Sunday, October 26, 2014
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Un’opportunità di progresso per la sanità globale

NEW YORK – Ogni anno milioni di persone muoiono, soprattutto nei paesi poveri, a causa di malattie che possono essere prevenute e curate. In molti casi, le medicine in grado di salvare la vita a chi contrae queste malattie vengono prodotte in serie a basso costo, ma sono poi vendute a prezzi inaccessibili a chi servono. Molti muoiono inoltre perchè non esistono cure o vaccini in quanto solo una minima parte delle risorse e dei talenti più validi della ricerca a livello mondiale vengono dedicati alle malattie dei poveri. 

Questo stato di cose rappresenta un fallimento dell’economia e della giurisprudenza che deve essere necessariamente corretto. La buona notizia è che ci sono ora nuove opportunità di cambiamento grazie ad uno sforzo internazionale guidato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che inizierebbe con il modificare il regime fatiscente di proprietà intellettuale che non permette l’avanzamento dello sviluppo e la possibilità di avere accesso ai medicinali a basso costo.

Oggi sembrano esserci due problemi principali che riducono la possibilità di accesso ai medicinali. Il primo è dato dal prezzo elevato, o più specificatamente dal prezzo elevato imposto sulla vendita quando il costo di produzione è invece pari ad una frazione del costo di vendita. Il secondo è dato dal fatto che lo sviluppo  ha come obiettivo quello di massimizzare i profitti e non di ottenere dei benefici sociali, il che devia gli sforzi mirati alla creazione di medicinali essenziali per il benessere umanitario. Dato che i poveri hanno così poche risorse da spendere, con l’attuale regolamentazione le aziende farmaceutiche hanno pochi incentivi per fare ricerca sulle malattie che li affliggono.

Ma le cose non devono necessariamente andare avanti così. Le aziende farmaceutiche sostengono che i prezzi elevati sono necessari per finanziare la ricerca e lo sviluppo. Ma negli Stati Uniti è il governo, in realtà, a finanziare gran parte della ricerca e dello sviluppo legato alla sanità, sia in modo diretto attraverso finanziamenti pubblici (National Institutes of Health, National Science Foundation), sia in modo indiretto attraverso l’acquisto dei medicinali tramite fondi pubblici con i programmi Medicare e Medicaid. Inoltre, anche la percentuale non finanziata dallo stato non rappresenta un mercato tradizionale dato che gran parte degli acquisiti individuali dei medicinali con obbligo di prescrizione sono coperti dall’assicurazione.

Il governo finanzia la ricerca sulla sanità in quanto il miglioramento dei medicinali rappresenta un bene pubblico. La conoscenza che ne deriva comporta dei benefici per tutti in quanto arresta le epidemie e riduce il prezzo economico e umano legato alla diffusione delle malattie. L’efficienza richiede una condivisione della ricerca quanto più ampia possibile non appena sono disponibili nuovi risultati. Thomas Jefferson aveva paragonato la ricerca alle candele: quando ne viene usata una per accenderne un’altra, la luce della prima non diminuisce. Al contrario tutto si illumina di più.

Tuttavia, in America e in gran parte del mondo i prezzi dei medicinali rimangono esorbitanti e la diffusione della conoscenza continua ad essere molto limitata. Questo perché abbiamo creato un sistema di brevetti che dà agli innovatori un monopolio temporaneo su quello che creano e che li incoraggia ad accumulare e tenere per sè la conoscenza per timore di aiutare un concorrente.

Se da un lato questo sistema crea un incentivo per alcuni tipi di ricerca rendendo l’innovazione redditizia, dall’altro permette alle aziende farmaceutiche di alzare i prezzi facendo in modo che gli incentivi non abbiano necessariamente un’utilità sociale. Nel settore sanitario potrebbe essere infatti più redditizio dedicare la ricerca ai medicinali equivalenti piuttosto che allo sviluppo di una cura che può fare la differenza. Il sistema dei brevetti potrebbe inoltre avere un effetto svantaggioso sull’innovazione dato che l’input più importante per la ricerca in generale sono le idee pregresse mentre tale sistema incoraggia la segretezza.

Una soluzione sia per i prezzi elevati che per gli obiettivi mal direzionati della ricerca sarebbe sostituire l’attuale modello con un fondo premio finanziato dal governo. Con un sistema a premi, gli innovatori verrebbero ricompensati per le nuove scoperte senza mantenere il monopolio sul loro utilizzo. In questo modo, il potere dei mercati competitivi potrebbe fare in modo che, una volta sviluppato, un nuovo medicinale sia disponibile al prezzo più basso e non al prezzo gonfiato dettato dal monopolio.

