, Portogallo, Irlanda e Italia messi insieme, e come in Grecia, si avvicina al 100% del Pil (93% per la precisione). Un quarto della forza lavoro e la metà dei giovani spagnoli sono disoccupati; questo scenario riflette la perdita di competitività del Paese sulla scia della bolla immobiliare gonfiata dal credito facile del periodo pre-crisi. Il deficit delle partite correnti si attesta al 3,5% del Pil, malgrado il calo delle importazioni indotto dalla recessione, mentre la contrazione economica spingerà la Spagna a mancare di nuovo il proprio target sul deficit di bilancio.

Inoltre, il debito della Spagna con il sistema Target di finanziamenti della Bce è cresciuto di 55 miliardi di euro (72 miliardi di dollari) tra febbraio e marzo, perché bisognava prevedere una compensazione per l’esodo di capitali di tale importo. Da luglio 2011 il debito Target della Spagna è cresciuto di 199 miliardi di euro. Il capitale ha preso il volo, e non si tratta più di bilanciare gli afflussi del 2008-2010. Il totale cumulativo dall’inizio del primo anno di crisi (2008) implica che la Spagna ha finanziato l’intero deficit delle partite correnti stampando moneta.

Il quadro è leggermente più roseo in Italia, dove il saldo delle partite correnti è oscillato da un surplus pari al 2% del Pil a un deficit pari al 3% del Pil negli ultimi dieci anni. Il debito Target del Paese è cresciuto di 76 miliardi di euro da febbraio a marzo, registrando da luglio 2011 un totale di 276 miliardi di euro. Anche l’Italia sta prosciugando i capitali; in effetti, la fuga degli investitori ha evidenziato un’accelerazione dopo l’iniezione di liquidità della Bce.

Ora è chiaro che è la stessa Bce ad aver causato gran parte della fuga di capitali da Paesi come Spagna e Italia, perché il credito a basso costo da essa offerto allontanava i capitali privati. L’obiettivo delle misure attuate dalla Bce era quello di ripristinare la fiducia e dar vita a una ripresa del mercato interbancario. Anche su questo fronte non ha riscontrato grandi successi, malgrado l’ingente quantità di denaro messa a disposizione.

Ora sono i francesi a vacillare. Dal momento che i capitali hanno abbandonato il Paese tra luglio 2011 e gennaio 2012, il debito Target della Francia è incrementato di 95 miliardi di euro. Anche la Francia ha perso competitività, a causa del credito a basso costo concesso nei primi anni dell’euro. Secondo un recente studio di Goldman Sachs, il livello dei prezzi del Paese deve scendere del 20% rispetto alla media dell’euro – e quindi deve svalutarsi in termini reali – se l’economia intende riguadagnare competitività all’interno dell’Eurozona.

L’Italia dovrà attuare una svalutazione interna del 10-15% e la Spagna del 20%. Mentre Grecia e Portogallo devono fronteggiare la necessità di deflazione rispettivamente al 30% e al 35%, i dati per Spagna e Italia sono abbastanza elevati da giustificare i timori sul futuro sviluppo dell’Eurozona. Questi squilibri possono essere corretti solo con grande impegno, ma a patto che si accetti un decennio di stagnazione. Per Grecia e Portogallo sarà un’impresa ardua restare nell’Eurozona.

In molti risolverebbero il problema instradando sempre più credito a basso costo attraverso canali pubblici – fondi di salvataggio, eurobond o Bce – dai Paesi in salute dell’Eurozona al Sud Europa in difficoltà. Ma ciò spingerebbe ingiustamente i risparmiatori e i contribuenti dei Paesi in salute a fornire capitale al Sud Europa a condizioni che non condividerebbero volontariamente.

I risparmi tedeschi, olandesi e finlandesi, rispettivamente pari a 15.000, 17.000 e 21.000 euro per lavoratore, sono già stati convertiti da investimenti negoziabili in puri fondi perequativi contro la Bce. Nessuno sa quanto varrebbero questi fondi in caso di tracollo dell’Eurozona.

Infine, la fornitura pubblica e permanente di credito a basso costo porterebbe a una prolungata infermità, se non addirittura a un collasso economico dell’Europa, dal momento che l’Eurozona diverrebbe un sistema di gestione centrale con un controllo statale sugli investimenti. Questi sistemi non possono funzionare, perché eliminano il mercato dei capitali come principale meccanismo di comando del sistema economico. Non si può fare a meno di domandarsi con quanta sconsideratezza i politici europei abbiano imboccato questa strada così scivolosa.

Traduzione di Simona Polverino

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  1. CommentedRoman Bleifer

    We assure the hope that the current crisis is financial. Here we give the banks a trillion 1-2-3 and will overcome the crisis. Gave trillions, and the crisis is not over. And no improvement in sight. The more central and international banks have given loans to banks, the bigger speculative trading. A necessary investment in the real economy as there was no and no. We are looking for an analogy in the recent past crises, the Great Depression. Try recipes previously used, but they do not help. And all because this is not a financial crisis and the global systemic crisis ( http://crisismir.com/analiticheskie-materialy/ekonomika/13-mirovoj-ekonomicheskij-krizis-prichiny-i-posledstviya-quo-vadis.html ). This is a crisis of transition to a new system of production. If you find the correct analogy, then the analog would be the beginning of the formation of the capitalist machine production. New realities require new solutions. Old recipes do not work and will not work. They only aggravate the situation.