Fortunatamente, alcuni legislatori statunitensi stanno sviluppando un grande interesse in questo approccio.Il Prize Fund for HIV/AIDS Act, un disegno di legge proposto dal Senatore Bernie Sanders, è un’iniziativa legata proprio a questo. La sua proposta contiene, infatti, un importante provvedimento che incoraggia la ricerca open-source e che potrebbe spingere l’attuale modello di ricerca verso la condivisione abbandonando quindi la segretezza.

Ma a livello globale il nostro sistema di innovazione necessita di modifiche molto più grandi. Gli sforzi dell’OMS per incoraggiare riforme più ampie a livello internazionale sono fondamentali. Questa primavera l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha infatti pubblicato un rapporto nel quale raccomanda soluzioni simili a quelle proposte nel disegno di legge del Senato americano ma a livello globale.

L’aspetto più importante è che il rapporto “Research and Development to Meet Health Needs in Developing Countries,” raccomanda un approccio esaustivo prevedendo contributi finanziari obbligatori da parte dei governi a favore della ricerca relativa ai bisogni sanitari dei paesi in via di sviluppo, un’attività di coordinamento internazionale sulle priorità sanitarie e sulla loro implementazione ed un osservatorio globale con il compito di monitorare le aree in cui i bisogni sono più impellenti. A fine maggio la comunità internazionale avrà la possibilità di iniziare ad implementare queste idee presso l’Assemblea Mondiale della Sanità dell’OMS; un momento di speranza per tutta la sanità pubblica a livello mondiale.

La riforma del sistema di innovazione non è solo una questione di economia, ma, in molti casi, è invece una questione di vita o di morte. E’ quindi essenziale svincolare gli incentivi della ricerca e dello sviluppo dai prezzi dei medicinali e promuovere una condivisione più ampia della conoscenza scientifica.

Per l’America la proposta di legge di Sanders rappresenta un passo importante in avanti. Per il mondo le raccomandazioni dell’OMS rappresentano un’opportunità unica per riequilibrare un’eccessiva disuguaglianza di lunga data nel campo della sanità e, in termini più ampi, per definire un modello di governance dei beni pubblici globali adatto all’era della globalizzazione. Non possiamo permetterci di farci sfuggire quest’opportunità.

Traduzione di Marzia Pecorari

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  1. CommentedDavid Joseph Deutch

    If only the Congress and the Senate had more members willing to do what is truly right for people, rather than bickering and blocking.

  2. CommentedMarianne Doczi

    I think this is a very pragmatic and achievable approach to incentivising R&D to create the necessary drugs. It also enables the benefits of open innovation to be applied, namely that experts from diverse disciplines will provide suggestions/solutions. It will also encourage more collaboration. It frees up experts from their institutional settings to set up syndicates to apply their knowledge.

  3. CommentedNatalia Ciausova

    I wonder whether the governments of developing countries are expected to contribute to the reseacrh of their countries' health needs? Or, as usual, they are expected to wait till others (so called "developed") come and solve their problems. It never worked before and it never will.
    The division into "developed" and "developing" is outdated and should be replaced with a "collective global responsibility".

  4. CommentedZsolt Hermann

    As any other aspect of the global crisis, like politics, economics, financial institutions or education, global health inequalities are also simply symptoms of the main disease: our inherent selfish, greedy nature.
    Trying to pick the problems one by one, attempting to solve them individually will only deepen the problem, as we can see for example how people try to solve the Eurozone crisis simply concentrating of finances, causing even deeper crisis with every move, because they refuse to explore the true underlying cause.
    Humanity's only chance of solving all of our interconnected crisis situations (since as an example to the health problems of the developing world we could add all the human induced health problems of the developed world resulting from our excessive, unhealthy lifestyle) is to adjust human nature and attitude, to change ourselves from 100% subjective, self calculating individuals to 100% mutually responsible, considerate global citizens.
    And while obviously we could wonder where we could take the motivation for such a fundamental change the deepening crisis, and real existential questions for the whole species can be forceful enough to at least raise questions about our present direction, and if we also take into consideration the numerous, objective, scientific publications describing our global, integral human network of the 21st century, and how we could turn our present crisis into a fruitful cooperation using our interconnections in a positive way, we have both negative and positive reasons to initiate the change.

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