  2. CommentedWilliam Wallace

    There are some rather quick-and-dirty comparisons here, such as avoiding real rates of interest. No treatment is given to Spain's pre-crisis debt levels and the impact of French and German banks pumping investment into the Spanish housing bubble. The author then summarizes with a blanket condemnation of politicians.

    The fundamental weakness is of a single currency absent fiscal and labor unification. In the US, states hit harder by recession get automatic transfer payments (unemployment), with net flow from healthy areas to those that are doing poorly. In Europe, we merely get this sort of booing from the peanut gallery. Those who most benefited from the euro (Germany) now scoff at those who effectively made pre-crisis wealth transfers to them.

    No wonder Germany is entrenched in empty moralizing and is truly clueless about what is coming, if this is the caliber of discussion there. It scares me to see so many pundits today pimping analyses for a price.

    The "crisis in full flight" will lead to a "full fight" if we don't break this nasty habit of willful misdirection and, say, stick to the hard data.

  3. CommentedGreg A

    Once again, Mr Sinn gives us his narrow minded and short sighted views about the Euro crisis.

    He basically says that everyone needs to deflate massively which is completely unrealistic and very noxious economically. How about trying to have a higher inflation in Germany so that it is easier for other countries to regain competitiveness?

    He says that interest rates were much higher before the creation of the euro but that mainly reflected short term rates anticipations, not the risk premiums we are seeing now.

  4. CommentedFriedrich Böllhoff

    I wonder how long the citizens in the Euro area are willing to accept this mess with their currency. The Euro is convenient for holidaymakers. But all of us have a heavy price to pay. Southern Europeans are prevented from regaining competitiveness, getting jobs and generate income.
    Northerners work hard and hand over parts of their income to the rescue. Nobody should believe there, that those who save for their retirement could get back their money in full from over-indebted borrowers. If the liable party cannot pay, it will not pay.

  5. CommentedJulian Silk

    I think this is a fine article on the problems of the euro. But I just want to ask a question, which seems obvious to me. Members in the euro were admitted under the premise that they could sustain the policies prescribed. For Spain, this seems to be less and less likely. Why can't Spain be demoted from euro membership for a given period of time, say 5 years? During this time, Spain would agree to pay a tariff on international transactions with the euro countries (a Tobin tax), but would be allowed to re-establish its own currency. If you wanted to go further, you could have a Tobin tax rebate for euro countries that transacted with Spain, providing it met certain conditions, which might be decided by the World Bank or IMF as a neutral referee. These would be reparations of a sort. If maintaining the euro is as much in Spain's interest as it is of other countries, Spain will be willing to do this and take its own independent steps to recover fiscal balance.

  6. CommentedJohn Doe

    The information in this essay was extremely useful.

    However, Hans-Werner Sinn is equally disingenuous.

    First, he omits to explain why all this happened. Currency unions without political integration, as often explained (and best explained by Martin Jacomb in the FT) are doomed to failure. He ought to have affirmed that this entire mess was started by the slippery slope of rescue packages, it was started by the slippery slope of the Euro.

    Second, he implies that the Euro should break up, given the price adjustments needed in France, Spain, Italy, and Greece (and he doesn't even mention Eastern Europe). On this point what he doesn't say is disingenuous.

    Where does he stand on the question?

    He says that as to France, "These imbalances can be redressed only with great effort, if at all, and only if one accepts a decade of stagnation."

    Who would accept such. China, in 10 years, will be in the 22nd Century by comparison

  7. CommentedZsolt Hermann

    We are trying to cheat the system.
    It is like filling the petrol tank of a car where the engine has stopped, it does not work and the petrol tank is also leaking, but when we fill the tank we close our eyes and hope that a miracle would happen.
    This is not a Greek, Spanish or Italian problem, it is not even a European problem, simply the dominoes started falling starting with the "weakest" ones, but we can see even the previously galloping developing market countries have slowed down, and are expected to stop in their progress.
    This is why neither austerity nor further injections can work, and even the German solution, trying to stabilize the structure is futile, because even a stabilized structure is limp without the engine.
    The expansive, constant growth economic model is not sustainable, we live in a closed, finite system, which has now become totally interconnected and interdependent. Moreover our previous growth has been due to excessive, and mostly unnecessary production, producing and consuming goods that are needles and harmful. This machinery was kept going by a clever, sophisticated marketing machinery, but we played poker, always raising the stakes and we lost, as it turns out we do not have anything in our hands.
    We have to rethink the whole system, our basic attitude, the network we exist in, what laws operate in such analog, integral networks, and how a human being can contribute to the overall harmony and homeostasis of our network.
    All the scientific information is ready, we are only missing the willingness to put the puzzle together.

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